Il 27 gennaio
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/Giorno della Memoria 2026, Gandi: “Momento di riflessione comune, non di semplice celebrazione”
21 gennaio 2026 | 16:21
Presentati alla conferenza di mercoledì 21 gennaio i programmi isitituzionali e culturali previsti per la commemorazione del 27 gennaio
Bergamo. Il 27 gennaio del 1945 il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato, rivelando al mondo l’orrore del genocidio nazista. Dal 2000, Il Giorno della Memoria è entrato ufficialmente nel calendario civile italiano e, dal 27 gennaio 2021, per legge, siamo chiamati ogni anno a ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della proprio vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
L’Amministrazione comunale di Bergamo celebra anche quest’anno questa ricorrenza con un programma istituzionale di commemorazione nei luoghi simbolo della città, ed uno culturale, realizzato in collaborazione con istituzioni e associazioni cittadine affinché il tema della memoria sia il più condiviso possibile. La lettura del programma, e il senso delle celebrazioni, è percorso da una consapevolezza nuova rispetto al senso di fare memoria
“A venticinque anni dall’istituzione del Giorno della Memoria, sentiamo il bisogno di fermarci e guardare con maggiore profondità al significato di questa ricorrenza. In un presente attraversato da conflitti, immagini di distruzione e un diffuso sentimento di smarrimento, non possiamo limitarci a ripetere gesti e parole senza interrogarci sul loro valore reale per la nostra comunità. La memoria, quando diventa abitudine, rischia di perdere la sua forza trasformativa e di ridursi a una formalità che non incide più sulle coscienze. Come Amministrazione avvertiamo da tempo questa tensione” ha affermato l’assessore alla cultura Sergio Gandi.
“Sollecitato da alcune realtà bergamasche, l’Assessorato alla Cultura, in questo 27 gennaio, intende disarticolare alcune abitudini acquisite, per segnare una discontinuità e, nello stesso tempo, ribadire l’importanza di questa data come momento di riflessione collettiva. Da qui nasce la scelta di aprire uno spazio di confronto con enti, associazioni e realtà impegnate nel lavoro sulla storia e sulla memoria. Un percorso che non cerca risposte semplici, ma che prova a restituire alla parola “memoria” la sua dimensione più autentica: quella di un esercizio condiviso, capace di tenere insieme passato e presente. Ricordare, oggi, non significa salo commemorare ciò che è stato, ma assumersi una responsabilità verso ciò che accade. Significa riconoscere che una comunità cresce solo se è in grado di interrogare le proprie eredità, scegliere quali valori custodire e tradurli in consapevolezza civile. È in questo orizzonte che si colloca il nostro 27 gennaio: come momento di riflessione comune, non di semplice celebrazione” ha concluso il suo intervento l’assessore Gandi.
Ha proseguito la conferenza stampa la direttrice Isrec (Istituto per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea) Elisabetta Ruffini: “Il dialogo evocato dall’Assessore Gandi tra realtà bergamasche impegnate a conservare la memoria dei Lager e dello deportazione e Assessorato alla Cultura ha quest’anno radicato il 27 gennaio in un lavoro di ri-significazione dei gesti di memoria che come collettività compiamo: in questo tempo frenetico, in cui tutto sembra inevitabile, prendere il tempo del dialogo in cui lasciare maturare la consapevolezza dei propri gesti collettivi è già atto di memoria in quanto cura dell’immaginario che ci lega alla vita degli altri nella catena degli esseri e in quella della storia.”
In questa prospettiva Isrec, a cui l’Assessorato ha affidato la curatela delle attività promosse, ha innanzitutto cercato di strutturare una rete d’azione comune con altri enti e istituzioni. È stato deciso di comune accordo di sospendere per quest’anno la posa delle pietre d’inciampo per organizzare un pomeriggio di studi che, nel confronto tra città e rappresentati dei comitati di altre realtà italiane, sia occasione di riflessione sull’opera di Gunter Deming e sul suo valore nel costruire la memoria dentro il tessuto urbano e per le nuove generazioni.
In collaborazione con Cult! è stata proposta un’installazione, “Sulla pelle della memoria”, allestita nell’atrio di Casa della Libertà, a partire da alcune parole di Charlotte Delbo per meditare sul significato della memoria e sul ruolo di ciascuno nel costruirla: uno specchio riflette il mondo che vive fuori e le visitatrici e i visitatori, avvicinandosi allo specchio, scoprono la parola memoria declinata con le parole di sette testimoni che ci invitano a pensarla come esercizio di ascolto delle storie degli altri. Dietro allo specchio, ognuno è invitato a lasciare traccia di una storia che ritiene sia importante entri nella memoria della nostra comunità.
