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La nemesi dei calciatori: il legamento crociato anteriore
Marco Tognoli

Il recupero da una lesione del LCA trova nella fisioterapia un cardine essenziale, perché guida ogni fase del percorso riabilitativo attraverso obiettivi e progressioni mirate

Ogni anno molti calciatori subiscono un colpo duro per la loro carriera: la lesione del legamento crociato anteriore (LCA). Un infortunio che spesso impone un intervento chirurgico e un percorso riabilitativo lungo e impegnativo.
In questo articolo analizziamo perché questa lesione è così temuta, come avviene, come riconoscerla e quali sono le strategie più efficaci per gestirla.

Cenni di anatomia

I legamenti crociati sono due fasci robusti, situati all’interno dell’articolazione del ginocchio, che si incrociano tra i condili del femore, si inseriscono sul piatto tibiale e in base alla loro inserzione sulla tibia si distinguono in anteriore (LCA) e posteriore (LCP).
La loro principale funzione è stabilizzare il ginocchio sul piano antero-posteriore, ma contribuiscono alla stabilità anche nei piani frontale e trasversale. Tuttavia, questa funzione li rende però vulnerabili a lesioni in caso di movimenti combinati, come ad esempio durante i cambi di direzione. Inoltre, grazie ai numerosi meccanocettori presenti, hanno un ruolo importante per la propriocezione, permettendo di percepire la posizione del ginocchio nello spazio.

L’infortunio più temuto dagli sportivi

La lesione del crociato anteriore è un vero e proprio spauracchio degli atleti: è frequente negli sport che richiedono cambi di direzione rapidi e salti, come nel calcio, ed è spesso seguita da un intervento chirurgico e da lunghi mesi lontano dal campo. Nei calciatori professionisti l’incidenza stagionale può raggiungere il 3-4%, con una media di quasi mezzo caso per squadra ogni anno, con infortuni che si verificano soprattutto durante le partite. Nonostante il lungo periodo di riabilitazione, solo una parte degli atleti torna al livello precedente all’infortunio (circa il 55-60%), e un rientro affrettato o senza adeguata preparazione espone a un rischio elevato di nuove lesioni: infatti, circa 1/3 dei giocatori incorre in una recidiva dopo il ritorno allo sport.

Meccanismi lesivi tipici e diagnosi

La lesione del LCA avviene nella maggior parte dei casi senza un contatto diretto con l’avversario: il piede rimane fissato al terreno mentre il ginocchio si trova in una posizione di valgismo dinamico abbinato ad una rotazione interna di tibia, come durante un cambio di direzione, o l’atterraggio da un salto. In quell’istante, molti giocatori riferiscono un suono simile ad un “pop”, seguito da un dolore immediato. Il ginocchio si gonfia rapidamente e il carico diventa difficoltoso proprio a causa dell’intensità del dolore. La diagnosi viene successivamente confermata dalla positività di test clinici, quali il cassetto anteriore, il Lachman e il pivot shift test, supportati dalla risonanza magnetica.

Quando è necessario l’intervento chirurgico?

Le lesioni del LCA possono essere trattate in modo conservativo o chirurgico. La gestione conservativa è indicata per pazienti con buona stabilità attiva, assenza di lesioni associate e forza muscolare adeguata, ed ha come obiettivi il recupero della stabilità, del ROM e della propriocezione.
La ricostruzione chirurgica è consigliata in caso di instabilità o attività sportiva intensa, con scelta del tipo di innesto tendineo tra BPTB (tendine rotuleo), tendine quadricipitale, semitendinoso/gracile e allograft, in base alle caratteristiche del paziente. Nei soggetti più giovani si ricorre frequentemente alla ricostruzione chirurgica per ridurre le potenziali complicanze legate all’infortunio, come instabilità del ginocchio, degenerazione precoce dei menischi e della cartilagine con possibile evoluzione artrosica.

