Logo

Temi del giorno:

Parigi, meno auto e più spazio pubblico: la rivoluzione che può cambiare le città

Più pedoni, più biciclette, più verde. La capitale francese riduce traffico, inquinamento, rumore. E migliora la qualità della vita. La bergamasca Ilaria Zilioli dell’Esa: “Non è solo una questione di trasporti, ma di cambio di mentalità, scelte coraggiose e consenso costruito nel tempo”

Bergamo. Ridurre lo spazio per le auto, restituirlo alle persone e migliorare la qualità della vita: Parigi è diventata uno dei principali laboratori europei di trasformazione urbana. Il cambiamento è stato costruito con scelte coraggiose, mantenute malgrado le resistenze iniziali, raggiungendo risultati evidenti oggi su traffico, aria, rumore e spazi pubblici. Ce ne parla Ilaria Zilioli, bergamasca, legal officer dell’Agenzia spaziale europea, l’Esa, nella sede di Parigi, dove vive da 25 anni.

Parigi è indicata come modello di svolta urbana. Quali sono i benefici visibili e misurabili? Com’è stato costruito il consenso al cambiamento?

“Il progetto “Paris Respire” è stato messo in atto da Anne Hidalgo, sindaca dal 2014, che, all’inizio, ha incontrato molte resistenze. Poi, però, nel 2020 è stata rieletta: significa che la maggioranza dei parigini ha approvato le sue politiche. In effetti, il traffico è diminuito, finalmente ci sono delle isole pedonali, prima inesistenti a Parigi, la qualità dell’aria è migliorata. Hidalgo è stata criticata soprattutto da chi non riesce più a entrare in auto a Parigi dall’esterno, dall’Île-de-France, o la attraversava da est a ovest. Le prime vie chiuse sono state proprio quelle di passaggio lungo le rive della Senna, scatenando una fortissima opposizione. Ma oggi Parigi è diventata una città più vivibile e piacevole. Ora io stessa, che a volte non ne potevo più della metropoli, dico: guarda che bello andare a spasso per Parigi. La apprezzo molto più di prima”.

Quali scelte hanno cambiato il volto della città?

“L’offerta di trasporto pubblico non è stata particolarmente incrementata. Parigi aveva già una buona rete. È cambiato il messaggio: meno auto, riducendone lo spazio sulle strade. Rue de Rivoli, tra la Bastiglia e Place de la Concorde, è stata chiusa al traffico al tempo del Covid e lo è rimasta. Oggi una strada che aveva quattro corsie per le auto ne ha solo una per bus e taxi e due grandissime per le biciclette. Intanto il costo dei parcheggi è salito fino a 8 euro all’ora, rendendo più convenienti la metropolitana, il bus e a volte anche il taxi. I cittadini hanno cambiato abitudini”.

Conta più l’offerta di trasporto pubblico o il cambio di mentalità?

“Conta soprattutto il cambio di mentalità. I cittadini si muovono molto di più a piedi e in bicicletta. Io stessa a Parigi non ho più l’auto. Nella mia strada ci sono scuole frequentate anche da famiglie molto benestanti. Prima i genitori accompagnavano i figli in auto, ora vanno a piedi o in bicicletta. Incontro spesso la moglie di un senatore che prende la metro e va a piedi per portare la bambina a scuola. È proprio un cambio di mentalità: se mi muovo a piedi, educo i bambini a fare lo stesso e respiro un’aria migliore, che fa bene alla salute”.

Il progetto “Paris Respire” ha ridotto anche il rumore urbano. 

“È una cosa meravigliosa. Nei quartieri storici come Le Marais prima c’erano auto che giravano in continuazione alla ricerca di parcheggio. Oggi quelle strade sono dei pedoni. Nei caffè ci si può
sedere all’aperto, chiacchierando e respirando aria più pulita. Si sente il cicaleccio delle persone e non più solo il rumore delle auto. Lo stesso lungo la Senna: è davvero una meraviglia”.

Com’è stato ripensato lo spazio pubblico?

“Molte piazze sono diventate verdi. Place de l’Hôtel de Ville, che era una grande piazza lastricata, è diventata un giardino. Ovunque si cerca di piantumare e lasciar crescere l’erba. Questo aiuta a ridurre il calore, perché Parigi soffre molto le ondate di caldo estivo, con picchi anche di 40 gradi e le vecchie case senza condizionatori. Il verde è fondamentale per abbassare la temperatura e migliorare la vivibilità”.

Generico gennaio 2026Ilaria Zilioli

Ci sono interventi simbolo che hanno aiutato ad accettare il cambiamento?

“Sicuramente la trasformazione delle rive della Senna. C’è stata molta opposizione, anche dura, soprattutto da parte di chi vive fuori città. Ma la sindaca ha avuto il coraggio di andare avanti: oggi i dati le danno ragione. Anche gli Champs-Élysées vengono chiusi al traffico una volta al mese; sono un’autostrada urbana, uno dei punti più inquinati di Parigi: quando vengono chiusi, la città cambia volto”.

In che modo il monitoraggio satellitare, come quello gestito dall’Agenzia spaziale europea tramite il programma Copernicus, può aiutare le città?

“I dati satellitari di osservazione della Terra monitorano l’inquinamento, le isole di calore, l’aumento delle temperature per zone. Combinati con i dati a terra permettono di capire dove si può
intervenire in modo più efficace. Anche grazie ai dati satellitari è aumentata la consapevolezza. L’aria che respiriamo è la stessa per tutti: ricchi e poveri, chi va in auto e chi va a piedi. Se l’aria è inquinata, ci ammaliamo tutti”.

Guardando a una città come Bergamo, è pensabile una trasformazione simile?

“Servono tre cose: consapevolezza, cambio di mentalità e coraggio delle istituzioni. La consapevolezza dell’impatto dell’inquinamento sulla salute e della necessità di ridurre le emissioni del traffico: i dati raccolti durante il lockdown del 2020, quando non circolavano le auto, dimostrano il netto miglioramento della qualità dell’aria. Cambio di mentalità perché la gente si lamenta sempre dei parcheggi e anche per fare 500 metri prende l’auto. Ma muoversi a piedi fa bene alla salute, non inquina e non costa niente. E poi serve coraggio politico. Se non si ha il coraggio di perseguire gli obiettivi fino in fondo, anche rischiando l’impopolarità, non cambierà mai nulla. Hidalgo è stata rieletta proprio perché alla fine i cittadini hanno visto e apprezzato i benefici”.