Omicidio Verzeni, il nuovo avvocato di Sangare chiede un rinvio: “Punti che non tornano a favore dell’imputato”
Tiziana Bacicca è subentrata a Giacomo Maj per volere di Moussa, che non si è sentito rappresentato dal primo legale. La prossima udienza il 25 febbraio
Terno d’Isola. Doveva essere il giorno della sentenza. Invece l’avvocato Tiziana Bacicca, il nuovo difensore nominato da Moussa Sangare, ha chiesto un termine a difesa. Le serve un po’ di tempo per studiare il caso del 30enne, originario del Mali, accusato dell’omicidio volontario pluriaggravato di Sharon Verzeni, avvenuto a Terno d’Isola il 29 luglio 2024.
Il giorno dopo l’udienza del 12 gennaio scorso, durante la quale il precedente difensore, l’avvocato Giacomo Maj, ha concluso presentando la sua requisitoria, Sangare gli ha revocato il mandato. Ha detto apertamente in aula che non si sentiva rappresentato e, nel bel mezzo delle richieste, è voluto tornare in carcere. In prima istanza il legale aveva chiesto l’assoluzione con la formula “per non aver commesso il fatto”, ma si è concentrato più che altro nel cercare di far cadere le aggravanti, da ergastolo, e nel far riconoscere a Moussa le attenuanti generiche.
Una linea che però non è stata gradita dall’imputato, che si aspettava probabilmente una difesa incentrata sulla sua versione dei fatti. O meglio, su quella fornita in un secondo momento in occasione della prima udienza del processo, dove aveva ritrattato la confessione iniziale dichiarandosi innocente. Al momento del fermo, Sangare aveva ammesso di essere l’autore dell’omicidio: lo aveva fatto prima davanti ai carabinieri, poi davanti al pm Emanuele Marchisio e infine lo aveva ribadito al gip durante l’interrogatorio di garanzia. Aveva anche fornito elementi che non erano emersi dalle indagini e che solamente lui poteva conoscere: dove aveva nascosto il coltello, dove aveva buttato i vestiti sporchi di sangue, il fatto che poco prima di uccidere Sharon avesse simulato l’accoltellamento su una statua lignea nella piazza di Terno d’Isola e che aveva incontrato dei ragazzini ai quali aveva mostrato la lama.
Poi però aveva ritrattato fornendo una nuova versione dei fatti. Ad accoltellare Sharon non era stato lui. Le telecamere lo avevano ripreso mentre fuggiva in bicicletta perché temeva che il vero assassino lo avesse visto e volesse fargli del male per non farlo parlare. L’arma seppellita in riva all’Adda? Era un semplice coltello che utilizzava con gli amici per fare il barbecue. Il nuovo taglio di capelli e la bicicletta modificata? Tutte precauzioni non farsi riconoscere dal killer.
Il nuovo avvocato ha chiesto tempo per poter meglio analizzare gli atti e studiare “una controreplica, nel caso ci fosse quella del pm, e non escludo di depositare una memoria difensiva. Ho accettato l’incarico perché leggendo gli atti, ascoltando quello che gli altri compagni di carcere di Sangare mi hanno detto e tenendo conto del fatto che lui si proclama innocente, credo abbia bisogno di essere assistito da qualcuno che sposi la sua linea. Lui era molto dimesso e giù di morale quando l’ho incontrato. Ha preso contezza della richiesta di ergastolo del pm e si è reso conto della situazione processuale in cui si trova”. Secondo l’avvocato Bacicca, leggendo le carte processuali “ci sono dei punti che non tornano a favore di Sangare che meritano un approfondimento”.
In aula, per la prima volta, mancavano i familiari della vittima. “Il fatto che l’imputato abbia nominato un nuovo difensore non cambia la sostanza dei fatti: Moussa Sangare resta l’assassino di Sharon Verzeni – ha dichiarato l’avvocato di parte civile Luigi Scuderi -. L’ha uccisa con premeditazione e per motivi futili”.
La sentenza è quindi stata rinviata al prossimo 25 febbraio. Per i genitori, i fratelli, il compagno di Sharon non è un prolungamento della loro sofferenza: “Combattono tutti i giorni con il dolore di aver perso la figlia, la sorella, la compagna, quindi per loro un mese in più non cambia nulla, purtroppo”.


