Dal 2027 il Regno Unito torna nel programma Erasmus. UniBg: “Segnale di riapertura geopolitica”
L’ateneo di Bergamo ha accordi con 8 università britanniche: “Ci aspettiamo un intensificarsi dei flussi”. Pubblicato il bando di mobilità internazionale: una decina di nuove sedi tra l’Asia e le Americhe
Le ripercussioni erano state avvertite anche dagli studenti di UniBg. Il canale di scambio verso l’Oltre Manica si era complicato, con iter burocratici più complessi e costosi che avevano causato un netto calo nei flussi di mobilità.
Era il 23 giugno 2016: gli inglesi, chiamati alle urne per un referendum, votarono per uscire dall’Ue. Un divorzio formalizzato solamente all’inizio del 2020. Quasi 6 anni dopo, mercoledì 17 dicembre, con un comunicato congiunto con Bruxelles il Regno Unito ha annunciato un passo indietro, rientrando dal 2027 nel programma Erasmus+ che da generazioni permette agli studenti universitari di trascorrere uno o più semestri in uno degli Stati dell’Unione e non solo.
“Un forte segnale di riapertura geopolitica – sostiene Flaminia Nicora, prorettrice dell’Università di Bergamo con delega all’internazionalizzazione -. Si è trovata una via di mediazione, entrambe le parti hanno riconosciuto che la libera mobilità studentesca europea vale di più della divisione”. La possibilità di recarsi per motivi di studio nella terra di Shakespeare era stata mantenuta, ma la procedura si era notevolmente appesantita. “Un atteggiamento ostativo verso le università europee – osserva Nicora -. Una modalità che non ha giovato a nessuno e che ha avuto conseguenze negative sugli stessi atenei britannici. Il Regno Unito aveva immaginato un programma alternativo che non ha mai funzionato: le borse di studio erano poche, la mobilità ridotta al lumicino”.
Anche il rettore dell’Università di Bergamo, Sergio Cavalieri, ha commentato su LinkedIn la notizia arrivata da Londra prendendo in prestito le parole del pari grado di Harvard, Derek Bob: “Se pensi che l’educazione sia costosa, aspetta e vedrai quanto ti costerà la tua ignoranza”. “Trattare i nostri giovani come dei pacchi postali, innalzando le barriere d’ingresso e le registration fee, non è solo un torto che facciamo a loro ma anche un boomerang enorme per chi le erige”, sentenzia Cavalieri.
Il rettore Sergio CavalieriLe conseguenze forse più impattanti le avevano subite gli studenti europei che negli ultimi 5 anni hanno deciso di intraprendere un intero percorso di laurea iscrivendosi ad un’università inglese. “Con la Brexit sono infatti stati considerati extra comunitari – ricorda la prorettrice -. Hanno iniziato a pagare le stesse tasse di americani e asiatici: conseguenza diretta, un calo verticale delle iscrizioni”. Anche ottenere il visto comporta costi e tempi non indifferenti: “Doverlo richiedere per trascorrere un semestre di studi all’estero era qualcosa di totalmente estraneo allo spirito dell’Erasmus, che da sempre pone l’accento su un’università europea che favorisce lo scambio tra giovani cittadini dell’Unione”.
Nei prossimi mesi, tuttavia, la situazione potrebbe tornare alla ‘normalità’ pre-Brexit. Le università britanniche con le quali l’ateneo di Bergamo ha accordi di mobilità sono otto: Sheffield, Leeds, Manchester, Reading, Birmingham, Swansea, Exeter e Dundee. “Ci aspettiamo un intensificarsi dei flussi, credo che anche tra i nostri studenti ci sarà una ripresa d’interesse – commenta Nicora -. Certo, bisogna anche dire che lo studente britannico non è mai stato molto ‘mobile’: le università hanno spesso una forte componente straniera e il ‘local’ non ha bisogno di uscire per vivere la fecondità culturale di un ambiente internazionale”.
La prorettrice Flaminia NicoraL’ateneo di Bergamo ha di recente pubblicato il nuovo bando Erasmus+, con l’offerta formativa dedicata alla mobilità internazionale che si allarga ancora arrivando a includere nuove sedi ‘gemellate’ nelle Americhe e in Asia. In Argentina l’Universidad Argentina de la Empresa di Buenos Aires e l’Universidad Nacional del Litoral di Santa Fe, l’Universidade Federal de Pernambuco in Brasile e la Pontificia Universidad Católica de Valparaíso in Cile. Poi due nuovi atenei in Cina (Tongji University e la Shanghai Dianji University) e in Giappone (Aoyama Gakuin University e Komazawa University), così come in India (Ahmedabad University e Gd Goenka University). Infine, accordi sono stati presi anche con un ateneo dell’Uzbekistan (l’Uzbekistan State University of World Languages) e uno degli Stati Uniti (la Georgia State University).
“L’offerta sul versante asiatico inizia a essere interessante – riflette Nicora -. La crescita nei numeri testimonia lo sforzo dell’ateneo di ampliare lo sguardo e offrire alla comunità studentesca mete significative. Si è guardato a est perchè anche l’Asia ci osserva con grande interesse”. Verso Asia e Sud America, senza calcolare gli Emirati Arabi Uniti, nell’anno accademico 2025/26 sono stati 80 gli studenti in uscita, 34 quelli accolti nei campus bergamaschi.
“Il Regno Unito da sempre rappresenta un magnete di attrazione per gli studenti extra europei – conclude -. Le restrizioni che la Brexit aveva introdotto, alcune delle quali rimarranno in vigore, hanno fatto apprezzare agli occhi di tanti interlocutori la qualità della formazione italiano dando maggiore visibilità al nostro sistema universitario”.


