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Referendum giustizia, nasce il Comitato per il No: “Mina l’indipendenza della magistratura”

Il primo appuntamento pubblico è in programma giovedì 29 gennaio alle 18 al Mutuo Soccorso di Bergamo, con un incontro di avvio della campagna referendaria

“Siamo aperti a tutte le realtà associative e ai cittadini che vorranno condividere l’impegno a contrastare una legge di revisione costituzionale che indebolisce e compromette il governo autonomo della magistratura e la sua effettiva indipendenza da ogni altro potere, a partire da quello politico”. Così Marco Toscano, segretario generale della Cgil Bergamo, annuncia la costituzione, anche a Bergamo, del Comitato per il No al referendum costituzionale sulla Magistratura, che aderisce al Comitato nazionale della società civile formato a Roma lo scorso 10 gennaio.

Questa realtà, plurale e articolata, diffonderà nella cittadinanza una conoscenza informata dei contenuti del provvedimento. Toscano afferma: “Oggi, mercoledì 21 gennaio, annunciamo la nascita del Comitato per il No al referendum costituzionale sulla Magistratura. Com’è avvenuto anche su scala nazionale, a dargli vita sono diverse realtà associative rappresentative della società civile attive sul territorio: Anpi, Arci, Auser, Cgil, Libera, Libertà e Giustizia, Legambiente, Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Pax Christi e Medicina Democratica. L’adesione, ovviamente, resta aperta a tutte le realtà associative e alle cittadine e ai cittadini che vorranno condividere l’impegno a contrastare una legge di revisione costituzionale che indebolisce e compromette il governo autonomo della magistratura e la sua effettiva indipendenza da ogni altro potere, a partire da quello politico”.

Illustrando le ragioni del no, Barbara Pezzini, costituzionalista, spiega: “La riforma, senza affrontare né incidere sui reali problemi dell’amministrazione della giustizia – come la durata dei processi e l’efficienza degli uffici giudiziari – interviene sul Consiglio superiore della magistratura (Csm), l’organo disegnato dalla Costituzione a garanzia dell’autonomia della magistratura, frammentandolo, moltiplicandolo e introducendo una composizione fondata sul sorteggio anziché sulla responsabilità della scelta tramite elezione. Un meccanismo che, peraltro, non viene applicato ai componenti di designazione politica, i cosiddetti ‘laici’. La riforma prevede inoltre la creazione di due Consigli superiori della magistratura separati, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, dichiarando di voler separare carriere che nei fatti sono già ampiamente distinte, salvo poi riunificarle nel terzo organo introdotto dalla riforma, l’Alta Corte disciplinare. Una scelta che determina una moltiplicazione inutile e contraddittoria di organi, funzioni e costi”.

L’indipendenza della magistratura è un tema cruciale e delicato, essendo un pilastro dello stato di diritto e della separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), garantita dalla Costituzione. La professoressa Pezzini osserva: “Le ragioni del No riguardano non solo il merito della riforma – per le sue ambiguità, le contraddizioni e i rischi che comporta – ma anche il metodo adottato per la sua approvazione. Il governo ha imposto in Parlamento un iter che ha escluso un confronto reale e sta forzando tempi e modalità dell’avvio della campagna referendaria, ignorando la partecipazione diretta dei cittadini e delle cittadine che hanno promosso dal basso la raccolta firme per il referendum oppositivo previsto dall’articolo 138 della Costituzione, raggiungendo e superando in poche settimane le 500mila firme necessarie”.

Referendum giustizia, nasce il Comitato per il No:

Il Comitato coordinerà l’impegno delle associazioni per diffondere tra i cittadini e le cittadine della provincia di Bergamo una conoscenza informata dei contenuti, dei danni e dei rischi di questa revisione costituzionale, attraverso un’informazione documentata e capillare, finalizzata a un voto consapevole. Nel suo impegno, è aperto alla collaborazione con tutte le realtà che sul territorio agiscono per contrastare la riforma, a partire dal Comitato referendario “Giusto dire No”, promosso dall’Associazione nazionale magistrati.

Come annotano i referenti e i rappresentanti delle associazioni che hanno costituito il comitato, con le proprie specificità, la preoccupazione principale è rappresentata “dai rischi per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura a fronte di un maggior potere della parte politica che, abbinato ad altre riforme o controriforme quella della premierato o dell’autonomia differenziata porta a un enorme accentramento di potere nelle mani del capo o della capa del momento”.

Il primo appuntamento pubblico del Comitato a Bergamo è in programma giovedì 29 gennaio alle 18 al Mutuo Soccorso di Bergamo, con un incontro di avvio della campagna referendaria.