Manuel Pecchenini muore di distrofia, 8 anni dopo il fratello affetto dalla stessa patologia
Aveva 30 anni, da quando ne aveva 7 lottava contro questa terribile malattia. Amava l’Atalanta e raccontare i suoi pensieri online
Pontirolo.Si è spento a soli 30 anniManuel Pecchenini, dopo una lunga battaglia contro la distrofia muscolare di Duchenne, una rara patologia che provoca la degenerazione progressiva dei muscoli scheletrici, respiratori e cardiaci. Con lui aveva combattuto la stessa battaglia anche il fratello gemello Mirko, morto nel 2017 a soli 22 anni.
Grande appassionato di sport, Manuel, che il 30 dicembre avrebbe compiuto 31 anni, amava circondarsi degli amici e della famiglia, amava l’Atalanta e seguiva la squadra nerazzurra dagli spalti dello stadio, come testimoniavano anche i suoi profili social. Proprio sui social dava spazio ai suoi pensieri, condividendo riflessioni su diversi temi. In un post dedicato al trionfo della Nazionale di calcio agli Europei, scriveva: “Ci sono appuntamenti sportivi che si preparano praticamente da soli, ma ci sono anche partite difficili da affrontare psicologicamente: a volte si tende a sottovalutare l’avversario, commettendo errori che costano caro, altre volte si entra in campo con troppa paura. Per affrontare questi momenti con la giusta convinzione servono le parole giuste. Grazie Italia per queste notti magiche d’estate vissute insieme, per averci fatto esultare e gioire. Campioni d’Europa!”.
Accanto allo sport, Manuel affrontava anche temi più profondi e delicati, come la solitudine, la disabilità, il diritto di opporsi e il razzismo. Non mancavano però pensieri più intimi e affettuosi, dedicati alla fratellanza e all’amore.
Manuel Pecchenini era anche autore di un libro, scritto insieme a Virna Grazioli, dal titolo “Se l’unità di misura fosse l’unicità, tutti avremmo le stesse possibilità”. Un’opera in cui Manuel si racconta, riflette sulla vita e sul concetto di appartenenza, ma specifica che non vuole parlare della sua malattia: “Io voglio parlare della vita perché la mia vita è come un Rap !!”.
Nel libro Manuel ribalta il significato di “ghetto”, trasformandolo da luogo di esclusione a spazio di valorizzazione, dove l’appartenenza non limita ma rende possibile l’unicità di ciascuno: “Sono nella misura in cui appartengo a qualcuno e a qualcosa. Ho una madre, un padre, un fratello, appartengo a una famiglia. Ho compagni di scuola, amici, appartengo a un gruppo. Ho colleghi di lavoro, appartengo a un’azienda. Ho una casa, un paese, una comunità, appartengo a una società. Appartenere non è possedere o essere posseduti da qualcuno o da qualcosa, è essere parte di un tutto, è essere un’identità unita ad altre identità, così come l’atomo lo è per la molecola, il frammento per l’intero, il silenzio per il suono”.
È stato proprio attraverso il suo profilo Instagram, luogo in cui Manuel aveva raccolto emozioni e riflessioni, che la madre ha annunciato la sua scomparsa: “Ciao, sono la mamma di Manuel. Comunico a tutti i suoi follower che Manuel, martedì 16 dicembre, ha smesso di lottare. Grazie a tutti coloro che lo hanno seguito e sostenuto in diversi modi”.
“Sono stato da lui a Pontirolo un paio di settimane fa – racconta il cugino Luca Pecchenini -. Abbiamo guardato una partita di tennis e scambiato qualche chiacchiera: amava lo sport. Mai avrei pensato che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei visto. Manuel – aggiunge – amava stare in compagnia e sapeva farsi amare da amici e familiari. Era sempre propositivo e non mollava mai pur essendo consapevole di ciò a cui andava incontro. Ci mancherà”.
I funerali si svolgeranno venerdì 19 dicembre alle ore 10 nella chiesa parrocchiale di Pontirolo Nuovo.


