Il nostro Natale
In quanto cittadino italiano ed europeo sono costretto a constatare che l’ignoranza religiosa è il sintomo e la causa della caduta di consapevolezza dei valori della civiltà che ho ereditato. L’ignoranza religiosa segnala un deficit civile
Da anni il Natale è stato travolto dal Mercato. Così, di corsa, stiamo consumando le sementi della nostra civilizzazione. La fede cristiana poggia su due pilastri: l’Incarnazione e la Resurrezione. Il Natale celebra la prima, la Pasqua la seconda. “Incarnazione” significa che Dio ha piantato la tenda in mezzo a noi.
“Resurrezione” significa che la morte non è l’ultima parola delle nostre brevi vite. Gesù il Cristo è il soggetto-persona di questo duplice movimento. Lungo Duemila anni la figura di Cristo è stata interpretata in modo diverso: l’“omoousios” della teologia trinitaria alessandrina, il “pantocrator” degli ortodossi, il “mediatore” della Scolastica, il Cristo storico e il Cristo della fede di Harnack, il Re degli anni ’30 del ‘900, il Cristo della teologia biblico-esistenziale di H. U. Von Balthasar e di K.
Rahner, il Cristo della Cristosfera di Teilhard de Chardin, il Cristo-persona presente qui e ora di Ratzinger e di Giussani, che si incarna ogni giorno e ogni giorno muore e risorge. È certo, però, che solo un miliardo e quattrocento milioni di esseri umani condivide questo “Credo”, così definito dal Concilio di Nicea nel 325 e completato da quello di Costantinopoli nel 381. I restanti 6 miliardi e 600 milioni di esseri umani hanno altre fedi o nessuna.
Per quanto concerne noi Europei, credenti o no, ciò che conta è che la fede nel Cristo incarnato e risorto si è trasformata in Religione, si è mescolata con la nostra storia. Vale a dire: il Cristianesimo ha elaborato una filosofia dell’uomo, della morale individuale e dell’etica pubblica, della famiglia, della società, della storia e ha ispirato la letteratura, l’architettura, la pittura, la musica…
Ha mosso la politica, ha creato Stati. Insomma: ha generato una civiltà, si è fatta popolo e popoli.
Il Natale ci parla di tutto ciò. O dovrebbe. Perché lo fa sempre meno? Perché per gli anziani si riduce a nostalgia dell’infanzia e per gli infanti a cornucopia di regali, mentre tanto il significato di
fede quanto il significato religioso si stanno dissolvendo, a tal punto che il Natale è ridotto a motore del commercio?
Non compete a me il lamento circa la caduta della fede, la scristianizzazione dell’Europa, la perdita del senso religioso. Ma in quanto cittadino italiano ed europeo sono costretto a constatare che l’ignoranza religiosa è il sintomo e la causa della caduta di consapevolezza dei valori della civiltà che ho ereditato. L’ignoranza religiosa segnala un deficit civile.
Chi insegna la religione in Italia? La Chiesa, le Parrocchie, i Gruppi biblici non insegnano propriamente religione, fanno catechesi, che ovviamente comprende anche l’insegnamento della religione, al fine di far vivere la fede, di creare le condizioni per la sua conferma ogni giorno o per la sua subitanea accensione. La fede, infatti, é il frutto di una rivelazione personale, di un “insight” che illumina d’improvviso un mondo nuovo. La missione della Chiesa è quella di trasmettere la fede.
Invece, la religione, intesa come una fede che diventa civilizzazione, si insegna a scuola. Anzi no! Non si insegna pochissimo. Vengono avanti, ormai da decenni, generazioni drammaticamente
ignoranti della storia del Cristianesimo, della storia della Chiesa, dei testi biblici e dei Padri della Chiesa. Ignorano che il Cristianesimo è lievito e impasto della nostra storia. Quel che resta paradossale è che il personale addetto all’insegnamento non catechetico della religione cattolica – l’IRC – sia scelto, in base al Concordato del 1984, proprio dall’Autorità ecclesiastica, ancorché pagato dallo Stato.
Ed è altrettanto paradossale che questo “insegnamento di civiltà” non sia obbligatorio, come lo è quello della Storia, e che possa essere sostituito da un’ora alternativa, riempita di educazione civica, di educazione ambientale, di diritti umani, di intercultura ecc… Si obbietta: e il dialogo con gli islamici? Il dialogo è tale solo se ciascuno dispone di una propria posizione e la mette in gioco. Continuare a fare il presepe fa parte di questo dialogo. Sennò questo diventa perdita di sé e dell’altro. Diventa “sottomissione”.
Giovanni Cominelli*Giovanni Cominelli si laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino e all’Università statale di Milano. Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990.


