Da 25 anni accanto a chi affronta la malattia: l’impegno dei volontari di Fondazione Insieme con Humanitas
Un modello di cura integrata, oltre 350 volontari in 6 ospedali: a Bergamo è attiva da 19 anni, con 47 persone che supportano pazienti e caregiver, in alleanza con medici, infermieri e staff
Compie 25 anni Fondazione Insieme con Humanitas, organizzazione di volontariato che supporta pazienti e caregiver negli ospedali Humanitas di Rozzano, Milano, Castellanza, Bergamo e Torino.
Nata grazie all’impegno di Giuliana Bossi Rocca – oggi Presidente Onorario –, la Fondazione conta più di 350 volontari in 6 ospedali Humanitas. A Bergamo, in Humanitas Gavazzeni e Castelli, l’organizzazione è attiva dal 2006 e ad oggi conta un totale di 36 donne e 11 uomini, coordinati da Maria Bellati, referente provinciale.
Persone che dedicano ogni giorno il proprio tempo ai pazienti e ai loro famigliari, portando sollievo in un momento delicato come quello della malattia. Presenti nelle diverse aree dell’ospedale – dal Pronto Soccorso alle accettazioni, dagli ambulatori ai reparti – i volontari accompagnano i pazienti nei percorsi di cura e, in un lavoro di squadra con i professionisti, contribuiscono a restituire loro la percezione di essere riconosciuti come persone e non solo come malati.
“Chi entra in ospedale si trova in un momento di fragilità e, spesso, si sente confuso – afferma Rosa Clara Manduzio, Presidente di Fondazione Insieme con Humanitas –. Essere accolti dai volontari permette di ridurre il livello di agitazione: la loro presenza e il loro accompagnamento contribuiscono a rendere la permanenza in struttura la più serena possibile. Fondazione Insieme con Humanitas è nata proprio per proteggere e migliorare la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari in un momento delicato come quello della malattia, in cui spesso questa qualità viene compromessa”.
Una figura, quella del volontario ospedaliero, sempre più importante e che diventa strategica nell’affrontare le sfide delle nuove dinamiche sociali: invecchiamento della popolazione e solitudine.
“Humanitas ha creato un modello che integra fortemente i volontari nei percorsi dei pazienti: collaborano con funzioni di staff, come il Servizio Clienti, con gli infermieri e sono molto conosciuti dai medici che in loro vedono alleati nella cura – continua Maria Bellati, Segretario Generale di Fondazione Insieme con Humanitas e referente provinciale di Bergamo –. Questa integrazione con le strutture permette a Fondazione di essere non solo più efficace, ma anche più tempestiva nel fornire risposte adeguate all’evoluzione dell’ospedale e ai cambiamenti nei bisogni dei pazienti”.
In occasione dei suoi 25 anni, Fondazione Insieme con Humanitas ha realizzato con Cerismas, Centro di Ricerca di Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, la survey “Il volontario al centro: identità, crescita e sviluppo del ruolo del volontario Humanitas”, con l’obiettivo di esplorare le potenzialità e le opportunità di sviluppo del proprio modello organizzativo, oltre che l’identità e le motivazioni di chi oggi decide di dedicare parte del proprio tempo libero agli altri, in un contesto sanitario.
I risultati testimoniano che ci sarà sempre più necessità di volontari che uniscano competenze relazionali a conoscenza dei flussi di lavoro e dei processi organizzativi. Per essere davvero utile, il volontario dovrà essere sempre più esperto nella lettura della complessità sociale che si troverà davanti. Non solo disponibilità emotiva, dunque, ma competenze trasversali – anche tecnologiche – e profonda conoscenza delle dinamiche dei luoghi in cui operano.
Il profilo del volontario descrive una persona di età media compresa tra i 65 e i 70 anni, nella maggioranza dei casi donna, in pensione, mossa dalla volontà di impiegare in modo significativo il proprio tempo libero rendendosi utile; ha fatto esperienza di paziente o caregiver e vuole restituire quello che ha ricevuto. È una persona a cui piace prendersi cura degli altri, con forte predisposizione alla relazione e che ha curiosità dell’ambiente sanitario.
Prima di poter operare a contatto con i pazienti, i volontari sono formati in percorsi che includono competenze per migliorare comunicazione, ascolto e capacità di relazione, conoscenze sul funzionamento dell’ospedale e per l’accompagnamento dei pazienti e familiari nelle aree più complesse o delicate, come il Pronto Soccorso, la Terapia Intensiva o l’Oncologia, strategie per lavorare in gruppo e, ciclicamente, corsi di aggiornamento relativi all’uso di tablet e dispositivi elettronici, ormai parte dei percorsi ospedalieri.

