L'osservatorio
|L’edilizia bergamasca oltre il Pnrr: massa salari in aumento, ora un Piano Casa per sostenere la crescita
Da gennaio 2021 a giugno 2025 il territorio è stato in grado di intercettare 343 bandi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per un importo complessivo di 977 milioni: “Modello che deve diventare strutturale”
Sull’incremento del 5,3% della massa salari, che ha oltrepassato i 116,2 milioni di euro, pesano più gli aumenti contrattuali che un reale aumento dei volumi: ma per l’edilizia bergamasca è comunque un numero positivo, che testimonia la capacità di adattamento delle imprese (in lieve flessione, -0,7%, a 1.209 unità dall’ottobre 2024 al settembre 2025) all’interno di un contesto di mercato in rapida evoluzione.
Un’altra variazione positiva, dunque, dopo il +9,5% registrato tra il 2023 e il 2024, con un lieve ritocco verso l’alto anche del numero degli addetti, pari a 11.408: dati confortanti se confrontati con le stime dell’Ance nazionale, secondo cui lo scorso anno il clima di incertezza generale legato al contesto internazionale ha causato una frenata degli investimenti nel settore del -1,1%, e la tendenza alla riduzione del peso della manutenzione straordinaria residenziale per via del superamento dei bonus edilizi, passati dal 49,5% del 2023 al 35,8% del 2025.
Anni in cui le associazioni di categoria hanno chiesto a gran voce che venisse istituita una misura di sostegno strutturale per il settore, che ha comunque rappresentato il motore del Pil e dell’occupazione, con 35omila nuovi posti di lavoro a livello nazionale, pari al 20% dell’aumento complessivo dei lavoratori nel quinquennio 2020-2025.
Un trend che secondo le ultime stime dovrebbe proseguire anche per il 2026, con una crescita degli investimenti attesa del 5,6% in virtù della lunga ondata degli interventi in ambito pubblico legati ai cantieri del Pnrr.
“Un elemento fondamentale, emerso come conseguenza degli ultimi tre anni di sviluppo del settore edilizio – trainato sia dal Superbonus sia dal PNRR – è il rafforzamento strutturale delle imprese – sottolinea il presidente di Ance Bergamo, Renato Guatterini -. Le aziende edili hanno infatti registrato una crescita in termini di solidità, con livelli di marginalità adeguati a sostenere lo sviluppo futuro e una qualità del credito elevata. Redditività, patrimonializzazione, riduzione dell’indebitamento e disponibilità di risorse hanno consentito alle imprese di cogliere appieno le opportunità offerte dal contesto di riferimento, mettendole ora nelle condizioni di lavorare per una maggiore produttività del settore”.
La fiducia è sostenuta dalle analisi condotte dal Centro Studi di Ance, che ha “scovato” nei bilanci pubblici una disponibilità di risorse (nazionali ed europee) superiore ai 120 miliardi di euro: “I fondi, dunque, ci sono – aggiunge Guatterini – Chiediamo che vengano impiegati con la stessa efficienza, lo stesso metodo e la stessa responsabilità che hanno caratterizzato la gestione del Pnrr. In questo senso, il giudizio sul Pnrr non può che essere positivo, anche per il significativo miglioramento qualitativo del rapporto tra imprese e Pubblica Amministrazione. È fondamentale che l’utilizzo delle risorse post-Pnrr salvaguardi e consolidi questi elementi virtuosi emersi nel corso dell’attuazione del Piano”.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha avuto per Bergamo un impatto straordinario, figlio dell’alta capacità attrattiva che il territorio ha saputo esercitare su risorse e investimenti strategici: 343 i bandi Pnrr intercettati tra il gennaio 2021 e il giugno 2025 (il 18% del totale di 1.937 bandi), per un importo complessivo di 977 milioni (il 34% dei 2.853 milioni a disposizione nel mercato delle opere pubbliche).
Un’iniezione fondamentale per sostenere progetti infrastrutturali chiave per la mobilità, l’accessibilità e la competitività del territorio, come la linea T2 di Teb, il nuovo e-Brt, il collegamento ferroviario con l’aeroporto di Orio al Serio e il raddoppio della linea Bergamo-Montello.
Secondo Ance, ora, il modello Pnrr deve essere utilizzato per guardare al futuro con maggiore consapevolezza e fiducia: un approccio che se reso strutturale permetterebbe di consolidare la crescita sul lungo termine. La lente di ingrandimento dell’associazione dei costruttori si è posata sul Piano Casa, per il quale sono stati già individuati 7 miliardi di euro a livello nazionale e continentale tra il 2026 e il 2032, fondi fondamentali per sostenere gli interventi sulla criticità dell’emergenza abitativa.
“È arrivato il momento di mettere nero su bianco un Piano casa, con una governance forte e misure finanziarie, urbanistiche e fiscali in grado di offrire risposte alle diverse fasce di popolazione che condividono questo problema – analizza il numero uno di Ance Bergamo -. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, per questo auspichiamo che si avvii al più presto un confronto sulle proposte in campo. A livello nazionale la realizzazione 100mila alloggi a prezzi calmierati nell’arco di dieci anni, rappresenta un’iniziativa importante rispetto a un’emergenza sempre più grave. E non mi riferisco solo alle fasce più fragili, ma anche alle famiglie, il cui reddito pur superando i limiti per l’accesso agli alloggi popolari, risulta insufficiente per acquistare o locare sul mercato libero. Attendiamo di conoscerne i dettagli, ma è certo che misure di questo tipo sono particolarmente necessarie in territori come il nostro, dove il rischio di povertà abitativa è ormai una realtà concreta. E in questo quadro si inserisce anche il Piano Casa europeo, presentato a fine 2025, che fissa un obiettivo ambizioso: realizzare in Europa 650 mila nuove abitazioni l’anno per rafforzare l’offerta, mobilitare investimenti pubblici e privati, sostenere le fasce più fragili e accompagnare le riforme necessarie. È una visione che va nella direzione giusta e che riconosce come il problema abitativo sia ormai strutturale e non più emergenziale”.


