Processo fiera, il titolare dell’impresa di pulizie: “Ambiente tossico, una guerra tra clan”
In aula emergono le testimonianze su falsi rimborsi, presunte fatture gonfiate e un clima di forte contrapposizione interna
Bergamo. “All’inizio in fiera c’era un bel clima, poi è cambiato tutto. Alcuni dipendenti ce l’avevano a morte con Cristini ed era diventato impossibile lavorare: mi seguivano, mi spiavano e mi chiedevano conto di ogni incontro con lui”.
Così Maurizio Ghilardi, titolare nel 2019 della ditta incaricata delle pulizie alla Fiera di Bergamo, ha descritto l’atmosfera interna all’ente durante la sua testimonianza di martedì 20 gennaio nel processo che vede imputati l’ex direttore di Promoberg Stefano Cristini, 59 anni, l’ex segretario generale Luigi Trigona, 82, Diego Locatelli, 51, e il commercialista Mauro Bagini, 86. Le accuse sono di truffa aggravata, peculato, falso e favoreggiamento: secondo la Procura, tra il 2006 e il 2019 sarebbero spariti circa 900mila euro.
Ghilardi ha parlato di “una guerra tra clan” tra il direttore e parte dei dipendenti, esplosa dopo la scoperta di falsi rimborsi spese intestati agli ignari lavoratori. “L’ambiente era diventato tossico. Avevo paura a parlare con Cristini e lo incontrai a casa di mio padre per chiedere il pagamento di ore già fatturate. Mi rassicurò, ma poi fu arrestato e io devo ancora incassare oltre 14mila euro”.
Il teste ha raccontato anche di una dipendente che avrebbe tentato di registrarlo mentre gli chiedeva se avesse mai pagato “stecche”, termine usato per indicare fatture gonfiate con restituzione in contanti delle somme eccedenti.
In aula è intervenuto anche Andrea Messi, dipendente di Bergamo Fiera Nuova, incaricato della gestione e manutenzione dell’immobile. Al Collegio ha riferito dell’installazione nel 2015 di un impianto di videosorveglianza audio-video in sala stampa per registrare una riunione con l’organizzatore di un’esposizione. “Durante il download del video ho sentito parlare di soldi in nero”, ha detto, spiegando di aver segnalato le irregolarità ai vertici.
Il teste ha poi riferito di un altro episodio: una sera un manutentore notò una guardia nascosta nel magazzino interrato, dove si trovavano server e documenti sensibili. “Alla domanda sul perché fosse lì, rispose di aver ricevuto ordini da un dipendente, che poi si giustificò dicendo che sparivano delle pentole e voleva scoprire il ladro”.
Dopo la segnalazione a Cristini, Messi ha raccontato anche l’episodio del “cappio al collo”: “Una mattina una dipendente mi mise al collo il filo del caricabatterie del telefono dicendomi: “Lo sai cosa intendo”. Io, sinceramente, non capii a cosa si riferisse”.
L’allora vicepresidente di Promoberg Angelo Carrara ha dichiarato di aver chiesto chiarimenti a Cristini e Trigona nel maggio 2019, ricevendo rassicurazioni poi smentite dall’arrivo di una lettera da parte dell’avvocato Adamo, che suggeriva la loro rimozione per scongiurare problemi.
Tra le contestazioni a carico di Cristini figurano anche 8.748 euro fatturati a Promoberg da una società di promozione eventi, che secondo l’accusa sarebbero serviti a coprire l’acquisto di biglietti per partite dell’Atalanta destinati a familiari e amici del direttore. Marco Lanfranchi, titolare dell’agenzia, già condannato per questa vicenda a un anno e 8 mesi, ha spiegato in aula: “Conobbi Cristini nel 2017 allo stadio, essendo sponsor dell’Atalanta. Gli proposi una collaborazione per portare finanziatori alla fiera: portai un’azienda di caffè e ricevetti il 30 per cento della sponsorizzazione. I biglietti erano miei, inclusi nel contratto con la società sportiva, e li regalavo ai clienti”.
La prossima udienza è fissata per il 17 febbraio, quando verranno ascoltati anche gli imputati.



