Dall’arresto per turbativa d’asta alla nuova vita da Ceo. Simone Uggetti si racconta nel suo libro: “La politica? Una passione che ora pratico fuori dalle istituzioni”
Giovedì 15 gennaio a Bergamo la presentazione di Storia di un sindaco. Da San Vittore all’assoluzione, il libro dell’ex sindaco di Lodi sulla vicenda giudiziaria iniziata nel 2016
Bergamo. Giovedì 15 gennaio Simone Uggetti, ex sindaco di Lodi, presenterà il suo libro, “Storia di un sindaco. Da San Vittore all’assoluzione”, ispirato alla vicenda giudiziaria che, nel 2016, lo vide, suo malgrado, protagonista. Un racconto personale e politico che ripercorre sette anni di processi, tra condanne e assoluzioni. L’incontro, promosso dal Circolo Matteotti di Bergamo, e che avrà luogo alle 21 in Sala Galmozzi.
Lei è stato arrestato mentre era sindaco. A distanza di anni, qual è stato l’effetto più immediato e concreto di quell’arresto sulla sua vita personale e politica?
“L’arresto è arrivato con una forza tempestosa assoluta e ha travolto la mia vita e quella della comunità. Era giusto che ci fossero delle indagini, perché c’era stato un esposto da parte di una funzionaria. Ma essere arrestati per un’ipotesi di turbativa d’asta su una gara da 5mila euro è un’assurdità. Secondo un’accusa poi rivelatasi fallace, avrei favorito una società al 50% pubblica. C’è un prima e un dopo dell’arresto: non esiste un singolo elemento della mia vita che sia rimasto estraneo a una vicenda così sconvolgente, soprattutto per un uomo pubblico. Anche la città ne ha risentito: ero sindaco di una giunta di centrosinistra, dopo il mio arresto ha vinto la Lega e dopo quella parentesi ha rivinto il centrosinistra. Non credo sia un caso. Privare una persona della libertà personale è un potere formidabile, che dovrebbe essere usato con grande cautela e nel pieno rispetto della Costituzione. Nel mio caso mancavano i presupposti. Nel libro racconto episodi e circostanze che lasciano davvero allibiti”.
La sua vicenda giudiziaria è durata sette anni. Che idea si è fatto del funzionamento della giustizia italiana vista dall’interno?
“La giustizia è un tema molto ampio e complesso, e il singolo caso, per quanto grave, resta sempre un caso singolo. Io però parto dalla mia esperienza, che è simile a quella di tanti amministratori locali il cui percorso è stato stravolto da avvisi di garanzia, indagini, dall’uso improprio di intercettazioni che, se decontestualizzate, fanno apparire l’agnello lupo e il lupo agnello. Questo meccanismo colpisce spesso gli amministratori locali. Non sto dicendo che tutti gli amministratori pubblici siano onesti: lo Stato deve essere severissimo con chi utilizza risorse pubbliche per fini personali. Ma molto spesso queste vicende si chiudono con assoluzioni già nella fase delle indagini o del giudizio, mentre nel frattempo la vita delle persone è stata compromessa. Tutti nel nostro lavoro facciamo errori: è possibile che, se un amministratore pubblico sbaglia, quell’errore debba sempre assumere una dimensione penale? C’è un vizio nel trasformare tutto in scandalo, e questo rischia di allontanare le persone dalla vita pubblica”.
Con il senno di poi, rifarebbe quelle scelte?
“Ho avuto due assoluzioni e ho sicuramente commesso un’irregolarità amministrativa, come ne vengono commesse a centinaia ogni giorno. Il problema è che viviamo in un apparato iperburocratico che spesso ti mette in conflitto tra il fare e il non fare, tra il rispetto ultra ortodosso della norma e la volontà di agire. È un tema delicato che non va banalizzato. Io continuo a dire quello che dissi quando fui arrestato: ho sempre agito esclusivamente nell’interesse pubblico. Possibile che chi agisce nell’interesse pubblico finisca in carcere e sia costretto alle dimissioni? Non è normale. Rifarei quelle scelte, magari con qualche accorgimento”.
Oggi di cosa si occupa e che ruolo ha questo libro nella sua vita? Tornerebbe a fare politica?
“Da sette anni sono concentrato sulla mia vita privata e professionale. Ho fondato una società di software, la Nubetech Spa, che non lavora con la pubblica amministrazione di cui, oggi, sono amministratore delegato. Le cose funzionano e questo mi ha permesso di cogliere una seconda opportunità. Ho scritto questo libro perché, nonostante tutto, mi ritengo una persona fortunata e ho trovato la forza di raccontare la mia storia. Presentarlo in giro per l’Italia, per me, è fare politica: la politica si fa nelle istituzioni, ma anche fuori. Sto cercando di far riflettere quante più persone possibile su un tema delicato come quello della giustizia”.
A Bergamo presenterà il libro insieme a Giorgio Gori. Che significato ha per lei?
“Sono molto contento di presentare il libro a Bergamo con Giorgio Gori, una persona che ho iniziato a conoscere quando fui arrestato e che si è sempre dimostrata, con discrezione, un uomo con la U maiuscola. In sette anni lunghi e difficili non ha mai fatto mancare attenzione e sensibilità. È una cosa che ho sempre molto apprezzato”.


