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Settimane senza Djimsiti e Kossounou, ma non è emergenza difesa: Atalanta, quante soluzioni

L’infortunio del centrale albanese e la partenza dell’ivoriano per la Coppa d’Africa lasciano un vuoto che Palladino può colmare con varie soluzioni, compreso l’arretramento di De Roon

Non chiamatela emergenza. È chiaro: tutti avrebbero voluto che il reparto difensivo dell’Atalanta rimanesse integro e intatto, Raffaele Palladino in primis. Ma anche al netto delle defezioni di Berat Djimsiti e Odilon Kossounou, la pluralità di soluzioni e gli impegni che fino a gennaio saranno soltanto a cadenza settimanale permettono una gestione decisamente più serena di quella che è una situazione sicuramente poco comoda, ma non ancora preoccupante.

Certo, il fatto che negli ultimi dieci giorni tutti gli elementi del reparto siano stati a disposizione è stata una specie di evento, visto che negli ultimi anni la retroguardia è stata martoriata dagli infortuni, di lungo corso (Scalvini, Kolasinac) ma anche problematiche muscolari che hanno progressivamente tolto uomini dalla disponibilità prima di Gasperini, poi di Juric e ora di Palladino.

Il presente racconta di un reparto che per le prossime partite – almeno due, indicativamente – sarà senza due dei migliori uomini per continuità di utilizzo e prestazioni. L’infortunio rimediato contro il Cagliari ferma Djimsiti per due-tre settimane, mentre invece Kossounou in Coppa d’Africa con la Costa d’Avorio potrebbe restare impegnato fino a oltre la metà di gennaio, essendo la finale in programma il 18 gennaio a Rabat — e la sua nazionale parte da campione in carica.

Di alternative, comunque, ce ne sono eccome. A partire da due solide certezze come Isak Hien – che ha saltato la sfida di sabato sera per un semplice attacco influenzale – e anche Sead Kolasinac, ormai stabilmente recuperato come dimostra l’utilizzo in serie in tre gare come Verona, Chelsea e Cagliari giocando rispettivamente 45, 71 e 90 minuti, a cui si aggiunge l’ora trascorsa in campo contro il Genoa proprio prima di questo trio.

Per il bosniaco in particolare fondamentale è il ritmo meno insistente di questo periodo, che gli permetterà recuperi più ampi e meno frettolosi, soprattutto alla luce dei programmi personalizzati seguiti negli ultimi tempi.

Lo stesso discorso che si applica a Giorgio Scalvini, unico giocatore di movimento che ancora non è sceso in campo nella gestione Palladino, soprattutto per colpa degli infortuni che lo stanno rallentando: già tre problemi muscolari di diversa natura. La sua ultima presenza è del 19 ottobre (23 minuti con la Lazio), quella precedente del 15 settembre, quando andò anche in gol contro il Lecce.

E poi c’è l’opzione Honest Ahanor, provato anche al centro del reparto contro il Cagliari: esperimento che andrebbe studiato per essere riproposto in soluzioni meno emergenziali, su cui certamente Palladino avrà tempo di lavorare, come anche l’ipotesi di utilizzare uno tra lui e Kolasinac a destra. Dove però l’opzione più accreditata, oltre a Scalvini, è quella dell’arretramento di Marten de Roon e l’inserimento di Pasalic (o Brescianini e Musah) a centrocampo per fare reparto con Ederson.

Insomma, soluzioni rodate e che dimostrano come di alternative ce ne siano eccome. Senza abbassare il valore della squadra. Ecco perché parlare di emergenza sembra eccessivo: la rosa dell’Atalanta soprattutto nella retroguardia ha profondità per poter gestire anche, se non soprattutto questo tipo di situazioni. Certo, le sfide contro Genoa, Inter e Roma saranno delicate, ma la Dea le può preparare con la tranquillità di chi ha la consapevolezza della propria forza. A prescindere da chi scende in campo.