L'intervista
|Picco d’influenza, Marinoni: “Il sistema regge, ma è sotto pressione”
Il dottor Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo, traccia il punto sulla gestione della stagione influenzale
“Il sistema sta reggendo, ma è sotto pressione. I numeri sono chiari: nella provincia di Bergamo ci sono 400 posti scoperti per la Continuità Assistenziale, che servirebbero per coprire la Guardia Medica e i servizi nelle case di comunità previsti dalla normativa”. Così il dottor Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo, traccia il punto sulla gestione della stagione influenzale.
In questi giorni si è raggiunto il picco dei contagi dell’influenza portando a un aumento degli accessi agli ambulatori dei medici e al pronto soccorso dal nord al sud del paese.
Abbiamo intervistato il dottor Marinoni per saperne di più.
Siamo arrivati al picco dell’influenza: i medici stanno riuscendo a far fronte a questo boom?
Il sistema sta reggendo ma è sotto pressione. Le notizie sugli affollamenti del pronto soccorso dal nord al sud del Paese portano l’attenzione su un problema più complesso rispetto al picco dell’influenza. È una questione che necessita di essere analizzata e approfondita ascoltando e facendo riferimento in primis a chi vi lavora. La rete dei medici di famiglia è tornata a essere disponibile senza le interruzioni dovute alle festività che possono aver messo in luce le debolezze del sistema di guardia medica. Come sappiamo, la rete dei medici sul territorio non è presente in modo capillare come negli anni prima del Covid-19.
Ci spieghi
Nella provincia di Bergamo ci sono 400 posti scoperti per la Continuità Assistenziale, che servirebbero per coprire la Guardia Medica e i servizi nelle case di comunità previsti dalla normativa. Si potrebbe stare molto bene anche con un numero inferiore di medici, ma con i numeri attuali, ossia da 1.800 a 2.000 assistiti sicuramente il sistema è in difficoltà: regge grazie all’impegno dei professionisti ma è sotto pressione. Si è ricorso a diversi tentativi per cercare di far fronte a questa mancanza, per esempio gli hot spot infettivologici danno un po’ di aiuto e hanno qualche attrezzatura di supporto, ma ci sogniamo e continueremo a sognarci per diversi anni la capillarità della Guardia Medica dell’epoca pre-Covid.
La situazione è complessa
Nonostante l’impegno di tutti, con questi carichi di lavoro, la qualità non può essere quella di un servizio a pieno regime. I numeri sono chiari e se potessimo contare su 400 medici in più non ci sarebbero i problemi per le case di comunità e la Guardia Medica. Inoltre, con un numero adeguato di assistiti i medici di famiglia potrebbero lavorare in modo sicuramente meno frenetico. Bisognerebbe chiedersi come mai a fronte della carenza di medici ci sia una mancanza più marcata soprattutto per alcuni settori come la medicina di famiglia, l’emergenza urgenza e le specialità ospedaliere che non danno spazi di libera professione e sono interamente dedicate al Servizio Sanitario Nazionale. Ritengo che qualcuno debba porsi queste domande invece di lamentarsi quando si verificano queste emergenze o di diffamare una categoria, perché in quel modo di certo non aiuta a reperire vocazioni.


