Cosa succede ora
|Nuova Gamec: entro fine gennaio il via libera del Collegio tecnico. La Manelli scelta al fotofinish per l’offerta più vantaggiosa
Dall’accertamento in cantiere allo scorrimento della graduatoria: l’iter verso la rescissione del contratto con l’impresa di Monopoli. A presiedere l’organo di vigilanza il professor Piazza, ex ministro per la Funzione Pubblica nel governo D’Alema I
Bergamo. È passato quasi un mese dal freddo pomeriggio di dicembre in cui il Comune ha annunciato l’avvio della procedura per rescindere il contratto d’appalto con la Manelli. Da quel momento il cantiere della nuova Gamec è fermo e la scadenza ‘estiva’ del Pnrr non sarà rispettata. Passeranno mesi prima di rivedere operai al lavoro all’ombra dello scheletro dell’ex palazzetto dello sport: per qualsiasi impresa subentrare terminare l’opera entro il 31 agosto 2026 sarà missione impossibile.
In attesa dell’esito del confronto con il governo per non perdere il finanziamento Pnrr da quasi 6,5 milioni di euro, cerchiamo di mettere un po’ di ordine per capire come si arriverà allo scorrimento della graduatoria. Un passo indietro: mancano pochi giorni a Natale, il calendario segna venerdì 19 dicembre. Dagli uffici di Palazzo Frizzoni la comunicazione formale di inadempienza nei confronti dell’impresa di Monopoli viene trasmessa al Collegio Consultivo Tecnico (Cct), organismo indipendente composto da esperti tecnici e giuridici che affianca le parti nell’esecuzione dei contratti pubblici. Il Cct fornisce pareri su questioni tecniche e contrattuali, l’obiettivo è prevenire cause civili e garantire continuità all’esecuzione dei lavori.
Nel caso della nuova Gamec il Collegio è composto da 3 membri. Il presidente – nominato congiuntamente dal Comune stazione appaltante e dalla Manelli ditta appaltatrice – è l’avvocato cassazionista Angelo Piazza, 60 anni, docente universitario con una lunga carriera accademica nel diritto amministrativo ed ex ministro per la Funzione Pubblica nel governo D’Alema I tra ’98 e ’99. È proprio al Cct che spetta ora esprimersi sulla richiesta di risoluzione contrattuale avanzata da Palazzo Frizzoni.
“Attendiamo l’esito entro la fine del mese – conferma Francesco Valesini, assessore alla Rigenerazione urbana -. È un passaggio importante. Salvo richieste di integrazioni il Collegio impiega una quindicina di giorni per pronunciarsi, ma le festività hanno allungato i tempi”.
Ottenuto il via libera e formalizzata la rescissione, si procederà all’accertamento dello stato di consistenza del cantiere. Solamente a quel punto il Comune potrà avviare lo scorrimento della graduatoria di gara contattando la seconda impresa classificata e, a seguire, le altre. “Una procedura prevista dal Codice degli appalti – precisa Valesini -. I passaggi sono giuridicamente chiari: solamente dopo la liberazione del cantiere la nuova impresa potrà subentrare e riprendere i lavori”.
Negli scorsi mesi la Manelli è stata travolta da una grave crisi finanziaria che ha causato inadempienze in cantieri pubblici in tutto il Paese. Alla nuova Gamec, affidata nel 2023, la mancanza di liquidità si è tradotta in mancati pagamenti ai subappaltatori e ripetute interruzioni del cantiere. Trattandosi di un’opera pubblica dal valore superiore ai 5 milioni di euro, alla gara d’appalto della futura sede del museo potevano partecipare imprese da tutta Italia. Una procedura complessa che non sempre decreta vincitore il progetto di maggior qualità: la competizione assegna 80 punti per l’offerta tecnica, 20 a quella economica. Nonostante la Manelli si fosse posizionata al secondo posto nella valutazione qualitativa, ha superato la concorrente all’ultimo metro con l’offerta economica più vantaggiosa proponendo il ribasso più elevato (intorno al 5%) arrivando a un importo finale ‘scontato’ di circa 14,5 milioni comprensivo di 1,8 milioni di migliorie. Tutto nel pieno rispetto del Codice dei contratti pubblici.
Il caso della Gamec ha portato a galla in città alcune criticità legate al Pnrr. In primis la sfida della velocità imposta dalle scadenze, che mal si concilia con i tempi della lenta macchina burocratica del pubblico. Ma anche la corsa agli appalti da parte delle imprese, che pur di portarsi a casa il 20% di acconto previsto dal Piano – nel caso del museo cittadino la Manelli si era intascata quasi 3 milioni di euro – hanno promesso prestazioni difficili da mantenere.
“Non tutte le ditte si sono dimostrate all’altezza”, ammette l’assessore. A questo si aggiunge la complessità della direzione di opere pubbliche di questa portata, spesso affidata a professionisti chiamati a trovare un difficile equilibrio con le imprese appaltatrici.






