L'intervista
|La nuova vita di Giuseppe: “Non bevo alcol da due anni, mi sono rimesso in gioco”
Il bergamasco Giuseppe A, classe 1964, racconta gli importanti progressi che ha compiuto per uscire dall’alcolismo: “Cerco lavoro come badante o come Asa”
“Mi sono rimesso in gioco con tanta determinazione: non bevo alcol da due anni e ho deciso di non berlo più”. Con grande soddisfazione il bergamasco Giuseppe A, classe 1964, racconta i progressi che ha compiuto per cominciare una nuova fase della sua vita.
Passo dopo passo, ha affrontato il problema dell’alcolismo dando prova di una notevole forza di volontà: ora guarda davanti a sé con tanto entusiasmo e la voglia di fare che non gli è mai mancata e gli ha permesso di superare periodi complicati.
La sua storia dimostra che lavorando su se stessi si possono raggiungere obiettivi importanti: non è mai troppo tardi per ricominciare e lui a 61 anni lo sta facendo.
Lo abbiamo intervistato chiedendogli di raccontarci la sua storia.
Ci racconti un po’ di lei
Sono nato nel 1964 a Calcinate, dove ho vissuto i primi anni della mia vita. Mio padre era il comandante della locale stazione dei Carabinieri, successivamente è stato trasferito a Piazza Brembana e tutta la famiglia lo ha seguito. Nel paese brembano ho frequentato le scuole elementari e le medie, poi mio papà è andato in pensione e ci siamo spostati a San Pellegrino Terme, dove ho frequentato l’Istituto alberghiero e ho cominciato a lavorare nel settore della ristorazione, sia come personale di sala sia in cucina. Ero molto giovane ma volevo darmi da fare: ho prestato servizio in diversi locali nella città e nella provincia di Bergamo.
Si è trovato bene?
Si, mi sono sempre trovato bene e ho avuto diverse esperienze nel settore. Ci sono state novità anche nel campo della vita privata: mentre stavo lavorando in un ristorante ho incontrato la mia futura moglie con cui è nata una bellissima storia d’amore. Dalla nostra conoscenza è scaturito l’innamoramento e ci siamo avvicinati sempre più fino a convolare a nozze. Il nostro rapporto si è consolidato, ci siamo sposati a San Pellegrino Terme e dalla nostra unione sono nati quattro figli. Dato che a lei non piaceva l’idea di rimanere a Bergamo, ci siamo trasferiti a Formia, in provincia di Latina, nel Lazio, sul Golfo di Gaeta.
Come vi siete organizzati a Formia?
Inizialmente ho cercato un impiego rimanendo nel mondo della ristorazione. Mi sono proposto in diversi locali come cameriere ma non riuscendo a trovare nulla ho cambiato settore. Ho cominciato a lavorare nell’edilizia: in un primo momento mi sono dato da fare come manovale, poi col tempo ho acquisito maggior esperienza e sono diventato muratore. Sono stato assunto da un’impresa molto seria e ho prestato servizio in tanti cantieri in tutta Italia eseguendo parecchi restauri. Ho lavorato in diverse località, dal nord al sud del Paese, soprattutto in Toscana e in Umbria.
Immagino che non sia stato facile reinventarsi
È stato sicuramente impegnativo, ma ero contento di provvedere alla mia famiglia. Avendo quattro figli non potevo fare diversamente ed ero determinato a fare il massimo per riuscirci. Eravamo felici e tutto sembrava procedere bene, ma a un certo punto mia moglie mi ha detto di non provare più nulla per me. È stato uno shock: ho avuto un contraccolpo molto forte perché il nostro era stato un matrimonio d’amore e stava proseguendo da 23 anni.
Ci racconti
La batosta è stata durissima e ho sofferto parecchio. Considerando che a Formia non avevo particolari legami al di fuori di quelli familiari e i nostri figli erano cresciuti, sono tornato da mia madre a San Pellegrino Terme. Quando sono rientrato in Bergamasca mi sono rimesso in gioco e ho cominciato a cercare lavoro nella ristorazione. Non era un periodo facile, perché la crisi economica del 2008 faceva sentire i suoi effetti. Ho iniziato a lavorare come cameriere per un’impresa di catering prestando servizio ai banchetti organizzati per i matrimoni. Con i compensi che percepivo, nel frattempo, mi sono iscritto a un corso Asa (Ausiliario Socio Assistenziale).
Come mai?
