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Omicidio Sara Centelleghe, la Corte affida la perizia psichiatrica di Badhan a Massimo Biza

La difesa non ha nominato nessun consulente, l’accusa ha scelto Sergio Monchieri. Il prossimo 30 marzo la discussione con le richieste

Costa Volpino. Lo psichiatra Massimo Biza è stato nominato come perito dalla Corte d’Assise del tribunale di Bergamo e dovrà valutare lo stato mentale di Jashandeep Badhan nel momento in cui colpì con 77 forbiciate la coetanea Sara Centelleghe, uccidendola.

Il giovane è affetto da una patologia psichica? Se lo è, il disturbo influisce sulla capacità di intendere e volere? Si tratta di una condizione reversibile o irreversibile? L’imputato è in grado di sostenere un processo? È pericoloso socialmente? Se sì, può essere curato? Quale misura di sicurezza e percorso terapeutico sarebbero ritenuti idonei?

Il perito dovrà rispondere a tutti questi quesiti e lo farà incontrando l’imputato in carcere e acquisendo la documentazione medica delle case circondariali di Pavia, Monza e Bergamo. In aula, giovedì 18 dicembre, ha annunciato che depositerà la sua relazione entro il 20 marzo 2026.

La perizia psichiatrica era stata chiesta durante la scorsa udienza dalla difesa di Badhan, retta dall’avvocato Roberto Grittini. Il quale, però, ha scelto di non nominare nessun consulente psichiatrico. L’accusa invece ha affidato l’incarico allo psichiatra bresciano Sergio Monchieri.

Nell’udienza fissata per il 30 marzo verranno sentiti Biza e Monchieri e in seguito è prevista la discussione con le richieste di accusa e difesa.

Jashandeep Badhan uccise Sara la sera del 26 ottobre 2024. Diede appuntamento all’amica minorenne che era con lei sotto casa Centelleghe, in via Nazionale a Costa Volpino, per uno scambio di droga, ma non si presentò. Scese invece le scale dell’ala del palazzo dove viveva con i suoi genitori, passò per il corsello comune e salì fino al terzo piano. Entrò nell’appartamento mentre Sara dormiva e cominciò a frugare alla ricerca di hashish. Ma la ragazza si svegliò, lui si spaventò e la tramortì con due pugni in faccia. Poi prese un paio di forbici dal cassetto della cucina e la colpì per 77 volte, al volto e alla testa. La lasciò in un lago di sangue sul pavimento e scappò da dove era venuto, lasciando però delle impronte di piedi insanguinate che condussero i carabinieri del Nucleo Investigativo direttamente a casa sua, dove venne arrestato.