La posizione
|“Se per salvare Zara è dovuta intervenire una deputata, significa che la Legge non funziona”
La replica dell’associazione Animalibera dopo che l’onorevole Michela Vittoria Brambilla ha annunciato di aver ottenuto l’affidamento della cagnolina: “Per la deputata l’operazione appare come un’azione mediatica. Per noi è stata sette mesi di emozioni, di paura letta negli occhi”
Brembate. Di seguito la nota di Antonella Gemelli, presidente dell’associazione Animalibera, dopo che la deputata lecchese di Forza Italia Michela Vittoria Brambilla ha annunciato in un video di aver ottenuto l’affidamento della cagnolina Zara.
Prendiamo atto con sollievo che Zara sia finalmente libera e sottratta a una condizione di sofferenza che per settimane abbiamo denunciato pubblicamente e formalmente alle istituzioni competenti. Siamo felici che Zara possa trascorrere il Natale lontana da una gabbia e da chi l’ha privata della dignità e del benessere più elementare.
Detto questo, non possiamo e non vogliamo limitarci ai ringraziamenti, né accettare l’idea che “questa vicenda si chiuda qui”, soprattutto alla luce del tono liquidatorio dell’On.Brambilla con cui, nel suo intervento pubblico, ha sminuito Animalibera e le numerose associazioni che si sono attivate con senso di responsabilità, nel pieno rispetto della legge, per tutelare Zara e gli altri animali coinvolti.
L’intervento diretto dell’onorevole Michela Vittoria Brambilla, pur avendo prodotto l’esito che auspicavamo, rappresenta al tempo stesso un atto di accusa gravissimo contro il sistema di tutela degli animali in Italia. Se per salvare Zara è stato necessario l’intervento personale di una deputata, significa che la legge non ha funzionato. E significa, soprattutto, che le istituzioni chiamate ad applicarla hanno fallito.
La Legge 20 luglio 2004 n. 189 (a firma della stessa Deputata On. Brambilla), che ha introdotto nel Codice Penale il reato di maltrattamento di animali (art. 544-ter c.p.), avrebbe dovuto garantire protezione immediata e concreta. Nel caso di Zara, invece, esposti, denunce circostanziate, fotografie, video e segnalazioni reiterate non sono state ritenute sufficienti. L’unica via rimasta, di fatto, è stata quella di un’azione straordinaria, esterna e non replicabile da un’Associazione di volontari.
È legittimo e doveroso allora chiedersi: se, come sostenuto per settimane da Ats Brianza, il maltrattamento “non sussisteva”, perché Zara è stata tolta al proprietario solo ora e solo con un intervento, che non può che definirsi politico, diretto? Se non vi era maltrattamento, perché è stato necessario “andare a prenderla”?
Il motivo certo non è quello riferito nel video dall’Onorevole: “Il signor Giuseppe è molto felice che lei possa vivere insieme ad altri cagnolini con cui giocare (…) lei se no era un cagnolino senza amici “. E con quali strumenti è stato possibile fare ciò che alle associazioni è stato sistematicamente negato, nonostante il rispetto delle procedure e il ricorso alle vie legali?
Animalibera aveva persino messo sul tavolo oltre 6.300 euro, pur di garantire a Zara una via d’uscita immediata e legittima. Una proposta che non avrebbe mai dovuto essere necessaria, perché Zara non doveva essere restituita ai proprietari. Restituirla è stato un atto che l’ha riconsegnata al maltrattamento.
Non può essere accettata la riduzione di questa vicenda a una rappresentazione rassicurante o sentimentale. Per l’onorevole Brambilla questa operazione appare come un’azione mediatica. Per Animalibera è stata sette mesi di presenza reale, di sguardi, di emozioni, di paura letta negli occhi, di monitoraggi quotidiani, di relazioni scritte, di telefonate, di attese e di responsabilità concrete.
Zara non è mai stata un ‘cagnolino senza amici’: è un essere vivente di cui ci siamo presi cura, moralmente e formalmente, mentre le istituzioni voltavano lo sguardo altrove. A fronte di ciò, riteniamo doveroso evidenziare che un confronto preventivo, serio e trasparente con l’Associazione che ha seguito il caso, documentandolo e denunciandolo nelle sedi competenti, non solo sarebbe stato opportuno, ma istituzionalmente necessario.
Ancora più grave è il tentativo di archiviare tutto con l’invito a “non parlarne più”. Noi affermiamo l’esatto contrario: di questa vicenda continueremo a parlarne, perché è l’emblema di un sistema che non tutela gli animali, non sanziona i maltrattatori e, ancor più grave, sminuisce, svilisce e delegittima chi denuncia.
La tutela degli animali non può diventare un’operazione mediatica a posteriori, dopo settimane di silenzi istituzionali e mentre le associazioni combattono sul territorio, da sole, assumendosi rischi, responsabilità e costi.
Chiediamo inoltre pubblicamente: che fine hanno fatto i cavallini restituiti e detenuti all’epoca nelle medesime condizioni insieme a Zara dal medesimo proprietario, per cui Animalibera ha già sporto denuncia presso la Procura della Repubblica di Lecco?
Quali azioni concrete verranno intraprese nei confronti del proprietario, per il maltrattamento di Zara e degli altri animali, che oggi appare pubblicamente accanto alla deputata senza alcuna assunzione di responsabilità?
La nostra battaglia non si ferma qui. Aspetteremo gli esiti processuali che ci forniranno le risposte che Ats Brianza e Brianza non ha voluto darci: perché, nonostante evidenze documentali – fotografie, video e certificazioni comprese – e nonostante comunicazioni ufficiali inviate anche all’Assessorato al Welfare di Regione Lombardia, il maltrattamento sia stato negato e non si sia proceduto a un sequestro penale definitivo!?.
A questo si aggiunge un ulteriore profilo di estrema gravità: sotto il post dell’Onorevole Brambilla dedicato a Zara, numerosi interventi di cittadini e volontari che esprimono solidarietà ad Animalibera e pongono domande legittime risultano cancellati; in diversi casi gli utenti vengono addirittura bloccati. Questo non è un modo corretto di rapportarsi a un’associazione che si è prodigata e ha fatto tutto l’impossibile, né di gestire un confronto pubblico su un tema così delicato.
Siamo felici che Zara oggi sia libera. Ma la libertà di un animale non può dipendere dalla notorietà di chi interviene, bensì dall’applicazione della legge. Vogliamo risposte, perché nessun altro animale debba subire ciò che lei ha subito. E perché la legge non resti lettera morta, applicabile solo quando interviene la notorietà e non quando agiscono cittadini, professionisti e associazioni nel silenzio.
Finché questo non sarà garantito, noi non ci fermeremo. La giustizia non si mette in scena. La giustizia si applica.



