Educare alla sicurezza
Il desiderio di lasciar volare e di trattenere ancora un po’
La sicurezza stradale non nasce dalle regole ma dall’educazione di noi stessi
La strada non è mai solo un posto. Per me, mamma di due figlie è dove le affido al mondo. Alla fretta degli altri. Alle distrazioni. Ai troppi “tanto cosa vuoi che succeda”. E intanto mi interrogo: che esempio sto dando? Se dico “non correre” ma poi attraverso fuori dalle strisce, che madre sono? Se ripeto “il cellulare non si tocca alla guida”, ma poi rispondo a un messaggio al semaforo? Educare alla sicurezza comincia da me. Dalla coerenza dei miei passi. Dal rispetto dei miei gesti. Anche quando nessuno guarda. Soprattutto allora.
Vorrei dire a chi guida: rallenta. Anche se fossi in ritardo. Anche se piove. Anche se hai mille cose in testa. Potrebbe essere mia figlia quella che attraversa. E in quel momento, più del clacson, conta una scelta. La scelta di vedere, davvero.
Vorrei dire a chi costruisce le nostre città: fate spazio ai piedi piccoli. Ai sogni delle madri e dei padri. Alle corse leggere dei bambini. Pensate a strade che non facciano paura. A passaggi che proteggano. La sicurezza non nasce solo dalle regole. Nasce dalla bellezza. Una strada bella è una strada che invita al rispetto.
Ogni genitore lo sa: ci sono giorni in cui bisogna lasciarli andare. Lasciarli crescere, rischiare, attraversare da soli. Ma quel filo invisibile resta. È fatto di parole dette mille volte – guarda bene, aspetta, stai attenta – è fatto di preghiere mute, di respiri sospesi, di amore che cammina accanto a loro, anche quando noi non ci siamo.
La sicurezza stradale, per me, è questo: una forma di amore che non si vede, ma si sente. Un genitore che resta, anche da lontano. Una strada che sa accogliere, senza far male.
*Laura Di Teodoro, madre di due figlie, giornalista e specialista di digital marketing

(dal libro “Strade sicure per tutti” di Giuseppe Zois, edizione ACI, Provincia di Bergamo, “Mobilità sicura”)


