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Settore terziario a Bergamo, per quasi il 60% dei giovani è un lavoro temporaneo

Lavoro e attrattività del territorio con focus sui giovani, Confcommercio e sindacati fanno il punto su vantaggi, criticità e obiettivi futuri

Bergamo. Confcommercio Bergamo presenta i risultati dell’ultima ricerca affidata a Format Research sull’attrattività del territorio per i lavoratori. L’indagine fa il punto sull’appeal del lavoro nel settore del terziario, su driver e fattori di attrattività, sugli ostacoli alla permanenza e sulle iniziative adottate, oltre che sugli interventi necessari. La presentazione della ricerca rappresenta un’occasione di confronto con i rappresentanti sindacali, grazie alla partecipazione di Filcams- Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil.
Ad aprire l’incontro è stato Oscar Fusini, direttore Confcommercio Bergamo, seguito poi dall’intervento di Guido Fratta, segretario generale Fisascat -Cisl Bergamo, Anila Cenolli Kaja, segretaria generale Uiltucs- Uil Bergamo e Nicholas Pezzė, segretario generale Filcams- Cgil Bergamo.
Il settore del commercio, turismo e dei servizi può essere attrattivo e offrire opportunità interessanti per i giovani lavoratori, anche se viene ancora in parte visto come un comparto per un impiego temporaneo. Le imprese del terziario riconoscono che l’attrattività del settore per i giovani dipende sempre più dalla capacità delle aziende di valorizzare le persone, offrire condizioni di lavoro sostenibili e prospettive di crescita. Tuttavia, attualmente solo quattro imprese su dieci adottano strategie mirate per attrarre e trattenere i giovani, mentre permangono criticità legate a retribuzioni, orari e percezione di precarietà. È quanto emerge dalla ricerca, commissionata ogni 6 mesi e condotta da Format Research nell’ambito dell’Osservatorio congiunturale di Confcommercio Bergamo su un campione di 700 imprese della provincia(sulle 42mila totali), presentata alla tavola rotonda con i rappresentanti dei sindacati.
Dalla ricerca si evince che il 41% delle imprese del terziario ritiene che i giovani considerino il settore attrattivo quando trovano impiego in aziende in grado di valorizzare il loro contributo. Tuttavia il 39% delle aziende segnala che molti giovani, tra cui gli studenti universitari, vedono il terziario come un settore in cui lavorare solo temporaneamente, mentre il 20% rileva una percezione negativa legata a lavori precari o poco stimolanti, che quindi rendono il settore meno attraente.
Tra gli aspetti che rendono il settore interessante per le nuove generazioni, le imprese individuano principalmente la flessibilità di orari e contratti (39%), il tempo, infatti, richiede programmazione e la possibilità di conciliare le proprie esigenze personali con quelle lavorative; un altro tema è quello dell’ambiente di lavoro che dovrebbe essere dinamico e inclusivo (35%).  Seguono poi la formazione continua e l’affiancamento (26%) e le possibilità di crescita professionale interna (24%). A distanza appare, tra le voci, il welfare aziendale e l’attenzione al benessere (13%).
Gli ostacoli principali alla permanenza dei giovani nel terziario sono in qualche modo legati a ciò che rende interessante il settore; uno dei temi problematici infatti riguarda proprio gli orari di lavoro lunghi, sviluppati sui sette giorni e poco conciliabili con la vita privata (48%), retribuzioni basse rispetto ad altri comparti, a causa del basso potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti (46%), a cui si aggiungono scarse prospettive di carriera (32%), contratti poco stabili (sebbene a Bergamo ci sia una base a tempo indeterminato molto alta) (24%) e mancanza di riconoscimento del merito (20%). In merito a questo una modifica ha recentemente introdotto per legge nelle imprese con più di 250 dipendenti una struttura salariale tra uomini e donne per evitare il gender gap, ossia la differenza di salario tra lavoratori e lavoratrici.
