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Incendio al salone di bellezza di Rogno, il presunto mandante catturato in Tunisia

Il locale era stato inaugurato da appena un mese: attualmente Daniele Lorenzetti, detto ‘Drago’, è detenuto nel carcere di Tunisi in attesa dell’estradizione in Italia per essere processato. Condannati i piromani

Per chiudere il cerchio, all’appello mancava solamente Daniele Lorenzetti, detto “Drago”, classe 1989 residente a Pisogne: secondo gli inquirenti fu lui il mandante dell’incendio doloso che il 18 novembre 2024 distrusse il salone di bellezza ‘King Enes’ di via Nazionale a Rogno, inaugurato da appena un mese. Così mentre il procedimento penale a carico dell’esecutore materiale Agostino Feola, classe 2003, e William Spatti, che l’ha supportato logisticamente, è andato avanti, i carabinieri della compagnia di Clusone e i colleghi di Breno hanno proseguito senza sosta le proprie indagini, arrivando a una svolta: dopo aver seguito l’indagato in diversi Paesi, sono riusciti a localizzarlo in Tunisia, dove all’inizio del mese di dicembre è stato arrestato dalla Polizia di Tunisi.

Il rogo distrusse completamente il locale, con il rischio che le fiamme si propagassero ai piani superiori dell’edificio: eventualità scongiurata solamente grazie all’intervento tempestivo di tre squadre di vigili del fuoco di Darfo Boario.

Le complesse indagini successive, coordinate dalla Procura di Bergamo, condotte attraverso l’esame dei sistemi di videosorveglianza e l’acquisizione di informazioni da persone informate sui fatti, avevano consentito di effettuare una ricostruzione minuziosa dell’evento criminoso, individuando in poco tempo i tre responsabili: secondo la ricostruzione dei Carabinieri di Clusone, dall’estero Lorenzetti aveva ordinato e diretto l’azione criminosa per questioni legate a motivazioni personali e allo spaccio di stupefacenti.

Ma i militari dell’Arma avevano raccolto elementi probatori per attribuire agli imputati anche ulteriori episodi violenti, quali l’incendio di un’autovettura e il danneggiamento del portone di un’abitazione, avvenuti a Lovere rispettivamente l’11 e 12 gennaio 2025.

Nello stesso periodo Lorenzetti, anche attraverso uno dei suoi profili social, aveva minacciato le vittime e le persone a conoscenza dei fatti, affinché non fornissero informazioni agli inquirenti sulle sue attività criminali. Ma “Drago” era già indagato anche in altri procedimenti: infatti era anche risultato destinatario il 21 febbraio 2025 della misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, emessa dal gip del tribunale di Bergamo nell’ambito di un’ordinanza nei confronti di un sodalizio criminale composto da 10 soggetti, ritenuto responsabile di traffico di sostanze stupefacenti, per importi consistenti, nel territorio a cavallo tra le province di Bergamo e Brescia.

Il 5 marzo il gip di Bergamo aveva disposto per i 3 indagati le seguenti misure: divieto di dimora nei comuni di Artogne e Pian Camuno per Agostino Feola; obbligo di dimora nel comune di Artogne per Lorenzetti; obbligo di dimora nel comune di Pian Camuno per William Spatti.

Successivamente, il 13 maggio 2025 il Tribunale del Riesame di Brescia aveva accolto l’appello del Pubblico Mistero sull’ordinanza del gip di Bergamo, disponendo la misura cautelare della custodia in carcere per tutti e tre gli indagati (provvedimento confermato dalla Corte di Cassazione).

Al processo in Tribunale a Bergamo, però, Lorenzetti non aveva preso parte, in quanto già prima dell’incendio doloso si era nascosto all’estero per non essere rintracciato dalle Forze di Polizia italiane.

Il procedimento giudiziario ha comunque seguito il suo corso nei mesi scorsi fino alla sentenza dell’8 gennaio 2026 con la quale il Giudice ha disposto per Spatti la pena di 4 anni di reclusione, mentre per Feola la pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare, oltre alla sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, nonché alla condanna al risarcimento dei danni patiti dalle parti civili costituite, fissando il pagamento di una provvisionale in favore delle parti civili di 60 mila euro complessive oltre alle spese legali.

Parallelamente la Procura della Repubblica di Bergamo ha internazionalizzato l’ordine di custodia cautelare disposto dal Tribunale del Riesame di Brescia nei confronti di Lorenzetti, con l’obiettivo di rintracciarlo anche all’estero dove da anni si nascondeva senza farsi mai localizzare e da dove poteva continuare a gestire a distanza le proprie attività illecite tra le provincie di Bergamo e Brescia.

Una volta localizzato in Tunisia, tramite l’Interpol le informazioni raccolte sulla sua posizione sono state trasferite alla Polizia di Tunisi, che il 3 dicembre l’ha catturato proprio nella capitale, dove è attualmente detenuto in attesa dell’estradizione in Italia per essere processato.