Milano Cortina 2026
|Alessandra Fumagalli, il sogno bergamasco a cinque cerchi viaggia sullo skeleton: “In pista non penso, agisco e basta”
La 27enne di Redona sarà la prima atleta orobica di sempre a partecipare a un’olimpiade nello sport su ghiaccio in cui l’atleta viaggia ad alta velocità su una slitta, con la testa avanti e i piedi dietro. “L’olimpiade una gioia immensa, la pista di Cortina mi piace”
Catapultata nel sogno di sempre. A casa sua. “Sì, ma ho ancora bisogno di qualche giorno per rendermene conto. Forse realizzerò davvero quando entrerò nel villaggio olimpico”. Parole di Alessandra Fumagalli, 27 anni, di Redona, che tra poche settimane diventerà la prima bergamasca di sempre a partecipare alle olimpiadi nello skeleton, disciplina invernale che vede gli atleti lanciarsi a capofitto in un catino di ghiaccio, con la testa in avanti e i piedi dietro, poggiandosi su una slitta dotata di pattini.
Lo spirito a cinque cerchi ha già folgorato Alessandra: “Girando per le strade l’attesa sale, i preparativi si fanno sempre più intensi. Il sogno inizia a realizzarsi davvero”. La giovane, che pochi giorni fa a St. Moritz in un colpo solo ha conquistato il primo podio in carriera in Coppa del Mondo e l’argento europeo nella gara a coppie insieme ad Amedeo Bagnis, si trova proprio a Cortina, dove la nazionale italiana sta disputando alcuni giorni di allenamento all’interno del nuovo e discusso “Sliding Centre”, l’impianto che a partire dal 7 febbraio ospiterà tutte le gare degli sport da budello (oltre allo skeleton anche bob e slittino, ndr) ai giochi di Milano Cortina 2026.
Alessandra, perché lo skeleton?
“È nato tutto per caso, ma forse neanche così tanto. Era il 2018. Il movimento italiano aveva bisogno di una rifondazione, ma soprattutto di atleti. Così i tecnici della federazione andarono alla ricerca di potenziali skeletonisti nei vari centri d’atletica. Io all’epoca militavo nell’Atletica Bergamo 1959, e praticavo salto con l’asta. La svolta per me fu l’incontro con Elena Scarpellini, bergamasca anche lei, che era stata saltatrice arrivando in nazionale, per poi cimentarsi nello skeleton a fine carriera. Mi convinse ad intraprendere questo percorso. All’inizio fu tutto strano, ma ora mi sono qualificata per le Olimpiadi”.

Si ricorda la prima volta in pista?
“Certo. Eravamo a Igls, uno dei catini più celebri al mondo, nell’inverno 2018/2019. Mi sdraiai sulla slitta e cercai di capire qualcosa: la pista sembrava infinita, dovevo iniziare a trovare affinità con il mezzo. La prospettiva che si apre dinanzi a te non è comune. Inoltre, la posizione da usare in pista non è facile da adottare. Da lì intrapresi un percorso di adattamento alla disciplina che mi portò a partecipare alle gare di coppa del mondo nella stagione 2019/2020”.
A cosa pensa quando si lancia a capofitto giù da quelle discese di ghiaccio?
“Ad andare più veloce possibile. Ho un piano tecnico in testa. Sei così presente e vai talmente veloce che la reazione avviene ogni millesimo di secondo. Difficile pensare, si agisce e basta”.
La sua famiglia come la vive, considerando i rischi dello skeleton? A testa in giù per quasi un minuto a 100 km/h…
“Mia mamma adesso ha capito. Prima si agitava molto di più: ma una volta passata la paura delle prime gare ora è decisamente più tranquilla. Quando vedeva i lividi aveva sempre ansia, ma sa che lo sport è comunque sicuro. Mia nonna definisce lo skeleton ingiusto perché tutto si può decidere in pochi centesimi di secondo”.
In Italia il movimento è continuamente in crescita e i risultati della squadra, sia al maschile che al femminile, lo certificano: sono ancora arrivati podi e tanti piazzamenti in top 10.
“Esattamente. Sono otto anni in cui il nostro movimento continua a investire tanto e bene. Questo grazie al nostro direttore tecnico Maurizio Oioli (a capo anche della squadra di bob, ndr). A mio parere Maurizio ha scelto le persone giuste, mettendosi lui in primis in gioco soprattutto con le autorità nazionali per ottenere i fondi necessari a porre delle basi di livello al movimento. Questo modo di operare ci sta continuamente facendo crescere”.

Ora, se tutto andrà come da programma nel post olimpiade, anche con la pista di Cortina a disposizione.
“Questo è sicuramente un vantaggio. Prima ci allenavamo sempre tra Lettonia, Germania e Norvegia, ora invece potremo sfruttare al meglio la pista olimpica. Ciò può aiutare anche nella crescita dei ragazzi. Fino ad ora è stato impossibile avere un movimento giovanile: parliamo di un sport di nicchia, e senza piste vicine tutto si complica, anche se fai un buon reclutamento. Una voce in capitolo importante in questo senso ce l’avranno anche le scuole e i piccoli club”.
Venendo al presente, la pista olimpica le piace?
“Sì mi piace. Mi trovo a mio agio, devo migliorare in alcuni punti tecnici ma sono serena e contenta di gareggiare in una pista del genere. In questi gironi ci stiamo concentrando anche nello sviluppo dei materiali, che è fondamentale. Proviamo a sfruttare questo piccolo vantaggio che abbiamo rispetto alla concorrenza. La pista è tecnica ma non pericolosa, e questo incentiva a provare più cose”.
Lo scorso weekend ad Altenberg, in Germania, tappa finale di Coppa del Mondo, è stata anche ufficializzata la sua partecipazione olimpica. Come ha reagito quando l’ha saputo?
“Ero tranquilla ma sono famosa per sabotarmi da sola, quindi ho atteso l’ufficialità. È stata una gioia immensa. Il sogno di ogni atleta. Venivo dalla mancata convocazione per Pechino 2022. Ero rimasta male soprattutto perché non ero riuscita ad essere fiera delle gare che avevo disputato. Ma quella delusione mi è servita tanto dandomi la carica per riscattarmi al meglio”.
Non solo il podio di St. Moritz. Top 10 agguanta nella gara di apertura proprio a Cortina e 15esima nella classifica finale di Coppa del mondo: la stagione migliore della sua carriera. Cosa è scattato in lei?
“Ho lavorato tanto di testa con il mio mental coach per eliminare i pensieri che mi disturbavano: questo schema mentale mi ha aiutato a crescere sempre di più costruendo qualcosa di solido. Quanto successo in Svizzera mi ha caricata: sono in fiducia e sto riuscendo ad allenarmi bene”.
Domanda di rito: Alessandra Fumagalli a fine olimpiade sarà contenta se…?
“Sono già contenta adesso. Ma lo sarò ancora di più se riuscirò a godermela a pieno, concentrandomi al massimo in gara”.



