Logo

Temi del giorno:

L’imputato, accusato di aver ucciso la giovane in strada a Terno d’Isola, sosteneva che il suo legale non lo stesse assistendo nel modo corretto

Bergamo. Ha ascoltato circa la metà della requisitoria del suo difensore, poi lo ha interrotto e ha chiesto di poter tornare in carcere. Secondo Moussa Sangare, accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni, l’avvocato Giacomo Maj non lo stava assistendo nel modo corretto.

“Vorrei uscire perché non voglio sentire parole contro di me, sembra che mi stia dando delle colpe e chiede per me una pena minore, ma io non sono colpevole. Non so cosa stia dicendo l’avvocato, di tutto il fatto – ha detto Sangare rivolgendosi alla Corte -. Io mi sono giudicato innocente, quindi per me non ha senso stare qua. Aspetterò il giudizio finale”.

Forse Moussa si aspettava una strenua difesa aderente alle dichiarazioni che lui stesso ha fatto a processo, nel quale ha sostenuto di non essere stato lui ad accoltellare Sharon la notte del 29 luglio 2024. Il legale ha chiesto l’assoluzione con la formula “per non aver commesso il fatto” in prima battuta ma si è concentrato maggiormente sulla richiesta di una pena più mite rispetto all’ergastolo chiesto dal pmEmanuele Marchisio.

“Le aggravanti non sussistono – ha dichiarato Maj -. Non c’è premeditazione perché è l’imputato è uscito di casa con un coltello ma non aveva pianificato di uccidere Sharon, non la conosceva nemmeno. Non ci sono i futili motivi semplicemente perché un motivo non c’è, non c’è un movente razionale dietro a questo reato. E non c’è la minorata difesa perché l’azione criminosa manca di consapevolezza e lucidità”.

L’avvocato ha chiesto anche di applicare le attenuanti generiche per le condizioni familiari e personali di Sangare, il disagio sociale, l’incensuratezza, i disturbi della personalità riscontrati dal perito del tribunale e dai consulenti, la tossicodipendenza, il comportamento processuale collaborativo.

“Chiedo pertanto alla Corte un trattamento sanzionatorio maggiormente conforme ai principi del nostro ordinamento, che persegue finalità riabilitative – ha concluso il legale -. Giustizia e umanità devono sempre prevalere”.

Il prossimo 19 gennaio repliche e sentenza.

Al termine dell’udienza Bruno Verzeni, il papà di Sharon, ha definito l’abbandono dell’aula da parte di Sangare “un teatrino. La cosa non è che ci interessi – ha affermato lasciando il tribunale a Bergamo, insieme con la moglie Teresa Previtali e il compagno della vittima, Sergio Ruocco – perché il dolore resta. Tutto il disagio di questo anno è grande. Le affermazioni del suo avvocato ci sono sembrate poco convincenti, non esistono attenuanti”.

L’avvocato Maj ha puntualizzato alla stampa: “La linea difensiva è sempre stata concordata con il mio assistito. Probabilmente avrà frainteso delle parole, quando lo incontrerò in carcere gli spiegherò meglio. Bisogna anche capire lo stato d’animo di una persona che è in carcere da più di un anno, è in attesa di una sentenza importante, lo stress può essere molto elevato e può averlo spinto ad agire in quel modo”.

Sharon Verzeni