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I giovani tra futuro e visione del mondo: denaro come primo valore, sono ottimisti ma temono le guerre

I primi risultati dell’indagine “Dentro la condizione giovanile. Comprendere oltre gli stereotipi a partire dalla ricerca sul territorio” condotta dall’Università di Bergamo su ragazzi e ragazze tra i 12 e i 16 anni

Bergamo. Una maxi rissa tra giovani ai Propilei di Porta Nuova alla fine dell’estate 2023 e la volontà di indagarne le ragioni più profonde, allargando lo sguardo a tutta la condizione giovanile: è da quell’episodio violento che è nata l’idea di una ricerca, realizzata dall’Università di Bergamo su commissione del Comune, che avesse come target ragazze e ragazzi di tutti gli istituti della città e della provincia, dai 12 ai 16 anni.

Affidata al Dipartimento di Lettere, Filosofia e Comunicazione, e Dipartimento di Scienze Aziendali, con la direzione scientifica della professoressa Alberta Giorgi, del professor Lorenzo Migliorati e della professoressa Maria Francesca Murru ha portato alla compilazione di 6.203 questionari (circa il 12% della popolazione di riferimento), basati principalmente su come i giovani vivono, percepiscono e attraversano gli spazi urbani ‒ fisici e digitali ‒ con attenzione a socialità, immaginari, stili di vita, valori, dinamiche di inclusione/esclusione e forme di disagio. I risultati completi saranno presentati giovedì 22 gennaio dalle 9.30 all’Università, nel corso del convegno “Dentro la condizione giovanile. Comprendere oltre gli stereotipi a partire dalla ricerca sul territorio”, ma da una prima restituzione si riescono a comprendere già a pieno la loro visione del presente e del futuro.

“Questa ricerca rappresenta un passaggio strategico per il Comune di Bergamo nel percorso di conoscenza e ascolto delle giovani generazioni – dichiara l’assessora alle Politiche giovanili Marzia Marchesi – La collaborazione con l’Università di Bergamo ha reso possibile un’indagine solida, articolata e innovativa, capace di integrare metodi qualitativi e quantitativi e di restituire una fotografia approfondita delle condizioni di vita, delle pratiche quotidiane, delle aspettative e delle fragilità di ragazze e ragazzi. L’approccio adottato – che unisce etnografia urbana, osservazione dei contesti digitali, interviste in profondità e un’ampia rilevazione quantitativa – consente di andare oltre una lettura superficiale del mondo giovanile, intercettando i luoghi, i linguaggi e le relazioni che caratterizzano l’esperienza quotidiana degli adolescenti. I dati raccolti costituiscono una base conoscitiva fondamentale per orientare le politiche pubbliche, rafforzare il lavoro di rete tra istituzioni, scuola, servizi e terzo settore, e sviluppare interventi sempre più mirati, fondati su evidenze e sull’ascolto diretto dei giovani. Come Amministrazione consideriamo questo lavoro non un punto di arrivo, ma un punto di partenza: uno strumento operativo per ripensare spazi, servizi e opportunità, rafforzare le politiche di prevenzione e promozione del benessere e costruire percorsi di partecipazione ancora più autentici. Investire nella conoscenza delle giovani generazioni significa investire nel futuro della città, riconoscendo ragazze e ragazzi come cittadini attivi, portatori di competenze, desideri e visioni che meritano ascolto e valorizzazione”.

“Questa ricerca – aggiunge l’assessore alla Sicurezza Giacomo Angeloni – non è soltanto un importante lavoro accademico, ma rappresenta per noi uno strumento operativo imprescindibile: semplicemente, non possiamo pensare di governare la città senza conoscere a fondo la realtà che questo studio ci restituisce. Troppo spesso il dibattito sulla sicurezza urbana si ferma alla superficie, limitandosi alla risposta emergenziale o al solo contrasto dei fenomeni di devianza. Con questo progetto, invece, dimostriamo che per l’Amministrazione di Bergamo la sicurezza è, prima di tutto, un esercizio di integrazione delle politiche. Non esiste sicurezza duratura senza una profonda comprensione del disagio e delle dinamiche sociali che lo generano. Governare oggi significa saper tenere insieme il presidio del territorio con la cura dei legami sociali. Solo partendo da questi dati potremo costruire una città che sia non solo più sicura, ma più inclusiva e capace di dialogo con i suoi cittadini più giovani”.

