L'intervista
|Marinoni: “Eliminare l’incompatibilità dei medici Ssn? Rischio di conflitti di interessi”
Il presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo si esprime sulla proposta dei gruppi parlamentari e dalla Consulta nazionale di Forza Italia
“La proposta è di buon senso, ma sorgerebbe il problema dei conflitti di interessi. In tal senso ci sarebbero molti aspetti da chiarire, definire e derimere: per farlo serve una certa capacità di governance e non so se c’è”. Così il dottor Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo, si esprime sulla proposta di eliminare il regime di incompatibilità che attualmente impedisce ai medici e professionisti del Servizio sanitario nazionale di operare e lavorare liberamente per qualunque presidio del Ssn, pubblico o privato accreditato.
È quanto prevede il testo di legge promosso dai gruppi parlamentari e dalla Consulta nazionale di Forza Italia.
Abbiamo chiesto un parere al dottor Marinoni.
Che cosa pensa di questa proposta?
È evidente il fatto che sulla mancanza di medici – soprattutto in diverse specialità – incide il nodo delle retribuzioni e la possibilità di svolgere attività in libera professione fa la differenza. Basta scorrere l’elenco delle specialità in cui mancano per accorgersene: l’attrattività economica non è l’unico aspetto che conta, ma ha un peso come altri fattori come l’eventualità di essere il primo presidio di fronte alle persone e le condizioni di rischio. Stante l’attuale situazione degli investimenti, non sono pensabili correttivi tali da compensare maggiormente l’attività. In questo contesto la proposta di eliminare il regime di incompatibilità che attualmente impedisce ai medici e professionisti del Servizio sanitario nazionale di operare e lavorare liberamente per qualunque presidio del Ssn, pubblico o privato accreditato pare di buon senso ma sorgerebbe il problema dei conflitti di interessi. In tal senso ci sarebbero molti aspetti da chiarire, definire e derimere: per farlo serve una certa capacità di governance e non so se c’è.
Questa misura aiuterebbe a ridurre le liste d’attesa?
Non credo. Le liste d’attesa non esistono nell’attività di libero professionista, ma nel pubblico. Il problema è renderlo attrattivo, soprattutto guardando alle specialità in cui si registrano le mancanza maggiori.
Come si può sostenere il pubblico?
Bisogna finanziarlo altrimenti si gira attorno al problema. Non so come si possano reperire le risorse necessarie: c’è chi parlava di introdurre una tassa di scopo e chi di un’integrazione di tipo mutualistico, ma nessuno lo farà. È facile che lascino andare le cose come sono, per evitare di avere contro l’opinione pubblica alla vigilia di un’elezione e ce ne sono sempre: nessuno si prende la briga di risolvere le problematiche ed evitare di subire la dannatio memoriae collettiva.
Qual è lo scenario più probabile?
È facile che lascino andare le cose come vanno, cioè che ci si sposti verso un sistema nemmeno mutualistico ma assicurativo. Andrebbe a scapito di fragili, anziani e persone a basso reddito. Va aggiunto che alcune specialità non hanno spazi di libera professione, come l’emergenza urgenza e la medicina di famiglia. La proposta, quindi, non risolve le criticità: non mi pare sostanziale. Infine, allargando lo sguardo, possiamo osservare che la sostenibilità del welfare europeo è un problema ampio, non riguarda solo l’Italia ma anche gli altri Paesi del nostro continente: va difeso perché è una ricchezza ma non è facile. Per farlo servono risorse e dovrebbe metterle la gente: la modalità ci porta a un tema di equità perché per chi ha meno diventa più difficile.
Alla luce del testo dell’emendamento, il dottor Marinoni aggiunge: “Si tratta di una proposta di buon senso che ricnosce il ruolo del medico come professional senza ridurlo a pubblico funzionario. È un emendamento di principio ed è chiaro che apre spazi a una regolamentazione di questo tipo di attività perché bisogna vigilare sull’insorgenza di possibili conflitti di interessi in una materia che diventa più complicato gestire”.


