Un anno di cronaca a Bergamo, cosa ci lasciano i drammi di quest’anno
Le vicende che più hanno scosso l’anno che stiamo per lasciarci alle spalle
Tre gennaio, via Tiraboschi, pieno centro Bergamo. Un giovane è stato ucciso, ma prima ancora di sapere come e perché il dibattito è servito: colpa del degrado, dell’insicurezza, della microcriminalità. La vittima è Mamadi Tunkara, 36 anni. All’inizio non conta chi è, conta il dove. Il luogo pare l’aggravante dell’omicidio, utile a chi cerca scorciatoie politiche. Peccato che degrado e microcriminalità non c’entrino. L’omicida confessa: ha ucciso per gelosia, reale o immaginata poco importa. 7 marzo: Luciano Muttoni viene massacrato nella sua cucina a Valbrembo per cinquanta euro e un’occhiata sbagliata. 16 maggio: Riccardo Claris viene accoltellato a morte dopo una lite al bar, gonfiata dall’identità del tifo tribale. Si uccide per niente, e non è una novità. 26 giugno: Vika, 14 anni, arrivata in Italia per sfuggire alla guerra in Ucraina, precipita dal tetto dell’ex Reggiani. A scuola aveva fatto un disegno: una ragazza che piange e una città in fiamme. “Se lo vedete bruciatelo perché non ha nessun futuro, come me”. Il disagio giovanile non ha solo il volto della rabbia, ma anche della solitudine. 14 ottobre: Pamela Genini viene accoltellata dall’ex compagno nonostante avesse parlato, chiesto aiuto, lasciato segnali un po’ ovunque. Mancava una denuncia formale, però. Del resto, nella società di oggi, la forma conta più della sostanza. Forse anche quando in ballo c’è la vita delle persone.












