La decisione martedì pomeriggio, 13 gennaio, dopo l’istanza della pm Esposito. L’uomo scagionato dall’autopsia e dagli accertamenti dei carabinieri con drone e luminol: Hassan Matried sarebbe caduto dal tetto in maniera accidentale, come sostenuto dall’indagato
Bergamo. Il gip Michele Ravelli ha disposto la scarcerazione di Nouri Hedhili, accogliendo la richiesta avanzata dalla pm Maria Esposito alla luce degli ultimi sviluppi dell’inchiesta. Una decisione maturata dopo l’interrogatorio d’urgenza e soprattutto dopo gli esiti dell’autopsia, che non hanno escluso l’ipotesi di una caduta accidentale.
Hedhili era stato fermato per la morte di Hassan Matried, 43 anni, egiziano, precipitato dal tetto dell’abitazione dell’indagato in via Galliano a Verdellino, dove stava svolgendo alcuni lavori. Un’ipotesi ritenuta compatibile con i rilievi effettuati dai carabinieri: il drone ha documentato la presenza di cantieri sul tetto, il luminol la presenza di tracce di sangue, non per forza riconducibili a una colluttazione.
Davanti al pubblico ministero l’indagato, 53enne tunisino incensurato, ha confermato quest’ultima versione dei fatti, dopo una lunga serie di racconti contraddittori che avevano portato inizialmente alla convalida del fermo e alla custodia cautelare in carcere. Versioni definite dal gip “plurime e inverosimili”, con la sola ammissione di aver trasportato il corpo e di averlo abbandonato a 60 chilometri di distanza, in Val Taleggio, oltre ad aver gettato in un tombino il cellulare della vittima.
Secondo la difesa, Hedhili avrebbe agito in preda al panico, temendo conseguenze penali per lavori in nero. Così facendo, però, ha rischiato guai ben peggiori. Ad ogni modo, l’ipotesi dell’incidente ora prevale e dopo sei giorni di carcere l’uomo è tornato libero dai suoi familiari: moglie e tre figlie ospiti dell’oratorio di Verdellino, visto che la casa è sotto sequestro.