Durante l’incontro Fusini ha fatto un focus sulle iniziative messe in campo da parte delle imprese bergamasche, anche se solo il 43% ha adottato iniziative specifiche, in base ai proprio mezzi, per attrarre e trattenere giovani lavoratori. Tra queste, le azioni più diffuse puntano sulla creazione di un ambiente partecipativo e collaborativo (45%), mentre risultano meno frequenti gli interventi sulla formazione (23%) e sulle politiche retributive (introducendo benefit e welfare aziendale) (18%). Il 14% ha introdotto programmi di stage e tirocini strutturati per coinvolgere nuove leve sin dai banchi di scuola.
Le imprese del terziario bergamasco chiedono un intervento deciso da parte delle istituzioni e delle associazioni di categoria, perchè unendo le forze si può provare a far fronte a una sfida difficile come questa. In particolare, il 74% delle aziende ritiene prioritari gli incentivi fiscali o contributivi per chi assume giovani in modo stabile e duraturo. Il 32% chiede sostegno al miglioramento della qualità del lavoro in termini di contratti, welfare e stabilità e a questo riguardo secondo Oscar Fusini si dovrà lavorare attraverso la collaborazione dell’associazione datoriale, dei sindacati e della partita degli enti bilaterali. Il 28% sollecita poi la formazione mirata e continua, anche in collaborazione con scuole e università, importante anche per quella che viene detta “transizione digitale”, per recepire miglioramenti che possano aumentare l’efficienza del lavoro e quindi una maggiore produttività che possa poi riversarsi anche in un maggior valore aggiunto, tanto per l’impresa quanto per i lavoratori. Sono importanti anche l’informazione sui percorsi di carriera nel settore (15%) e i progetti di orientamento e mentoring (15%).
Per invertire questa tendenza e incentivare lo sbocco lavorativo dei più giovani, servono azioni coordinate tra imprese, istituzioni e mondo della formazione, in grado di rendere il terziario un ambito professionale stabile, innovativo e motivante. Le imprese vanno supportare nel valorizzare i giovani talenti, sviluppando percorsi di crescita, mentoring e valorizzazione delle competenze per costruire un senso di appartenenza e prospettive di carriera chiare. Ambienti collaborativi, modelli organizzativi sostenibili e welfare aziendale orientato all’equilibrio vita-lavoro sono alcuni tra gli asset strategici. Sul fronte della retribuzione, al miglioramento dei pacchetti retributivi, va affiancata l’introduzione di benefit e incentivi per trattenere i giovani nel settore e ridurre il turnover, oltre ad un investimento nella formazione continua.
L’intervento di Guido Fratta (Cisl) si è concentrato principalmente sui temi della retribuzione e della conciliazione degli orari di lavoro con quelli della vita privata. La risposta a queste due tematiche è per Cisl di natura contrattuale, riferendosi non solo alla Contrattazione Collettiva Nazionale, ma anche all’ambito della contrattazione di secondo livello (territoriale e aziendale).
“Quello che ci chiedono i lavoratori è una maggiore flessibilità oraria (per entrata e uscita) e la possibilità del lavoro in smart working, che da dopo il Covid è diventato imprescindibile soprattutto per alcune mansioni” ha affermato Fratta. Ha toccato anche il tema del part-time e del suo utilizzo equilibrato, non a danno dei lavoratori, dei permessi specifici che possano in qualche misura garantire al lavoratore o lavoratrice di seguire gli accadimenti famigliari (maternità, accudire figli o genitori anziani) e l’estensione dei congedi parentali. È importante che si garantisca anche sicurezza e un certo confort del luogo di lavoro, garantendo anche politiche interne rigide nei confronti di qualsiasi tipo di discriminazione e prevenendo il mobbing. Assume un ruolo crescente l’attenzione verso lo stato psicofisico del lavoratore; soprattutto negli ultimi anni ci troviamo di fronte a situazioni di stress lavorativo che supera una soglia pericolosa in alcuni casi e in molti casi fa crollare il lavoratore.
“Il lavoro che si deve fare è un lavoro di sistema con le associazioni di categoria e deve vederci in una sfida politico-sindacale sul territorio, che riguarda macro-temi per il futuro e le nuove generazioni e non può vederci divisi uno dall’altro” ha concluso il suo intervento il rappresentante di Cisl.
