Romano, al via lo studio per i lavori di demolizione del Palazzo Muratori: “Restituiremo alla piazza il suo valore”
L’amministrazione punta a recuperare lo spazio occupato dal palazzo, restituendo vitalità e armonia al cuore della città
Romano. C’è chi lo considera un pugno nell’occhio e chi invece ne difende le forme moderne. Parliamo di Palazzo Muratori: l’edifico sede del centro civico comunale che, nel giro di qualche anno, potrebbe essere abbattuto. La struttura dall’architettura audace e ipermoderna sorge nel cuore della città affacciandosi, da un lato, sul sagrato della chiesa parrocchiale diSanta Maria Assunta e San Giacomo Apostolo e, dall’altro, sulla chiesa della Beata Vergine di Lourdes e la basilica di San Defendente Martire.
Nel tempo, è entrato nel quotidiano dei romanesi che, per la sua peculiarità, lo hanno scherzosamente – ma non troppo – ribattezzato il “mostro”.
Ora l’amministrazione comunale guidata da Gianfranco Gafforelli punta a ridisegnare, recuperando lo spazio ora occupato dal controverso Palazzo, la piazza della città attraverso la demolizione dell’edificio. Il Comune ha infatti incaricato un professionista esterno di realizzare uno studio preliminare per verificare la fattibilità dell’intervento.
Una volta stabilita l’entità economica dell’operazione e reperite le risorse necessarie per sostenerla si potrà dunque dare seguito all’azzeramento della struttura e, in un secondo momento, pensare a come riqualificare la piazza.
Tranchant il sindaco Gianfranco Gafforelli: “Non intendiamo rigenerare l’edificio né sostituirlo con qualcos’altro. La nostra idea – spiega – è quello di restituire alla piazza il suo ruolo, in armonia con le due chiese e il Palazzo della Ragione. Si tratta – aggiunge – di un progetto ancora in alto mare che verrà definito cammin facendo”.
un particolare di Palazzo MuratoriLa costruzione di Palazzo Muratori, su progetto dell’architetto Fausto Bontempi, risale al 1995 e sorse al posto del precedente edificio della Cariplo, in piazza Roma, nel cuore storico e artistico della città. Il nome dell’edificio vuole essere un omaggio all’“ars muratoria”, il mestiere più diffuso in città. La struttura è composta da una spaziosa sala conferenze con copertura vetrata, dalla quale si aprono prospettive sulle facciate delle chiese adiacenti.
Elementi che, però, non sono mai bastati a convincere del tutto la popolazione. Le sue geometrie estrose e fuori dagli schemi hanno alimentato negli anni critiche e discussioni, sfociate, addirittura, in un referendum sull’abbattimento della struttura.
Il percorso, come sottolineato dal primo cittadino, non sarà immediato. Anzi. “Si tratta – prosegue – di un iter lungo, che prevede il coinvolgimento della Soprintendenza per quanto riguarda le modalità di recupero dell’area. Al momento non ci sono risorse finanziarie disponibili, ma contiamo di reperirle entro la fine del 2026. Di concreto, per ora, c’è la volontà di abbattere l’edificio e – conclude il primo cittadino – completare lo studio preliminare per quantificare costi e modalità della demolizione”.