“È questo il primo passo di un lavoro sulle parole che usiamo per raccontare i Lager e la deportazione, impegno preso insieme a Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati), Anpi, Cgil e Fondazione Serughetti-La Porta, in una riflessione che ci auguriamo non si chiuda il 27 gennaio, ma attraversi la città per tutto l’anno e coinvolga la cittadinanza. Le visite guidate organizzate all’installazione in collaborazione con Gamec, Cgil e Teatro Prova ne sono una testimonianza come anche il corso di formazione sul ruolo del cinema nella costruzione della memoria organizzato con la Biblioteca Tiraboschi” ha proseguito la direttrice Isrec.
Infine è stato fatto un focus sul coinvolgimento delle nuove generazioni nelle cerimonie istituzionali (quest’anno la classe IVAI del Paleocapa e alcuni di studenti universitari) con cui è stato fatto un lavoro su Charlotte Delbo, nella volontà che il 27 gennaio diventi un momento non per chiuderci in una storia di dolore, ma che, insieme, consapevoli del passato, costruiamo uno sguardo sul presente capace di immaginare il futuro nella scia delle sfide delle generazioni passate.
Leonardi Zanchi, presidente di Aned Bergamo, ha affermato che il filo conduttore emerso dal dialogo tra le varie associazioni e gli insegnanti delle scuole coinvolte è l’inquietudine: “cosa si può fare per il Giorno della Memoria quando proprio in questi giorni siamo testimoni di forme di genocidio come quelle in atto a Gaza e in Iran?” Per lui, quindi, è importante che il 27 gennaio diventi il giorno delle deportazioni, al plurale. L’incontro del 22 gennaio a Palazzo della Provincia a cura di Archivio Bergamasco e Aned partirà dal libro di Zanchi, sulla condizione linguistica dei deportati italiani nei lager nazisti, contrapponendo le parole di violenza a quelle di resistenza dei deportati italiani.
L’intervento di Raul Calzoni, direttore del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere dell’Università degli Studi di Bergamo, si è concentrato sulla presentazione della conferenza di Ambra Laurenzi, presidente del Comitato internazionale di Ravensbrück, che durante l’incontro parlerà della storia della sua famiglia e di Ravensbrück, unico lager femminile. Durante la conferenza la Laurenzi incontrerà anche i 45 studenti che prenderanno parte tra febbraio e marzo del viaggio “Promemoria Auschwitz”, promosso dall’Ateneo.
La presidente del Consiglio comunale, Romina Russo, ha poi illustrato il programma istituzionale della deposizione delle corone d’alloro alla rocca e in stazione, al binario 1, da cui partirono molti convogli. Ci sarà poi un momento dedicato ai bambini, all’interno del giardino di Palazzo Frizzoni, in cui si trova un’aiuola a ricordo di 20 bambini ebrei vittime di esperimenti nazisti sulla tubercolosi nel lager di Neuengamme. La commemorazione vedrà coinvolto l’I.C Donadoni, che presenterà un proprio atto di memoria toccante, riflettendo sui bambini ebrei vittime della Shoah e sui bambini di oggi.
Sono state poi presentate da Gabriella Cremaschi le attività proposte in collaborazione con la Fondazione Serughetti-La Porta e previste per il 18 febbraio. Francesca Giupponi, responsabile della Sezione Archivi della Biblioteca Civica Angelo Mai, ha fatto una riflessione attorno all’evento previsto per il 4 febbraio che ha come tema le pietre d’inciampo: “Quest’anno si è deciso di sospendere le installazioni e chiamare tutta la cittadinanza a interrogarsi su questo nostro atto perchè non diventi un rito stereotipato.”
Mara D’Arcangelo, direttrice della Biblioteca “Di Vittorio” Cgil, ha auspicato una ri-significazione del 27 gennaio e una riflessione su nuove parole da reintrodurre per dare una proiezione sul presente; con Isrec accompagneranno la visita all’installazione e agli spazi di Cgil, guardando tuto dalla prospettiva femminile della deportazione. Il 30 gennaio si svolgerà un incontro in Piazza Mercato del Fieno curato dal Museo delle Storie di Bergamo; durante l’incontro verrà presentato il libro di Daniele Susini sul tema della resistenza, da quella armata a quella spirituale e culturale. All’Auditorium di S. Sisto, il 28 gennaio, si terrà invece un convegno (e una mostra) riguardo alla Brigata Ebraica e ai bambini di Sciesopoli, promosso da Associazione Italia Israele Bergamo e MuMeSe. Ci saranno poi varie iniziative, rivolte principalmente alle scuole e ai giovani, proposte da Pandemonium Teatro, Teatro Prova e Lab 80.