Anila Cenolli, segretaria Uiltucs-Uil, si è concentrata sul tema dell’occupazione femminile (che non è lavoro di genere). Il lavoro femminile è una colonna portante del settore terziario; a Bergamo l’occupazione femminile è avvantaggiata rispetto al territorio nazionale, ma il dato non è positivo riguardo alla qualità del lavoro che invece è precaria e povera. I settori commercio, servizi e turismo sono importanti per l’economia territoriale, ma sono anche quelli dove emergono maggiormente le criticità che caratterizzano il lavoro femminile. I numeri in entrata nel settore (alti soprattutto in seguito a Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023), però, non sono gli stessi della permanenza ed è su questa criticità che bisogna lavorare per renderla un po’ meno visibile, affinché lo strumento di part-time insieme a quello della flessibilità continuino a essere strumenti che favoriscano l’occupazione femminile per permettere alle donne di conciliare vita privata e lavoro. La permanenza diventa difficoltosa perchè non ci sono strumenti che permettano alla donna di organizzarsi con la flessibilità; i carichi di lavoro sono alti e la tensione aumenta ogni giorno, in vista anche del fatto che sono lavori che richiedono lavoro serale e nel weekend, e, spesso, a causa di disorganizzazione alla donna vengono assegnati turni in orari scomodi e con poco preavviso.
Un altro tema è quello della qualità della vita; molte donne rinunciano alla loro carriera, non per scelta, ma perché la loro vita viene sacrificata, in quanto deve riuscire a passare la maggior parte del tempo al di fuori dell’orario di lavoro. Le donne italiane (e bergamasche) infatti è stato stimato che impieghino in media 300 minuti in più rispetto al resto dei Paesi europei per un lavoro al di fuori del contratto applicato. Dopo un lavoro part-time, la donna mette a disposizione quasi 5 ore per poter assistere i figli o i genitori anziani e spesso questo non è un lavoro domestico non riconosciuto, ma un lavoro che richiede una serie di competenze, tra cui quelle legate alla digitalizzazione, che non tutte le donne possiedono, per mancanza di formazione e condizioni economiche e sociali per fare fronte a tutto il carico di lavoro complessivo che oggi viene chiesto alla donna.
“Portando alcuni dati possiamo dire che sono 231mila le donne occupate oggi a Bergamo (di cui 32mila nel terziario) e più di 6mila nell’ultimo anno sono state inserite nei nostri settori, ma non basta essere un territorio sano economicamente se perdiamo il centro della manodopera femminile” ha concluso Cenolli.
Nicholas Pezzè, Cgil, ha affrontato il tema del salario: “Oggi i lavoratori e lavoratrici sono giustamente esigenti rispetto a quelle che sono condizioni di lavoro che vengono loro offerte, anche perché c’è una consapevolezza, soprattutto da parte dei giovani, di poter essere spendibili rispetto alla professionalità che mettono a disposizione nell’azienda dove potenzialmente possono essere assunti.”
Ha toccato il tema della digitalizzazione e dell’avvento dell’Intelligenza Artificiale e della difficoltà delle aziende a reperire manodopera e forza lavoro. Ha posto poi l’attenzione sull’Ente Bilaterale (organismo paritetico che mira a rappresentare gli interessi datoriali insieme a quelli dei lavoratori, in un’ottica di collaborazione e partecipazione tra le diverse parti sociali) e sulla problematica dei contratti pirata, spesso non riconosciuti dai giovani e che non assicurano la quattordicesima e il welfare.
Fusini ha concluso la conferenza con un focus sui quattro ambiti da attenzionare in futuro: agire sul tempo, educando i datori all’importanza del tempo libero bilanciato con quello lavorativo (turni garantiti, turnazione dei weekend e predisposizione di banche ore), agire sulla leva economica, lavorando sul welfare aziendale e introducendo una cultura  sui bonus risultato, in base agli obiettivi raggiunti; modificare la percezione di precarietà e temporaneità, agendo su valorizzazione e carriera del lavoratore e  sulla sua salute psicofisica; in ultimo è necessario lavorare anche sulla reputazione aziendale.