Daniel, morto a 19 anni nell’ex fabbrica. Il papà: “Mai sentito parlare di ‘urban exploration’, mi ha detto che usciva a cena”
Il dolore di Fabio Camera: “Mio figlio un ragazzo tranquillo, aveva appena trovato lavoro”. Il giovane è precipitato per 5 metri da un solaio nell’ex Italcementi ad Alzano
Casnigo. L’ultima volta che Fabio Camera ha visto suo figlio Daniel è stata sabato sera, poche ore prima della tragedia. “Mi ha detto che andava a cena con amici a Gandino”, racconta il padre, ancora incredulo. Nulla lasciava presagire quello che sarebbe accaduto di lì a poco. Daniel non aveva mai accennato all’idea di entrare nell’ex fabbrica abbandonata della Italcementi, né tantomeno alla pratica dell’urbex, l’esplorazione di luoghi dismessi spesso documentata con foto e video. “Non ne sapevo nulla”, ripete sconsolato.
Resta quindi da capire se per il 19enne si trattasse di una passione coltivata in silenzio o di una decisione nata all’improvviso, al termine di una rimpatriata tra coscritti per ricordare quella serata. Alcuni messaggi in possesso degli inquirenti fanno propendere per la prima ipotesi. Quel che è certo è che Daniel ha trovato la morte all’interno dell’ex stabilimento, dopo essere precipitato da un lucernario.
L’allarme è scattato all’1,15. Nell’area industriale adiacente ai binari della Teb, chiusa da una recinzione metallica, sono intervenute due ambulanze e due automediche, oltre ai carabinieri di Alzano Lombardo per i rilievi. Secondo una prima ricostruzione, il giovane sarebbe caduto da un solaio, compiendo un volo di cinque metri che non gli ha lasciato scampo. Un altro ragazzo di 19 anni è rimasto ferito ed è stato trasportato in codice verde all’ospedale di Alzano. “Daniel era davanti agli altri, per questo è caduto lui. Un suo amico ha provato a rianimarlo, ma non è servito”.
La dinamica dell’incidente è al vaglio degli inquirenti, ma la salma è già stata restituita alla famiglia. Daniel Garcia Esteban Camera viveva a Casnigo con i genitori e il fratello minore. Il padre Fabio è originario di Cazzano Sant’Andrea, la madre Anna colombiana.
Aveva studiato alla scuola Abf di Clusone e da circa un mese aveva trovato lavoro alla Fattorini di Gazzaniga, azienda specializzata in arredi su misura. “Era lì per imparare”, dice il papà, che descrive il figlio come “un ragazzo perbene” e “tranquillo”. Un lavoro appena cominciato e una vita tutta da costruire, spezzata in una notte.









