Referendum sulla Giustizia, le ragioni del “No” del Movimento 5 Stelle
Massimo Bologna, rappresentante M5S Bassa Bergamasca: “In gioco l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’indipendenza della magistratura”
Nei prossimi mesi cittadine e cittadini saranno chiamati a esprimersi, tramite referendum confermativo, sulle modifiche costituzionali approvate dall’attuale maggioranza parlamentare in materia di ordinamento giudiziario, sulla separazione delle carriere dei magistrati.
Si tratta di una scelta di straordinaria rilevanza democratica, perché incide direttamente sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sulle garanzie dei diritti e delle libertà fondamentali sancite dalla Costituzione.
“Quella che il Governo presenta come una “riforma della giustizia”, nota come Riforma Nordio, non affronta i problemi reali del sistema giudiziario: la durata eccessiva dei processi, la grave carenza di personale, l’insufficienza di risorse materiali e organizzative – spiega Massimo Bologna, rappresentante M5S Bassa Bergamasca -. Nessun investimento strutturale, nessuna risposta concreta alla domanda di giustizia che arriva dalla società. Il vero obiettivo della riforma è un altro: ridisegnare l’assetto costituzionale della magistratura rendendola più esposta al condizionamento politico. Per questo il MoVimento 5 Stelle ritiene che votare NO al referendum sia un atto di responsabilità civile e democratica. La riforma si fonda su tre pilastri che, nel loro insieme, delineano un chiaro disegno di indebolimento dell’autonomia del potere giudiziario”.
Separazione delle carriere
La riforma introduce due ordini distinti di magistrati: giudici da una parte e pubblici ministeri dall’altra. Una misura presentata come necessaria per garantire la terzietà del giudice, ma che non trova riscontro nella realtà. Già oggi, dopo le riforme del 2006 e del 2022, il passaggio tra funzioni è rigidamente limitato: può avvenire una sola volta, nei primi anni di carriera e con forti vincoli territoriali. I dati dimostrano che i cambi di funzione sono statisticamente irrilevanti: non si modifica la Costituzione per un fenomeno che riguarda poche decine di magistrati su migliaia. Anche l’idea di un giudice “appiattito” sulle posizioni dell’accusa è smentita dai numeri: le percentuali di assoluzione nei processi penali sono elevate. Ogni decisione è motivata e sottoposta al controllo dei gradi successivi di giudizio. Il pubblico ministero, inoltre, non è una parte privata, ma un magistrato obbligato per legge a ricercare anche gli elementi favorevoli all’indagato. La separazione totale delle carriere non rafforza la giustizia: rompe l’unità della magistratura e apre la strada a un PM più facilmente controllabile dal potere politico, come dimostrano esperienze di altri Paesi.
Sdoppiamento e sorteggio del CSM
Il secondo punto critico riguarda la divisione del Consiglio Superiore della Magistratura in due organi distinti e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei suoi componenti. I membri di nomina parlamentare verrebbero estratti da liste predisposte dal Parlamento stesso, senza adeguate garanzie di pluralismo e trasparenza. È evidente il rischio che la maggioranza di turno possa orientare politicamente la composizione dei nuovi CSM. Ancora più grave è il sorteggio tra tutti i magistrati in servizio, che impedisce una scelta consapevole dei rappresentanti e produce una rappresentanza casuale, debole e potenzialmente priva delle competenze necessarie per un organo di rango costituzionale. Il sorteggio non risolve i problemi del CSM: lo indebolisce, lo rende meno autorevole e più vulnerabile alle pressioni esterne.
Alta Corte disciplinare
Infine, la riforma sottrae al CSM la funzione disciplinare e la affida a una nuova Alta Corte, composta in parte da membri nominati o sorteggiati dal Parlamento. Questa Corte deciderebbe in via definitiva, senza possibilità di ricorso alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Si elimina così il controllo di legittimità del massimo organo giurisdizionale, riducendo ulteriormente le garanzie di indipendenza.
“Il messaggio è chiaro: un magistrato più esposto a sanzioni difficilmente contestabili è un magistrato più timoroso. Per tutte queste ragioni la Riforma Nordio va respinta – conclude Massimo Bologna, rappresentante M5S Bassa Bergamasca -. Il NO al referendum non è una difesa corporativa dei magistrati, ma una difesa dei cittadini, dei loro diritti e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Una magistratura libera, autonoma e non intimidita è una garanzia per tutte e tutti, soprattutto per chi ha meno strumenti per difendersi. Difendere la Costituzione significa difendere la democrazia”.


