Chi è Hedhili Nouri, il muratore tunisino accusato dell’omicidio di Hassan Matried
Residente a Verdellino, è in carcere. Il cadavere del 43enne era stato trovato lunedì mattina a Taleggio, nascosto sotto alcune coperte
Taleggio. Il cerchio si è stretto velocemente nei giorni scorsi, fino al provvedimento di fermo eseguito nella serata di martedì. Potrebbe essere già arrivato a una svolta decisiva il delitto di Hassan Matried, il 43enne egiziano trovato morto nella mattinata di lunedì 5 gennaio lungo la provinciale 25 a Taleggio, nascosto da alcune coperte in una piazzola di sosta sul ciglio della strada.
Coordinati dalla pm Maria Esposito, i militari del Nucleo investigativo sono riusciti a ricostruire le ultime ore di Matrid, fino ad arrivare al nome di un sospettato, nei confronti del quale sarebbero stati trovati elementi sufficienti a giustificare il provvedimento di fermo.
Le indagini dei carabinieri hanno portato fino a un cittadino tunisino di 53 anni, Hedhili Nouri, residente a Verdellino, in regola con il permesso di soggiorno e incensurato: attraverso l’analisi incrociata dei tabulati telefonici della vittima e dei filmati estrapolati dai sistemi di video sorveglianza pubblica e privata, nonché dall’esame dei sistemi di lettura targhe presenti in provincia, i Carabinieri sono riusciti ad individuare il furgone utilizzato per trasportare il corpo della vittima sul luogo del rinvenimento e ad individuare l’ora dell’abbandono del cadavere, compresa tra le 05:57 e le 06:15 di lunedì.
Il corpo del 43enne era stato notato da un’auto di passaggio: subito erano emerse ferite compatibili con un’azione violenta, in particolare sul lato sinistro del capo. Solo l’autopsia, in programma venerdì all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo chiarirà l’esatta causa del decesso.
Sposato e padre di due figlie, rimaste in patria, Matried aveva trascorso un periodo al centro di accoglienza per migranti di Taleggio, prima di essere trasferito a Sotto il Monte: proprio qui domenica non aveva fatto ritorno, lasciando più di un interrogativo.
I militari sono risaliti al proprietario del furgone, un muratore che da mesi era in contatto con la vittima con la quale saltuariamente effettuava piccoli lavori edili.
La successiva attività di indagine ha consentito di collocare l’indagato e la vittima insieme nell’abitazione dell’indagato dalle 10 del 4 gennaio, ed il successivo repentino allontanamento dall’abitazione a piedi dell’indagato alle successive 10:50, per tornare poi alla guida del proprio furgone fino dinanzi alla abitazione, dalla quale si era allontanato nuovamente alle 11.05.
L’indagato è stato sentito a più riprese tra il momento della sua individuazione, avvenuta nel corso della sera del 5 gennaio e la sera del 6, quando gli è poi stato notificato il provvedimento di fermo: nelle diverse circostanze ha progressivamente fornito più versioni dei fatti accaduti.
Sulla base delle incongruenze accertate nella ricostruzione fornita e delle ammesse e verificate condotte finalizzate allo spostamento del cadavere dall’abitazione da parte dell’indagato, ed al successivo occultamento, il Pubblico Ministero ha disposto il fermo del cittadino tunisino.
Sono in corso numerose ulteriori attività funzionali alla ricostruzione dei fatti. L’indagato è stato portato in carcere a Bergamo a disposizione del Giudice per le indagini preliminari, ed in attesa del relativo interrogatorio.


