Omicidio Errico, l’indiano assolto ottiene 134mila euro di risarcimento per ingiusta detenzione
Gli inquirenti erano risaliti a lui da un’impronta di scarpa insanguinata. Giudicato non colpevole in primo e secondo grado, ha presentato istanza di risarcimento per aver trascorso 571 giorni in carcere
Entratico. È tornato in India, definitivamente, con in tasca 134mila euro, somma che gli è stata devoluta dallo Stato italiano per ingiusta detenzione. Surinder Pal, 63 anni, ha trascorso in carcere ben 571 giorni, più di un anno e mezzo, prima di venire assolto dall’accusa di omicidio volontario nei confronti del professor Cosimo Errico. Una volta lasciata la casa circondariale, ha fatto istanza per il risarcimento e, ottenuto il rimborso, intorno al 10 gennaio ha preferito tornare nel suo Paese.
L’uomo, lavorava insieme a un connazionale, con il quale conviveva in un appartamento di Casazza, nell’azienda agricola “Cascina dei fiori” del professore, insegnante di chimica all’istituto Natta di Bergamo, sposato e padre di due figli.
Il 3 ottobre 2020 il corpo semicarbonizzato di Errico, 58 anni, venne trovato in cucina: era stato accoltellato 23 volte mentre era accovacciato davanti al frigorifero. Per nascondere le prove, l’assassino cosparse il corpo di benzina e gli diede fuoco. Un’impronta di scarpa insanguinata portò gli inquirenti a sospettare di Pal, che venne fermato insieme al connazionale, accusato di favoreggiamento.
Secondo l’accusa chi aveva commesso il delitto conosceva bene la cascina, tanto da trovare subito le taniche di carburante e il quadro elettrico, che venne staccato. Il movente? Rubare i 632 euro che Errico aveva incassato proprio quel giorno da una visita didattica di una scuola elementare alla sua cascina.
C’erano poi delle intercettazioni telefoniche e ambientali che riconducevano ai due indiani, ma durante il processo i periti nominati dal tribunale e i consulenti della difesa diedero interpretazioni differenti della conversazione in lingua punjabi, rispetto a quelle fornite dal consulente della Procura. Così entrambi gli imputati vennero assolti, il pubblico ministero fece ricorso in Appello ma il tribunale bresciano confermò la sentenza di primo grado.
Surinder Pal venne scarcerato e presentò istanza per ottenere un risarcimento di 150mila euro per ingiusta detenzione. In carcere si era sempre comportato bene, non aveva mai creato problemi, lavorava come lavapiatti. L’avvocato Michele Agazzi lo descrive come una persona mite e dimessa. La sua richiesta di indennizzo è stata accolta e il 63enne, ottenuta la somma, ha deciso di lasciare l’Italia e tornare dalla sua famiglia. Mentre l’assassino del professore non è mai stato identificato.



