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De Ketelaere 2.0, il leader sempre presente e il peso delle giocate oltre i numeri
Foto Andrei Eduard Huiala

Non segna da 4 mesi, ma è un digiuno di cui non si è accorto nessuno: unico sempre titolare con Palladino, è il centro di gravità dell’Atalanta

Già nei primi giorni in carica alla guida dell’Atalanta, mister Raffaele Palladino ha sottolineato a più riprese un concetto in particolare: quanto Charles De Ketelaere sia un leader del gruppo, quanto in campo il suo peso emotivo e tecnico risalti e debba risaltare. In un mondo del calcio in cui spesso e volentieri certe dichiarazioni vengono contraddette dai fatti o si rivelano essere di circostanza, la sottolineatura così decisa e convinta di un allenatore che aveva riconosciuto da pochi giorni aveva colpito. Nel segno, anche.

Fatti, dicevamo. C’è un solo giocatore che è sempre stato titolare in tutte le 11 partite con il tecnico di Mugnano in carica: il numero 17. Che è il primo anche per minutaggio complessivo speso in campo. Non gli è mai stato concesso un turno di riposo, evidentemente perché non se ne sentiva il bisogno, pur avendo dietro un altro talento come Samardzic che avrebbe potuto ritagliarsi più spazi. Non è mai uscito dal campo con il risultato di una partita in bilico e in totale è stato sostituito solo 4 volte. Un’abitudine diversa rispetto al passato dell’era Gasperini, in cui gli attaccanti erano quasi sempre i primi a essere sostituiti. Charles in particolare.

Sempre parlando di numeri, è dopo Scamacca il giocatore più decisivo nel ciclo in oggetto, con 2 gol e 4 assist, mentre il numero 9 è a 5 reti e 2 passaggi decisivi. È il più creativo di tutta la squadra considerando che ha quasi 5 assist attesi in tutta la stagione. Ha avuto un ruolo attivo in 9 gol sui 19 totali, praticamente la metà, con le sue azioni genera 5 situazioni di tiro a partita, viaggiando ad un ritmo di 2,5 passaggi chiave per gara.

Atalanta Chelsea De ketelaere

Questi sono i numeri. Poi ci sono gli ‘intangibles’, dicono nei paesi anglofoni, quei dettagli che le statistiche non rilevano. Che poi sono quel fattore determinante che fa dimenticare il fatto che, se ci limitiamo alle partite di Serie A, De Ketelaere non segna dalla doppietta contro il Lecce, praticamente da 4 mesi. E chi se ne è reso conto? Forse solo i suoi fantallenatori. Perché poi, guardando le partite, si notano soprattutto tutte quelle piccole, grandi cose che il belga fa all’interno della partita per legittimare quella definizione di leader affidata dal suo allenatore, perfettamente centrata e portata in campo in ogni occasione.

Vedasi lo scatto che fa a Bologna sullo 0-2 per spezzare a metà la difesa e servire un pallone al bacio a centro area che per poco non viene trasformato in tris, giusto per citare l’ultimo esempio della serie. Fotografia impeccabile di ciò che l’Atalanta aspira ad essere in questo nuovo corso: una squadra che ha voglia di rischiare la giocata in avanti, di non avere paura dell’errore, di essere continua e guadagnare così la fiducia. “È qualcosa che ci è mancato a inizio anno: ora i ragazzi davanti sono pronti a ricevere la palla” ha detto capitan De Roon nel post partita.

In questa nuova gestione, Charles ha trovato proprio questa svolta di continuità che storicamente gli è sempre mancata. Anche lo scorso anno nel periodo autunnale era a tratti ingiocabile, poi però aveva finito per spegnersi lentamente nella seconda metà di stagione. Come già successo anche in altre occasioni: non c’era mai stata questa impressione che l’Atalanta fosse De Ketelaere più altri 10, come è invece adesso. E non è solo una questione di scelte, di “rivedersi”, di avere più talento di altri.

Charles De Ketelaere

Crescendo si impara, si dice. Beh, il nativo di Brugge ha imparato eccome. Guardarlo oggi e ripensare a quel giocatore accusato spesso di essere troppo timido, leggero, non sufficientemente grintoso, fa quasi sorridere. Come la reazione di Verona alla sostituzione al 70’, con i suoi sotto 3-0: “Ci tenevo troppo”. D’altronde lui l’Atalanta se la sente davvero cucita addosso.

Si sente la responsabilità, anche per i compagni: sapeva quanto Krstovic avesse bisogno di un gol e gli ha offerto un pallone al bacio da spingere in porta. Questa è leadership. Ancora una volta, mister Palladino aveva ragione.