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Giallo di Taleggio, l’autopsia non scioglie i dubbi: resta aperta l’ipotesi della caduta

Durato ore, l’esame del medico legale non è bastato a comprendere le cause della morte del 43enne egiziano Hassan Matried

Bergamo. L’autopsia eseguita venerdì 9 gennaio sul corpo di Hassan Matried non è bastata a chiarire definitivamente le cause della morte. Il 43enne egiziano era stato trovato senza vita, nascosto sotto delle coperte in una piazzola della Val Taleggio. Le fratture e le lesioni riscontrate – con particolare attenzione ai traumi cranici – potrebbero essere compatibili anche con una caduta accidentale, secondo quanto rilevato dal primario di Medicina legale dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, Matteo Marchesi.

Un dato che lascia aperte diverse ipotesi investigative, compresa quella sostenuta dalla Procura: Matried sarebbe stato ucciso da Nouri Hedhili, artigiano tunisino di 53 anni, incensurato e padre di tre figlie, attualmente in carcere con l’accusa di omicidio volontario. A sostegno di questa ricostruzione pesano le numerose versioni fornite dall’uomo ai carabinieri e i tentativi di depistaggio: il corpo è stato abbandonato a 60 chilometri da casa e il cellulare dell’egiziano gettato in un tombino.

L’indagato, difeso dagli avvocati Simone Inno e Gianluca Paris, avrebbe agito per il panico seguito all’incidente avvenuto nella sua abitazione di Verdellino, dove Matried si era recato per svolgere alcuni lavori edili. Nell’ultima versione fornita prima di avvalersi della facoltà di non rispondere, Hedhili sostiene che l’uomo sia precipitato dal tetto. Proprio sull’abitazione, ora posta sotto sequestro, si sono concentrate nelle ultime ore le attività dei carabinieri del Nucleo investigativo, tornati sul posto con droni e luminol per raccogliere elementi utili alla ricostruzione dei fatti.