Nouri Hedhili interrogato d’urgenza dal pm: restano delle zone grigie da chiarire, ma prevale la tesi dell’incidente. La procura ha chiesto la revoca della misura cautelare
Bergamo. Il pubblico ministero Maria Esposito ha disposto l’interrogatorio d’urgenza di Nouri Hedhili alla luce delle novità emerse nelle ultime ore, in particolare dagli esiti dell’autopsia che non hanno escluso l’ipotesi di una caduta accidentale dal tetto. Un’ipotesi compatibile con quanto accertato anche grazie al drone dei carabinieri, che ha documentato la presenza di lavori in corso sull’abitazione.
Davanti al pm, Hedhili ha confermato la quarta e ultima versione già fornita nei giorni scorsi, prima del fermo: secondo quanto riferito, Hassan Matried, 43 anni, egiziano, sarebbe precipitato dal tetto dell’abitazione dell’indagato, in via Galliano a Verdellino, dove era stato chiamato per eseguire dei lavori.
Una ricostruzione arrivata dopo una lunga sequenza di racconti contraddittori , definiti dal gip Michele Ravelli “plurimi, antitetici e palesemente inverosimili”. In un primo momento Hedhili aveva dichiarato di non sapere nulla dell’accaduto, successivamente aveva parlato di un malore improvviso avvenuto in un parcheggio, poi di una caduta dal tetto. Anche la presenza del suo furgone in Val Taleggio era stata inizialmente giustificata con il trasporto di cibo a una famiglia bisognosa, prima di ammettere che era stato lui a trasportare il corpo e ad abbandonarlo in una piazzola a circa 60 chilometri dall’abitazione.
Proprio questo susseguirsi di versioni, insieme all’occultamento del corpo e del cellulare della vittima in un tombino, ha portato il Tribunale di Bergamo a convalidare il fermo e a disporre la custodia cautelare in carcere. Misura che ora la stessa Procura ha chiesto al gip di revocare, alla luce dell’evoluzione delle indagini.
Indagini che vanno avanti. Ci sono ancora diversi punti da chiarire, ma l’ipotesi di un incidente sembra prevalere. “Il mio assistito è provato, spaventato e profondamente dispiaciuto”, ha dichiarato l’avvocato Gianluca Paris al termine dell’interrogatorio. Anche lui e il collega Simone Inno hanno presentato istanza di scarcerazione.
Quanto alle menzogne iniziali, Hedhili avrebbe ribadito di aver agito in preda al panico: temeva che il corpo venisse trovato in casa e che gli venissero contestati lavori in nero. La paura per le conseguenze e il tentativo di proteggere la famiglia lo avrebbero spinto a mentire e ad agire in modo così maldestro e irresponsabile.
E ora, che succede? Il gip dovrà esprimersi sulla richiesta avanzata della procura. Probabile, a questo punto, che l’accusa mossa nei confronti del 53enne tunisimo venga riformulata. Potrebbe configurarsi l’omicidio colposo, così come l’occultamento di cadavere.