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Diete vegetariane e sport: un connubio possibile?
Negli ultimi anni le diete vegetariane hanno registrato un interesse sempre maggiore, non solo nella popolazione generale, ma anche tra gli sportivi, sia amatori che agonisti
Negli ultimi anni le diete vegetariane hanno registrato un interesse sempre maggiore, non solo nella popolazione generale, ma anche tra gli sportivi, sia amatori che agonisti. Alcuni atleti professionisti come Novak Djokovic e Lewis Hamilton hanno dichiarato di seguire un’alimentazione a base vegetale.
Le motivazioni sono diverse: salute, etica, sostenibilità ambientale. Nonostante ciò, è ancora diffusa la convinzione che eliminare la carne significhi compromettere forza, massa muscolare e performance sportiva. Ma cosa dice davvero la scienza?
Le diete vegetariane
Le diete vegetariane sono regimi alimentari a base vegetale che escludono carne, pollame, selvaggina, pesce e i loro derivati, includendo invece una grande varietà di alimenti di origine vegetale come cereali, legumi, verdura, frutta, frutta secca e semi. A seconda che siano inclusi o meno uova e latticini, si distinguono diete latto-ovovegetariane e diete vegane. Per molto tempo, le linee guida della nutrizione sportiva hanno considerato le diete onnivore superiori a quelle vegetariane nel promuovere la sintesi proteica muscolare (Muscle Protein Synthesis, MPS) e nell’ottimizzare l’adattamento all’allenamento.
Inoltre, il mondo del fitness e del bodybuilding ha contribuito a rafforzare il legame tra proteine animali e sviluppo muscolare, alimentando l’idea che una dieta a base vegetale non fosse in grado di sostenere adeguatamente forza e ipertrofia.
Il motivo principale riguarda il valore biologico e la biodisponibilità delle proteine vegetali. Rispetto a quelle animali, infatti, possono essere carenti di alcuni amminoacidi essenziali, in particolare la leucina, fondamentale per stimolare la sintesi proteica muscolare. Fa eccezione la soia, considerata una proteina completa e di alta qualità, paragonabile alle fonti proteiche animali. Secondo la National Strength and Conditioning Association (NSCA), il Protein Efficiency Ratio (PER) e il Protein Digestibility-Corrected Amino Acid Score (PDCAAS) della soia sono simili a quelli di carne e pesce e solo leggermente inferiori a quelli di uova, latte, caseina e proteine del siero del latte, rendendola una valida scelta anche per la supplementazione proteica negli atleti vegetariani.
Un’ulteriore criticità attribuita alle diete vegetariane riguarda il possibile deficit di alcuni micronutrienti chiave per lo sportivo, come vitamina B12, vitamina D, calcio, zinco, ferro, omega 3 e creatina. Questi nutrienti sono particolarmente rilevanti negli sport in cui la performance dipende dall’espressione massimale di forza, dalla massa muscolare e dalla produzione di potenza.
Per questi motivi, non sorprende che molti atleti e allenatori restino ancora scettici nei confronti di un’alimentazione a base vegetale.
Cosa dice la ricerca su dieta vegetariana e performance Negli ultimi anni, numerosi studi hanno confrontato atleti vegetariani e onnivori valutando parametri come forza muscolare, massa magra e resistenza. I risultati mostrano che, quando l’apporto energetico e proteico totale è adeguato, una dieta vegetariana non compromette la performance sportiva.
Le evidenze più recenti non hanno infatti riscontrato differenze significative in termini di forza, composizione corporea o performance, purché la dieta vegetariana sia ben pianificata e adattata alle esigenze specifiche dell’atleta.
Il ruolo delle proteine vegetali
Se correttamente strutturate, le diete vegetariane possono supportare efficacemente allenamento e performance. Apportano infatti una quantità maggiore di carboidrati rispetto alle diete onnivore, fondamentali per mantenere le riserve di glicogeno muscolare e i livelli energetici durante l’attività fisica. Inoltre, sono ricche di antiossidanti e composti bioattivi che contribuiscono a ridurre lo stress ossidativo e l’infiammazione indotti dall’esercizio.
Nonostante il loro potenziale ergogenico, le diete vegetariane richiedono una pianificazione attenta, soprattutto per quanto riguarda l’apporto proteico. Rispetto alle proteine animali, quelle di origine vegetale presentano una biodisponibilità leggermente inferiore, un contenuto spesso più basso di leucina e, in alcuni casi, un profilo amminoacidico incompleto per singola fonte.
