Sabato 13 dicembre
|“Un dono per Lucia”, il nuovo spettacolo di Pandemonium con cui riscoprire il valore dell’attesa e della meraviglia
Sabato 13 dicembre al Teatro di Loreto debutta la nuova produzione della compagnia, realizzata da Federico Nava e Flavio Panteghini: una fiaba teatrale che intreccia realtà e immaginazione attraverso uno sguardo rinnovato sull’importanza del tempo lento.
Bergamo. Un invito poetico a rallentare, per ritrovare il significato più profondo del tempo e dell’attesa, grazie anche alla bellezza nel gesto di un dono gratuito. Una ricerca che guarda al quotidiano è “Un dono per Lucia”, nuova produzione di Pandemonium Teatro, di e con Federico Nava e Flavio Panteghini, che andrà in scena sabato 13 dicembre (ore 16.30) al Teatro di Loreto (in replica domenica 14, ore 16.30, al Teatro degli Storti di Alzano Lombardo).
Leo, giovane corriere, è intrappolato nella routine incessante di Mamma Lepre, una grande azienda di spedizioni, che non si ferma nemmeno nei giorni di festività. La mattina della vigilia di Santa Lucia, mentre il giovane sta lavorando, un piccolo pacchetto bianco cade nella sua pila di scatoloni. Sopra il pacchetto, è segnata un’unica, enigmatica destinazione: “Per Santa Lucia”. Da quel momento, Leo inizia un viaggio imprevisto, senza orologio e senza mappe, in cui si troverà ad interrogarsi su ciò che ha dimenticato: l’infanzia, la lentezza, il profumo dei mandarini, la gioia di aspettare.
“La nostra riflessione nasce proprio dall’idea di mettere in discussione un’abitudine contemporanea: viviamo in un’epoca in cui si è spesso portati a ricevere e consumare in modo frenetico, dimenticando la bellezza del dono gratuito – spiegano Nava e Panteghini – . In questo spettacolo abbiamo voluto fare un ribaltamento simbolico: invece di chiedere qualcosa a Santa Lucia, si porta qualcosa a lei. Questo ci permette di riflettere su un gesto di gentilezza che va controcorrente rispetto alla frenesia dei nostri tempi”.
Il viaggio a ritroso di Leo, infatti, diventa anche percorso di riscoperta di un tempo più lento e autentico. “È una sorta di cerchio che si chiude: il protagonista torna ad una situazione simile a quella iniziale, ma con una nuova consapevolezza su come vivere il tempo. Non si tratta solo di un ritorno individuale a una magia originaria, ma di una scelta di rallentare e di spogliarsi dei ritmi imposti dal mondo del lavoro”.
Una riflessione che parla ad ognuno, ponendo uno sguardo anche su un mondo del lavoro, appunto, sempre più frenetico, con una drammaturgia che contrappone la produttività al desiderio, l’efficienza alla cura, il dovere di correre al diritto di respirare. “Spesso negli spettacoli natalizi si parla del tornare bambini in modo individuale, ma, in questo caso, vogliamo sottolineare come certi ritmi lavorativi e produttivi influenzino la nostra capacità di vivere il tempo. Leo non è semplicemente un adulto che ha perso la magia, ma una persona il cui lavoro lo ha allontanato da un modo più sano di vivere”.
Ad accompagnare Leo è un angelo custode laico, una presenza concreta, ironica ma sempre protettiva, che guida il giovane verso l’incontro con strani personaggi, ognuno dei quali porta con sé una piccola scoperta. “L’angelo si manifesta attraverso le persone che incontriamo. In questo modo, aiuta Leo in maniera indiretta, lasciando aperta la domanda sei sia davvero un angelo o semplicemente la gentilezza umana a guidarlo”. Un viaggio che diventa percorso di ritorno, alla lentezza, al ricordo, ma anche ad un tempo sano. Viene esplorato così il rapporto con il tempo e la memoria, intrecciando realtà e sogno, riscoprendo così il valore originario del dono e l’importanza dell’attesa.
Importante, nella messa in scena, è l’immaginario legato alla tradizione bergamasca di Santa Lucia che, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, porta doni ai più piccoli. “Una tradizione che viene richiamata nello spettacolo, soprattutto nei racconti di Leo quando ricorda la sua infanzia. Preparare la letterina, il fieno per l’asinello… tutti dettagli che vengono dalle nostre esperienze personali e che riflettono la tradizione locale”. “Un dono per Lucia” diventa così anche un omaggio laico e luminoso al rito dell’attesa di Santa Lucia, una delle tradizioni più vive e poetiche della Bergamasca. Con una messa in scena essenziale e coinvolgente ed un uso evocativo e simbolico della luce, della musica e degli oggetti, lo spettacolo parla a grandi e piccoli con la stessa intensità.
Un’intensità che invita a fermarsi, a riscoprire l’importanza del tempo dell’attesa nel quotidiano, ma anche il ricordo (da riscoprire) della bellezza e della spontaneità di un dono.
(crediti fotografici: foto di Francesca Parisi)


