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Le contraddizioni di Nouri Hedhili, in cella per l’omicidio del migrante abbandonato a Taleggio: davanti al gip sceglie il silenzio
Nel riquadro a sinistra la vittima, il presunto assassino a destra. Sullo sfondo la scena del ritrovamento

Il 53enne tunisino si è avvalso della facoltà di non rispondere. A pm e carabinieri aveva fornito più versioni: nell’ultima ha parlato di una caduta dal tetto di casa a Verdellino, dove Hassan Matrid stava eseguendo dei lavori

Lui nega, parla di un incidente. Il problema è che, riguardo a quell’incidente, avrebbe fornito versioni diverse, il che mina gravemente la sua credibilità agli occhi degli inquirenti, che lo accusano di omicidio volontario. Nouri Hedhili, 53enne di origini tunisine con regolare permesso di soggiorno, incensurato, è difeso dagli avvocati Simone Inno e Gianluca Paris (quest’ultimo nominato in un secondo momento). Hedhili avrebbe genericamente parlato di una caduta. Nell’ultima versione fornite al pm Maria Esposito, che coordina le indagini dei carabinieri, Hedhili avrebbe raccontato che Hassan Matrid, 43 anni, egiziano, domenica mattina si trovava a casa sua a Verdellino per eseguire dei lavori. Il tunisino è un artigiano edile, l’egiziano lavorava saltuariamente come muratore. A quanto pare, non era la prima volta che i due collaboravano. I lavori avrebbero interessato anche il tetto. A un certo punto, Matrid sarebbe caduto: un volo di 4-5 metri che non gli avrebbe lasciato scampo. Una versione tutta da verificare, ma che non sembra granché convincere chi indaga, proprio come le altre. Hedhili avrebbe ammesso soltanto di aver spostato il corpo dall’abitazione e di averlo caricato sul furgone, per poi trasportarlo fino a Taleggio. Ore e ore passate in auto con un cadavere nel bagaglio, scaricato a 60 chilometri da casa sul ciglio di una provinciale , dove era facilmente individuabile. Perché?

taleggio carabinieri

Giovedì mattina (8 gennaio) Hedhili è comparso davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia avvalendosi della facoltà di non rispondere: nelle prossime ore è attesa la decisione del gip, che potrà confermare il carcere oppure scegliere una misura meno afflittiva come chiesto dagli avvocati. Venerdì, all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, è invece prevista l’autopsia sul corpo del 43enne, che presentava gravi traumi alla testa “compatibili con un’azione violenta”. Matrid, sposato e padre di due figlie, aveva soggiornato in un centro di accoglienza per migranti a Taleggio, prima di essere trasferito un paio di anni fa a Sotto il Monte. Domenica, però, non era rientrato a casa, lasciando dietro di sé più di un interrogativo. Hedhili, a sua volta sposato, è padre di tre figlie che studiano per diventare infermiere. La moglie lo aveva raggiunto a Verdellino solo cinque mesi fa. Il cerchio attorno a lui si è stretto rapidamente, portando al fermo la sera del 6 gennaio. Il giorno dopo il ritrovamento del corpo, la mattina del 5 gennaio lungo la provinciale 25 a Taleggio, sotto alcune coperte in una piazzola di sosta. L’analisi dei tabulati telefonici di Matrid e i filmati delle telecamere di sorveglianza, uniti ai dati dei sistemi di lettura targhe, hanno permesso di rintracciare il furgone usato per trasportare il corpo della vittima: un Renault Master bianco. I carabinieri hanno anche individuato l’orario dell’abbandono del cadavere, tra le 5:57 e le 6:15 del 5 gennaio.

cadavere taleggio

Il corpo di Matrid era stato notato da un’auto di passaggio. Subito erano emerse ferite, in particolare sul lato sinistro del capo. Le indagini hanno permesso di accertare che alle 10 del 4 gennaio Matrid si trovava nell’abitazione del conoscente tunisino. E che, poco dopo, intorno alle 10:50, Hedhili si era allontanato a piedi per mettersi successivamente alla guida del proprio furgone alle 11:05. L’indagato è stato sentito a più riprese tra la sera del 5 gennaio e quella del 6 gennaio, quando gli è stato notificato il fermo. In queste circostanze avrebbe fornito diverse versioni dei fatti. Le incongruenze emerse nelle sue dichiarazioni, unite alle ammissioni riguardanti lo spostamento del cadavere e il successivo occultamento, hanno convinto il pubblico ministero Esposito a disporne il fermo. Il sospetto è quello di una lite per screzi lavorativi finita male, anche se il 53enne finora ha negato ogni addebito parlando di un evento accidentale. L’abitazione di Verdellino non risulta sotto sequestro, così come non sarebbero stati sequestrati altri oggetti (a parte il furgone). Svelato, infine, il mistero sul cellulare smarrito dalla vittima: è stato ritrovato in un tombino a Verdellino. A recuperarlo sono stati i carabinieri, su indicazione dello stesso Hedhili.