Rivolta in Iran, “L’Europa condanni questi massacri e ci aiuti a riprendere la nostra libertà”
Uno studente iraniano che vive in provincia di Bergamo racconta la situazione in Iran e le speranze per il suo Paese
L’Iran al buio e le persone in strada accendono le torce dei cellulari per dimostrare la loro massiccia presenza. Le poche immagini o video che escono dal Paese mostrano una nazione prostrata. Alcuni cittadini nei capannoni cercano in sacchi neri i propri parenti morti, uccisi nelle proteste in piazza.
Una situazione che mette l’Iran al centro dell’attenzione del mondo. Papa Leone nell’Angelus di domenica 11 gennaio chiede di “intensificare gli sforzi di pace. Il mio pensiero va all’Iran e alla Siria”.
Ciò che sta vivendo questo Paese è qualcosa di più di una protesta, ma una vera rivoluzione popolare contro il regime che dal 1979 governa l’Iran. Le rivolte al regime non sono mai mancate dal 1979, dalla fondazione della Repubblica Islamica” spiega H.O. 30 anni studente iraniano che vive in provincia di Bergamo. “L’ultima del settembre 2022 quando Mahsa Amini fu brutalmente assassinata dalla Polizia Morale iraniana per non aver indossato correttamente l’hijab. Da allora, il suo ricordo anima le piazze che, in Iran e in tutto il mondo, chiedono a gran voce la capitolazione del regime degli ayatollah. Nel 2022 però ci fu l’appoggio della Russia al regime di Teheran, basti pensare che circolava un video nel quale si vedeva un poliziotto che stava picchiando una donna ed un altro agente lo ferma e gli parla in inglese “Stop mister, stop!”. Chi stava picchiano era una mercenario assoldato per placare la sommossa.
Perché questa volta è diverso?
Perché il regime ha perso le sue basi. Il bazar che è praticamente il mondo del commercio che gravita attorno alle moschee e che è sempre stato collegato ai Mullah. Era nella natura dell’Iran, è sempre stato così. Ma ora assistiamo ad una scollatura, ad una divisione, che significa perdita di potere, di dialogo, di controllo. Se prima l’imam portava clienti al bazar, oggi non è più così.
Una rivolta che parte dall’economia quindi?
Sì, basti pensare che quando è avvenuta la rivoluzione del 1979 per un dollaro ci voleva un controvalore di 75 rial, dieci anni fa per un dollaro ci volevano 3.500 rial ed oggi siamo a milione e cinquecentomila rial. C’è un’inflazione fuori controllo. Ciò che però pesa sui cittadini iraniani, sulla popolazione, sono state le scelte fatte che hanno assorbito tantissime risorse economiche per sostenere guerre ed armamenti dalla Palestina al Libano e allo Yemen. Tutto questo non ha nulla a che fare con gli interessi degli iraniani. E hanno allontanato sempre di più la popolazione dal governo.
Non temete che questa rivolta sia guidata dagli Stati Uniti?
Sinceramente no. Gli iraniani non guardano agli Stati Uniti, vogliono la loro libertà.
In questi giorni si parla spesso di un ritorno del figlio dello Scia Reza Pahlavi. Non temete un ritorno alla monarchia?
Reza Ciro Pahlavi ha una qualità, una cifra, una moralità che a molti sfugge: non si è mai fatto corrompere. Ha sempre cercato di rimanere neutro. Per questo è riuscito a attirare tutta questa attenzione degli iraniani e dalle migliaia di esuli sparsi nel mondo.

Una monarchia sarebbe il passaggio alla democrazia?
In Iran guardiamo ai principali Paesi democratici in Occidente sono tutte monarchie: Inghilterra, Norvegia, Danimarca, Spagna. Il principe Ciro Reza Pahlavi garantisce questo passaggio ad monarchia dai valori occidentali. Ciò che oggi registriamo rispetto al passato è che c’è sostegno verso il suo nome da parte delle varie etnie dell’Iran, dai curdi agli azeri, dai Baluchi agli armeni fino ai turchi. È questa unità che fa la differenza. A questa si deve aggiungere l’impegno della Russia sul fronte ucraino e questo non le permette di riservare attenzione all’Iran. Se uno conosce la storia dell’Iran sa perfettamente il ruolo che ha svolto la Russia in passato, ora che questo Paese è impegnato altrove permette all’Iran una sua autonomia di scelta verso un progresso economico e politico.
È in collegamento con i suoi parenti in Iran?
No, purtroppo no perché non c’è nessuna connessione con l’Iran. Non li sento da quattro giorni.
Che cosa può fare l’Italia o l’Unione Europea in questa fase?
L’Unione Europea così come ogni Paese deve convocare l’ambasciatore iraniano per chiedere ragione di ciò che sta succedendo in Iran. Deve chiedere risposte, condannare questi attacchi al popolo, stanno ammazzando persone indifese che protestano legittimamente, e chiedere di dare libertà.
Oggi, nell’Angelus della domenica, Papa Leone si è detto preoccupato per la situazione in Iran.
È un gesto che abbiamo molto apprezzato. Una vicinanza che dimostra che il mondo ci ha visto, ha visto questa sofferenza del popolo iraniano che chiede libertà.