Un altro aspetto da considerare è l’elevato potere saziante degli alimenti vegetali e la loro minore densità energetica. Questo può aumentare il rischio di una bassa disponibilità
energetica, condizione che può influenzare negativamente la performance e il recupero.
Per questo motivo, soprattutto negli atleti di alto livello, può essere utile prestare attenzione anche all’apporto di fibra, per evitare eccessiva sazietà, disturbi gastrointestinali durante l’esercizio e ridotto introito calorico.
Come introdurre adeguatamente le proteine vegetali
Il fabbisogno proteico dipende dal tipo di sport praticato e dal livello di allenamento. Le linee guida della nutrizione sportiva raccomandano un apporto proteico di 1,2–2 g/kg di peso corporeo al giorno per favorire adattamento, riparazione muscolare e recupero. Per gli atleti vegetariani, alcune evidenze suggeriscono un incremento del 10–20% dell’apporto proteico, arrivando a circa 1,6–2,2 g/kg di peso corporeo al giorno, in base a frequenza, intensità e volume dell’allenamento.
Alcune strategie pratiche possono aiutare a pianificare correttamente una dieta vegetariana:
• combinare cereali e legumi nel corso della giornata (ad esempio pasta e fagioli, riso e lenticchie, pane integrale e hummus)
• variare le fonti proteiche, alternando legumi, soia e derivati (tofu, tempeh), seitan, quinoa, frutta secca e semi
• distribuire le proteine nei pasti principali, evitando di concentrarle in un unico pasto
• nelle diete latto-ovo-vegetariane, includere uova e latticini per migliorare la qualità proteica complessiva
La ricerca mostra come, ai fini della performance, contino più l’apporto proteico totale, la distribuzione delle proteine nei pasti e l’adeguatezza dell’introito energetico complessivo, piuttosto che la singola fonte proteica. Anche nelle diete vegetariane risultano, quindi, fondamentali il timing e la distribuzione delle proteine, puntando a circa 2 g/kg di peso corporeo al giorno e un apporto di leucina di 1,5–3 g per pasto, così da favorire il recupero e la sintesi proteica muscolare.
Micronutrienti da non trascurare
Oltre alle proteine, alcuni micronutrienti risultano meno abbondanti o meno biodisponibili nelle diete a base vegetale, tra cui vitamina B12, vitamina D, ferro, zinco, calcio, omega 3 e creatina. Per questo motivo è consigliabile un monitoraggio periodico e, se necessario, una supplementazione personalizzata.
In particolare, gli alimenti vegetali non contengono vitamina B12, rendendo necessaria la supplementazione, soprattutto negli atleti vegani. Il ferro di origine vegetale è meno biodisponibile rispetto a quello eme, aumentando il rischio di carenze, soprattutto nelle atlete donne. Per quanto riguarda il calcio, gli atleti vegani dovrebbero preferire alimenti fortificati, come bevande vegetali addizionate, poiché alcuni vegetali contengono fattori antinutrizionali che ne riducono l’assorbimento. Infine, negli sport di forza e potenza, la supplementazione di omega 3 e creatina (3–5 g al
giorno) può rappresentare un valido supporto.
Conclusioni
Le evidenze più recente supportano l’efficacia delle diete vegetariane nello sport, sia nelle discipline aerobiche che anaerobiche, e sia a livello amatoriale che professionistico. Le diete a base vegetale offrono diversi vantaggi grazie all’elevato apporto di carboidrati, alla ricchezza di composti antiossidanti e antinfiammatori e ai benefici sulla salute cardiovascolare e sul microbiota intestinale.
Gli atleti vegetariani dovrebbero essere educati a seguire un’alimentazione varia e bilanciata, che includa cereali integrali, frutta, verdura, fonti vegetali ad alto contenuto proteico ed eventualmente uova e latticini, se previsti. In questo modo è possibile raggiungere il fabbisogno proteico al pari degli atleti onnivori. Alcuni micronutrienti richiedono un monitoraggio costante ed eventualmente una supplementazione mirata. In definitiva, è la qualità complessiva della dieta e la sua corretta pianificazione, più che il tipo di dieta in sé, a determinare la prestazione sportiva. Fondamentale resta il raggiungimento del fabbisogno energetico e un adeguato apporto di carboidrati per favorire l’adattamento e massimizzare la performance, in ogni tipo di sport.
Articolo di Lara Brignoli – dietista clinica e sportiva, MindFit Clinic
Bibliografia
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