“A 20 anni tre mesi in coma per una malattia rara, ora porto la fiamma olimpica”
Beatrice Testa, 22enne di Zandobbio, tra i tedofori delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. A dicembre 2023 è stato ricoverata per 8 mesi a causa di un encefalite autoimmune da ricettori anti-nMDA. Poi la risalita
Una malattia rara, a 20 anni. Il buio. Poi la resilienza. Una rinascita culminata dal raggiungimento della fiaccola olimpica, veicolo di messaggi fatti di spirito e forza interiore.
Beatrice Testa, 22enne bergamasca di Zandobbio, tra pochi giorni a Iseo sarà una dei tantissimi tedofori che hanno avuto e avranno l’onore di stringere con le proprie mani la torcia delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, al via il 6 febbraio.
Un passo indietro. Siamo nel 2023. Beatrice vive una quotidianità all’apparenza normale e frequenta l’Università di Bergamo, nello specifico la facoltà di Diritto per l’impresa nazionale e internazionale. A dicembre i primi scricchiolii fisici: “Ho iniziato ad avere mal di testa e dolori di stomaco. Pensavo fosse una labirintite”. E invece la giovane non aveva idea di quello che le sarebbe successo da lì a poco. “Un giorno, all’improvviso, ho avuto una convulsione e da quel momento non ricordo più nulla”. Da lì la corsa d’urgenza in ospedale con i medici alla ricerca disperata di una diagnosi. E il 9 gennaio 2024 una puntura lombare sentenzia: si tratta di un’encefalite autoimmune da ricettori anti-nMDA, una rara e grave infiammazione al cervello.
La vita d’un tratto si ferma. Beatrice attraversa tre mesi di coma farmacologico all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo. Qui lotta, e resiste. Poi, ecco il primo bagliore di luce: “Dopo la somministrazione di un farmaco sperimentale i miei anticorpi ‘cattivi’ da incontabili sono risultati debolmente positivi e hanno potuto risvegliarmi”. Un lungo respiro di sollievo: la risalita può cominciare.
In ospedale resta fino a maggio, prima di essere trasferita per altri tre mesi al centro riabilitativo di Mozzo. “Dove sono riuscita a ricominciare a camminare, a recuperare a poco a poco la memoria e a ripartire dalle cose semplici”, spiega Beatrice. Una volta tornata a casa, lo stravolgimento è anche interiore: “La mia visione della vita è cambiata, se prima tante cose facevo fatica ad accettarle ora invece riesco a dare maggiore importanza a quello che conta davvero, come i momenti con la famiglia e gli amici”
Ora, in lei, c’è una consapevolezza maggiore. Con il mantra “Mola mia”, da bergamasca e tifosa atalantina. Uno dei primi pensieri post rientro a casa, quale sarà stato? “Era settembre 2024, mi ricordo che avevo una visita e chiesi immediatamente al dottore se potevo andare allo stadio a vedere l’Atalanta. Lui mi rispose di sì, chiaramente con le giuste precauzioni. Fu una grande gioia”.
Ciliegina sulla torta: il 17 gennaio prossimo, lungo la tratta Piacenza-Brescia, Beatrice camminerà a fianco della fiamma olimpica: “Uscita dall’ospedale mia mamma mi ha trovato questo link a cui potersi iscrivere per candidarsi, e dopo qualche mese è arrivata la notizia che ero stata scelta. È stata un’emozione incredibile soprattutto per quello che rappresenta la fiamma”. La aspetta una giornata che non dimenticherà.