La strategia di ricerca combina tre pilastri complementari: etnografia urbana, etnografia digitale e un questionario strutturato. Sul versante qualitativo, l’etnografia urbana ha previsto uscite di campo in piazze, parchi e luoghi di aggregazione informale, mentre l’etnografia digitale ha seguito pratiche e linguaggi online osservando profili social di adolescenti della fascia 14–20 anni. A queste osservazioni sono state affiancate interviste in profondità: 24 colloqui con giovani tra i 14 e i 18 anni, e 12 colloqui con interlocutori privilegiati del territorio – prevalentemente educatori di strada, con il contributo di figure del mondo sanitario e scolastico. Il lavoro di campo è stato sviluppato dai ricercatori Fabio Fregona e Alessandro Pianese.

Il pilastro quantitativo consiste in un questionario di 73 domande, costruito dal gruppo di ricerca UniBg in coprogettazione con attori dell’Osservatorio (ATS – Ufficio Prevenzione Dipendenze, ASST Bergamo, Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Bergamo, Ufficio Scolastico Territoriale). Lo strumento copre dieci aree tematiche (futuro, tempo libero, social media, vita associativa, politica e vita civica, religione e spiritualità, denaro, relazioni sociali, domande aperte e anagrafica) ed è stato somministrato tra gennaio e i primi di marzo 2025 nelle seconde e terze classi della secondaria di primo grado e nelle prime e seconde della secondaria di secondo grado, con il supporto dell’UST e, per la formazione professionale, della rete “CFP Insieme per il Territorio” coordinata da ABF. Delle 6.203 compilazioni complessive, 5.376 sono state quelle complete e quindi utili alla rilevazione.

“Abbiamo adottato un disegno mixed-method perché la posta in gioco – capire come ragazze e ragazzi vivono, percepiscono e trasformano gli spazi urbani (fisici e digitali) – richiede al tempo stesso profondità interpretativa e ampiezza statistica – spiega Lorenzo Migliorati, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi Università degli Studi di Bergamo -. L’etnografia urbana e digitale consente di osservare pratiche, linguaggi e situazioni nel loro contesto, intercettando fenomeni emergenti che un questionario rischierebbe di non vedere (rituali informali, regole tra pari, tempi e luoghi ‘sensibili’, grammatiche emotive online). Il questionario, a sua volta, offre misure estensive e confrontabili, quantifica le tendenze e permette di stimare la robustezza delle differenze tra gruppi (genere, ordine di scuola, origine familiare, aree territoriali). Insieme, i due piani riducono i ciechi di metodo: la qualità ‘spiega’ i numeri, i numeri ‘pesano’ le spiegazioni. Il disegno è stato inoltre pensato come ciclo iterativo: le prime immersioni etnografiche e le interviste in profondità hanno orientato la costruzione del questionario (lessico, casi d’uso, priorità tematiche), evitando item astratti o lontani dall’esperienza reale. A valle, i risultati quantitativi hanno permesso una triangolazione esplicita: ciò che emergeva in strada o nei feed è stato verificato su migliaia di risposte; dove i due piani divergevano, abbiamo riaperto l’analisi qualitativa per comprendere condizioni, eccezioni e meccanismi. Questo assetto integrato ha migliorato validità interna (capire il perché), validità esterna (misurare quanto e per chi) e utilità per le politiche: restituisce un quadro affidabile e azionabile su cui amministrazioni, scuole e servizi possono costruire interventi mirati”.