La riabilitazione: dall’intervento al rientro in squadra

La riabilitazione si articola in diverse fasi, ciascuna caratterizzata da obiettivi specifici e criteri di progressione differenti propedeutici per passare alla fase successiva: riabilitazione preoperatoria, fase precoce-iniziale, fase intermedia, fase avanzata, ritorno allo sport (RTS) e prevenzione secondaria. Si inizia già nei primi giorni post-intervento, con una limitazione del carico utile per preservare l’innesto chirurgico in via di maturazione (spesso con l’utilizzo di un tutore), e attivazioni muscolari blande per contrastare la perdita di tono muscolare. Inizialmente si cerca di recuperare l’articolarità del ginocchio, successivamente gli esercizi aumentano progressivamente di difficoltà, con l’obiettivo di recuperare la forza dell’intero arto inferiore. Solo quando forza, mobilità e stabilità sono adeguatamente ristabilite si possono reintrodurre corsa, salti e gesti tecnici sport specifici. Non esistono scorciatoie: per tornare al livello di attività precedente all’infortunio servono mediamente nove mesi di riabilitazione, perché il nuovo legamento ha bisogno di tempo per consolidarsi e un rientro precoce aumenta significativamente il rischio di una recidiva o di altri infortuni.

Criteri per il ritorno in campo e prevenzione secondaria

Non è sufficiente affidarsi al criterio temporale, né esistono esami strumentali in grado di verificare la prontezza dell’atleta per il ritorno in campo: la decisione dipende da valutazioni cliniche e test funzionali. È essenziale verificare che i muscoli dell’arto operato, soprattutto quadricipite e ischio-crurali, abbiano recuperato almeno il 90% della forza rispetto alla gamba sana. Anche il ROM del ginocchio deve essere completo e libero da dolore o limitazioni, senza gonfiore o irritazione articolare. Vengono poi eseguiti test funzionali in campo o in palestra, come salti monopodalici, test di agilità e cambi di direzione. Se i risultati dell’arto infortunato sono sovrapponibili a quelli dell’arto sano e ai valori pre-infortunio, il giocatore può essere gradualmente reinserito in squadra. Inoltre, è importante considerare anche la prontezza psicologica dell’atleta, valutabile con questionari validati come l’ACL-RSI. Il rinforzo muscolare, insieme a esercizi di equilibrio, propriocezione e controllo neuromuscolare, vanno mantenuti anche in seguito al ritorno allo sport, in quanto riducono il rischio di recidive e di nuovi infortuni, migliorando la stabilità e la reattività del ginocchio.

Un percorso guidato dal fisioterapista

Il recupero da una lesione del LCA trova nella fisioterapia un cardine essenziale, perché guida ogni fase del percorso riabilitativo attraverso obiettivi e progressioni mirate. Un intervento precoce e continuativo, dalla fase preoperatoria ai giorni immediatamente successivi all’intervento, fino al ritorno in campo controllato, riduce in modo significativo il rischio di nuove lesioni.
Con un approccio attivo, consapevole e supportato da professionisti competenti è possibile tornare a praticare il proprio sport in sicurezza.

Riferimenti Bibliografici
Brophy R.H., Schmitz L., Wright R.W., Dunn W.R., Parker R.D., Andrish J.T. et al. (2012). Return to play and future ACL injury risk after ACL reconstruction in soccer athletes from the Multicenter Orthopaedic Outcomes Network (MOON) group. Am J Sports Med. 40(11):2517-22.
Cuzzolin M., Previtali D., Zaffagnini S., Deabate L., Candrian C., Filardo G. (2021). Anterior Cruciate Ligament Reconstruction versus Nonoperative Treatment: Better Function and Less Secondary Meniscectomies But No Difference in Knee Os-teoarthritis-A Meta-Analysis. Cartilage. Dec;13(1_suppl):16585-16705.
Kaplan Y., Witvrouw E. (2019). When Is It Safe to Return to Sport After ACL Re-construction? Reviewing the Criteria. Sports Health. II(4):301-305.


Dr. Matteo Tognoli
Fisioterapista specializzando in fisioterapia sportiva
MindFit Clinic – Bergamo