Il corso Asa è un percorso di formazione professionale di 800 ore (teoria e tirocinio), erogato da enti accreditati, per formare figure che assistono persone fragili (anziani, disabili ecc) in ambito domestico e in strutture socio-assistenziali. Al termine ho sostenuto l’esame finale e ottenuto l’attestato che mi ha permesso di cominciare a lavorare nella casa di riposo di Zogno. Coniugare studio e lavoro è stato impegnativo ma sono riuscito a raggiungere l’obiettivo: mi ero rimesso in gioco ma da quando ero tornato a San Pellegrino Terme stavo trascinando con me un problema.
Quale?
L’alcol. Dalla fine del mio matrimonio avevo cominciato a bere troppo pensando che fosse un modo per affogare il dispiacere o almeno alleggerirlo. La mia vita si muoveva su un doppio binario: da una parte tutto proseguiva normalmente perché lavoravo e continuavo a compiere ogni azione quotidiana, ma dall’altra bevevo. Senza che me ne rendessimo davvero conto, ero caduto nel tunnel dell’alcolismo: partivo presto al mattino da San Pellegrino, lavoravo e frequentavo il corso Asa, le giornate erano senza sosta e l’alcol pareva una valvola di sfogo. Man mano, purtroppo, ho perso tutto, ero in difficoltà e ho chiesto aiuto alla Caritas.
A chi si è rivolto?
Il centro d’ascolto Caritas di Zogno mi ha indirizzato alla Caritas di Bergamo per la mensa e il dormitorio. Non ero abituato a questa vita, ma poter contare su questa realtà è stato un sollievo. Il problema è che quando si entra nel tunnel dell’alcolismo è difficile uscirne, soprattutto da soli. Sono stato qualche mese al dormitorio del Galgario e poi sono andato alla comunità Bonomelli per affrontare il problema dell’alcol.
Ci spieghi
Sono stato alla comunità Bonomelli circa un paio di mesi e la mia forza di volontà ha prevalso sulle difficoltà. Ero determinato a lasciarmi alle spalle il problema dell’alcol e avviare una nuova fase della mia vita valorizzando l’attestato Asa, così mi sono proposto a un’agenzia di colf e badanti.

È riuscito a ricominciare?
Si, l’agenzia mi ha contattato per un lavoro h24 come badante a Bergamo. Mi sono occupato di un anziano per circa due anni: vivevo a casa sua e lo seguivo di giorno e di notte. Ci siamo trovati bene entrambi: sia lui sia i suoi famigliari sono stati contenti. Quando è venuto a mancare non avevo più una casa e sono andato a vivere nell’ostello di via Ghislanzoni dove sono rimasto un anno. Essendo il periodo segnato dall’emergenza Covid non era facile trovare una nuova occupazione in tempi stretti e mi sono trovato in difficoltà.
Come ha fatto?
Fra il pagamento dell’ospitalità e delle altre spese per il cibo e la vita di tutti i giorni, nell’arco di quell’anno ho speso i risparmi accumulati lavorando come badante. Sono tornato alla Caritas e per quasi un anno ho fatto il volontario al Galgario. Nel frattempo avevo ricominciato a bere e ho dovuto ammettere prima di tutto a me stesso che il problema non era stato completamente superato. Su consiglio del centro d’ascolto, mi sono rivolto al Sert ed è cominciata la svolta: non bevo alcolici da due anni e ho deciso di non berli più. Sono stato un anno alla comunità Bonomelli, ho intrapreso un percorso a lungo termine con gli operatori del Sert e ora ho trovato l’equilibrio.
Complimenti, è stato un passo molto importante
Grazie. In situazioni come questa la forza di volontà fa davvero la differenza. Ho affrontato il problema mettendoci tanta determinazione e chiedendo agli operatori di non assumere farmaci in questo percorso. Ogni venerdì effettuo le analisi e gli esiti evidenziano che non sto più bevendo alcol. Anche gli operatori si sono complimentati e colgo l’occasione per ringraziarli per l’aiuto che mi hanno dato. Sono sempre stato onesto, non ho mai rubato nulla né fatto il delinquente, il problema di quegli anni è stato l’alcol ma ora l’ho affrontato.
Quali sono le sue priorità?
Innanzitutto trovare un lavoro come badante o come Asa in casa di risposo. Voglio riprendere in mano del tutto la mia vita: ho la fortuna di godere di buona salute e voglio lavorare senza essere sostenuto.
E qual è il suo sogno?
Percorrere il cammino di Santiago: prima di morire vorrei fare quell’esperienza. Poi, se capiterà, mi piacerebbe trovare una persona con cui condividere la vecchiaia. Se dovesse succedere ne sarei felice, ma la cosa più importante è continuare a coltivare la propria vita con serenità ed equilibrio.