“La presenza sui social media è un aspetto fondamentale nella vita di tutte le ragazze e i ragazzi intervistati – dichiara Maria Francesca Murru, docente di Sociologia dei media e della comunicazione all’Università degli studi di Bergamo –. Si tratta di spazi di condivisione fondamentali per le relazioni e l’identità, per l’accesso alle risorse culturali e lo sviluppo di forme di appartenenza e di identificazione. I giovani mostrano una profonda consapevolezza dei limiti e dei rischi di questi ambienti. Alla pressione performativa verso ideali di desiderabilità e canoni estetici irrealistici, reagiscono con una rinnovata necessità di autenticità e di riconoscimento genuino che trova modo di realizzarsi nel gruppo ristretto di amici più fidati. La ricerca mostra come tali contesti assorbano un potenziale di consapevolezza politica e attivismo civico giovanile che meriterebbe di essere riconosciuto e sviluppato in tutti gli altri ambiti del vivere collettivo”.

“La ricerca – aggiunge Alberta Giorgi, docente di Sociologia della Cultura e di Media e Genere all’Università degli studi di Bergamo – ha restituito un quadro ricco e sfaccettato della realtà territoriale, in cui giovani e giovanissimi sviluppano percorsi di crescita tra valori profondamente radicati e spinte al consumo e al conformismo, cercando un dialogo non sempre facile con gli adulti. Anche i temi legati al genere emergono come rilevanti nel modo in cui i giovani si relazionano tra loro e negli immaginari socioculturali che li caratterizzano, nonché nelle pratiche di cittadinanza urbana”.

Le attività si sono sviluppate tra il 2024 e i primi mesi del 2025 secondo una scansione progressiva: avvio del networking istituzionale e delle prime uscite etnografiche in agosto; estensione del lavoro di campo e attivazione dell’etnografia digitale tra settembre e ottobre, in parallelo alla coprogettazione del questionario con gli enti partner; intensificazione delle uscite in novembre (anche in raccordo con iniziative pubbliche giovanili) e avvio delle interviste qualitative; prosecuzione delle interviste in dicembre con digitalizzazione dello strumento quantitativo e predisposizione della modulistica per la somministrazione; successiva finestra di rilevazione del questionario tra gennaio e i primi di marzo, con diffusione nelle scuole tramite UST e nei CFP attraverso ABF. Questo percorso ha garantito l’integrazione operativa dei tre pilastri metodologici e la copertura territoriale prevista dal disegno di ricerca.

Dai primi risultati emerge come il 56% degli intervistati veda positivamente il proprio futuro, percentuale che però crolla fino al 21% commentando in generale il futuro dei coetanei.

Tra i luoghi più frequentati ci sono la strada (51,9%), l’oratorio (39,65%) e il centro commerciale (36,52%), mentre è la stazione (32,83%) quello che incute più paura, insieme ai parchi (14,09%) e alla fermata del bus (14%).

Guardando all’attualità, il tema più rilevante per il 48,49% degli intervistati sono le guerre, poi femminicidi (24,95%, con una forte prevalenza nelle risposte da parte delle ragazze) e criminalità (24,66%).

Riguardo i valori, emerge con forza l’importanza che il denaro ricopre per i ragazzi: lo cita il 62,91% degli intervistati, che al secondo posto mettono la politica ma ben distanziata (14,69%). Poi “indossare abiti costosi” (per il 9,14% dei ragazzi, in particolare di sesso maschile) e la religione (5,8%, ma è per nulla o poco importante per ben l’83,5% di loro).

Uno sguardo, infine, al rispetto della legge: il 31,69% dei giovani interrogati ritiene che sia da rispettare sempre e comunque, mentre il 18,91% risponde affermativamente e “senza dubbio” alla domanda “Se avessi la possibilità di guadagnare tanti soldi compiendo un atto illecito, con la certezza di non venire scoperto, lo faresti?”. Anche un ulteriore 36,22% lo farebbe, “ma solo se l’atto da compiere non è tanto grave”.