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Barbero incanta il Donizetti con la sua lezione sulle diverse storie attorno la vita di San Francesco

Lo storico torna a Bergamo per presentare il suo nuovo libro dedicato al Santo di Assisi, pubblicato lo scorso settembre da Laterza

Un Teatro Donizetti tutto esaurito per il ritorno a Bergamo diAlessandro Barbero. L’intervento, dedicato al suo ultimo libro “San Francesco”, è una riflessione su come la vita del Santo di Assisi sia stata raccontata nel tempo, attraverso versioni diverse, contraddizioni, scelte di stile e omissioni legate al contesto storico e ai personaggi che l’hanno narrata, chiarendo come “Tutti si ricordano di San Francesco, ma tutti a modo loro”.

L’incontro, introdotto dal direttore generale della Fondazione teatro Donizetti Massimo Boffelli, si inserisce nel percorso di divulgazione culturale del teatro che, accanto all’attività teatrale, promuove iniziative di carattere storico e civico come “Lezioni di storia”, inaugurate nel 2023 dallo stesso Barbero.

Lo storico, nella serata di lunedì 15 dicembre, ha proposto un viaggio nelle tappe essenziali della vita di San Francesco, con particolare attenzione agli ultimi anni: la malattia, l’ascesi e la stesura del suo testamento, dettato poco prima della morte. Nel testo, il Santo, racconta la svolta decisiva della propria esistenza, individuandola nell’incontro con i lebbrosi, inizialmente vissuti con repulsione e poi riconosciuti come luogo della misericordia divina.

Episodio che si arricchisce di dettagli e contraddizioni nelle biografie successive. In quella scritta da Tommaso da Celano subito dopo la canonizzazione, l’incontro avviene con un solo lebbroso, che Francesco bacia come prova divina. Nella “Legenda maior” di San Bonaventura da Bagnoregio, scritta quarant’anni dopo la morte del santo, il lebbroso si identifica invece con Cristo crocifisso. Ognuna di queste riscritture è frutto di scelte stilistiche e di omissioni che hanno un obiettivo ben preciso: mostrare il significato simbolico dell’evento e presentare Francesco come modello perfetto, ma finiscono per allontanarsi dalla realtà originaria.

Le fonti non si esauriscono a quelle appena citate, ma sono innumerevoli, e sta proprio qui il cuore della lezione di Barbero: l’enorme quantità di testimonianze, ricordi, riscritture e memorie restituiscono immagini diverse, spesso contraddittorie di Francesco. E nessuna di queste propone uno spaccato neutrale, ma totalmente soggettivo. Così anche per il conflitto interno all’ordine francescano: i valori istituiti dal Santo iniziano, dopo la sua morte, a farsi più labili: frati sempre più oziosi, golosi e potenti, possiedono case, libri e ricchezze, lontani dalla povertà radicale predicata. Critiche che vengono proposte da Tommaso da Celano nelle sue opere successive, poi silenziate da Bonaventura, giustificando l’evoluzione dell’ordine: il lavoro manuale non è importante quanto la preghiera, i libri sono strumenti imprescindibili per chi predica e le offerte sono volontà dei ricchi.

Barbero ricorda come altre due tappe fondamentali della vita di San Francesco sono raccontate in modo contraddittorio nelle fonti. La prima riguarda l’opinione del Santo nei confronti delle donne. Da una parte vediamo un Francesco misogino, posizione comune al monachesimo medievale, mentre dall’altra emerge il legame con Chiara d’Assisi, figura centrale ma spesso marginalizzata nelle biografie ufficiali, nonostante il ruolo decisivo nella nascita delle Clarisse, movimento femminile francescano. La seconda, invece, riguarda la scelta del Santo di dimettersi dalla guida dell’ordine francescano, dopo una lunga riflessione sul suo ruolo a capo di una congregazione ormai vasta, strutturata, potente e riconosciuta all’estero. Una congregazione che non incarna più i suoi valori fondanti.
Un gesto che parte delle fonti presentano come atto di umiltà, ma altre come risultato di duri contrasti con frati e ministri che non condividono più la visione originale francescana.

Ed è con questo aneddoto che Barbero chiude come ha iniziato, ricordando come “Tutti hanno memoria di Francesco, ma ognuno a modo suo”.