L’accordo UE-Mercosur al voto del Parlamento Europeo. Perché l’accordo riguarda da vicino l’industria lombarda
L’export lombardo verso il Mercosur è quasi interamente manifatturiero (99,5%). I macchinari rappresentano la voce principale (658 milioni), seguiti da chimica, farmaceutica, metalli e apparecchi elettrici
Mercoledì 21 gennaio, l’accordo commerciale UE-Mercosur verrà votato dall’assemblea plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo. Se ne è parlato molto nelle scorse settimane, principalmente a causa delle proteste degli agricoltori in Francia e Belgio. Questo ha fatto apparire il piano più sbilanciato sul settore primario di quanto non sia in realtà, trascurando il forte impatto che avrà sul settore industriale e manifatturiero del nostro Paese.
La Lombardia, cuore industriale d’Italia, vanta già relazioni commerciali robuste con il Mercosur (composto da Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay – paesi ai quali si aggiungono, in chiave dell’Associazione latinoamericana di integrazione, realtà come Colombia, Ecuador, Panama e Perù). Nato dal Trattato di Asunción del 1991, questo blocco punta alla libera circolazione di beni e servizi attraverso una tariffa esterna comune e il coordinamento macroeconomico. Con un PIL dominato dal Brasile (2.260 miliardi di dollari) e seguito da Argentina, Uruguay, Paraguay, il blocco offre grandi potenzialità di crescita, pur in un contesto contraddistinto da una certa volatilità. Da questo punto di vista, credo sia utile soffermarsi sui dati del comparto industriale lombardo.
I punti chiave dell’accordo Mercosur
L’intesa prevede che, nell’arco di dieci anni, il Mercosur liberalizzi il 90% delle importazioni di beni industriali europei e il 93% dei prodotti agricoli, riducendo le barriere tariffarie e non tariffarie. Tra gli altri aspetti qualificanti troviamo:
- Clausole per la sostenibilità ambientale e sociale legate all’Accordo di Parigi;
- La tutela di circa 350 indicazioni geografiche europee;
- Una maggiore protezione degli investimenti e la convergenza regolamentare;
- Un accesso facilitato ai minerali critici;
- L’apertura dei mercati dei servizi e degli appalti pubblici.
Vantaggi per le imprese italiane
Parliamo specificamente di industria. L’Italia può trarre benefici significativi, specialmente nei settori meccanico, siderurgico e farmaceutico. Se nel 2023 le nostre importazioni dal Mercosur sono state dominate dai prodotti agricoli (48,9%), l’export italiano è stato trainato da macchinari (31,8%), mezzi di trasporto (11,7%), prodotti chimici (9,9%) e farmaceutici (8,9%).
La riduzione delle barriere permetterà alle imprese italiane di consolidare la loro presenza e aumentare la competitività in America Latina.
Lombardia: un interscambio da 2,86 miliardi
Gli scambi tra la Lombardia e il Mercosur hanno raggiunto i 2,86 miliardi di euro nel 2024, con un saldo positivo di oltre 1,2 miliardi (export a 2,06 miliardi contro import a 795 milioni). È un trend di crescita, capace di resistere a crisi finanziarie, pandemia e tensioni geopolitiche.
La geografia dei flussi
A livello nazionale, la Lombardia è la prima regione per esportazioni verso l’area (27,7% del totale italiano), davanti a Piemonte (18,8%) ed Emilia-Romagna (15,3%). All’interno della regione, Milano guida l’export con 862 milioni di euro (42%), seguita da Bergamo (13%), Varese (12%), Brescia (9%) e Monza Brianza (8%). Per quanto riguarda l’import, Milano assorbe il 50,4% dei flussi, seguita da Varese (13,8%) e Brescia (10,3%), a testimonianza di una rete logistica e industriale ben diffusa sul territorio.
La supremazia della manifattura
L’export lombardo verso il Mercosur è quasi interamente manifatturiero (99,5%). I macchinari rappresentano la voce principale (658 milioni), seguiti da chimica, farmaceutica, metalli e apparecchi elettrici. L’import è invece più diversificato: il manifatturiero pesa per il 79,1% (dominato dagli alimentari), seguito dall’agricoltura e pesca (15,6%) e dall’estrazione di minerali (4,1%).
Una boccata d’ossigeno per l’industria della Lombardia
Mentre il mondo agricolo difende giustamente i propri interessi, esiste un “gigante silenzioso” che attende risposte: il nostro comparto industriale. I dati — dal saldo positivo alla leadership nazionale — confermano la forza del legame tra le imprese lombarde e il mercato sudamericano. L’accordo eliminerebbe le barriere su beni chiave, aprendo un mercato da 800 milioni di consumatori.
In un momento segnato dai dazi USA – a rischio, secondo Assolombarda, ci sono 900milioni di esportazioni verso gli Stati Uniti -, dalla frenata cinese e dall’instabilità in Medio Oriente, il nostro export ha bisogno di questa boccata d’ossigeno. Se l’Unione Europea non chiudesse questo accordo, lo farebbero certamente presto altri competitor, come la Cina, ottenendo ulteriori vantaggi competitivi che non possiamo permetterci di concedere.
Certamente è doveroso tutelare eccellenze come il riso; le salvaguardie ottenute nelle scorse settimane migliorano l’accordo, ma servirà un monitoraggio costante nell’applicazione dei nuovi meccanismi. L’esperienza del CETA con il Canada ci insegna che le paure iniziali possono risolversi in benefici reali. Questo, però, non deve significare mettere la manifattura “sotto il tappeto”.


