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L’angoscia degli Europei

La UE, costruita a Maastricht il 1° novembre 1993. La struttura politico-istituzionale appare decisamente inadeguata ad affrontare le sfide geopolitiche presenti. Non ha capacità di interlocuzione unica con le altre potenze del Pianeta, non dispone di una Difesa

Il Documento americano “National Security Strategy 2025” non rivela novità sconvolgenti, se non quelle che erano già state preannunciate già durante la prima Presidenza Trump: l’ombrello Nato rimarrà aperto, a condizione che il manico sia saldamente in mano agli Europei stessi. Né è nuovo il quadro globale: gli USA hanno volto da tempo lo sguardo a un Far West, il cui orizzonte è sempre più “far” e si confonde con le onde alte dell’Oceano Pacifico. Lì sta la Cina, che si sta armando velocemente e che vuole costruire una “Sfera di co-prosperità della Grande Asia orientale”.

L’ambizioso programma fu in realtà lanciato nel 1940 dal Ministro degli Esteri giapponese Matsuoka Yasuke, coltivato dal nazionalismo giapponese già dalla fine dell’800. Xi Jin-ping non propone la stessa ideologia del “destino manifesto” cinese, ma ci va molto vicino: esibisce benevolenza, potenza nucleare, corazzate e A. I. Perciò gli Usa si preparano alla competizione e alla guerra, tradizionale o ibrida, in ogni caso totale. Qui la pedina europea conta poco. Essa serve eventualmente e ormai solo come oggetto di scambio con i Russi. Trump spera che, consentendo loro la ricostruzione del lato europeo dell’Impero zarista-sovietico, resistano alla potente pressione cinese. Quella di Elon Musk perciò non è una boutade, quando dichiara che “l’Ue deve essere abolita e la sovranità deve tornare ai singoli Paesi”. Neppure Salvini avrebbe potuto dire meglio.

La dissoluzione della UE è un obbiettivo americano, “razionale” dal punto di vista della Casa Bianca.
L’Europa viene “divisa” tra un’area occidentale, tradizionalmente orientata all’Atlantico e un’area “russa”. La sottomissione dell’Ucraina è il passaggio obbligato di questa strategia.

Qui ora tocca a noi Italiani ed Europei. Il Governo Meloni ha tentato di stare in equilibrio: ideologicamente vicino alla destra trumpiana, ha una componente – quella di Salvini – che è contemporaneamente filo-trumpiana e filo-putiniana e che sostiene che la UE va ridotta ai minimi termini. Non ha avuto l’ardire di affermare che va sciolta, perché, sennò, addio PNRR! Salvini è più trumpiano della Meloni, perché la Presidente del Consiglio non é filo-Putin come Trump e Salvini. Un primo scenario di politica estera che si prospetta è quello di un’Italia che va per conto proprio, alleandosi di volta in volta con altre potenze, a seconda dei propri interessi del momento. Così l’Italia di fine Ottocento entrò nella Triplice Alleanza con Austria e Germania per poi aderire alla Triplice Intesa, composta da Francia, Regno unito, Russia, con il Patto di Londra del 26 aprile 1915. In cambio dell’entrata in guerra con l’Austria-Ungheria e poi contro la Germania, all’Italia furono promessi il Trentino-Alto Adige, la Venezia Giulia-Istria, un pezzo di Dalmazia, Valona e compensi coloniali. Un secondo scenario è quello di una politica di medio-potenza nel Mediterraneo. Ci provò Mussolini. L’esito è noto. Non si vedono prospettive. Il Piano Mattei non é all’altezza di eventuali ambizioni.

Resta la UE, costruita a Maastricht il 1° novembre 1993. La struttura politico-istituzionale appare decisamente inadeguata ad affrontare le sfide geopolitiche presenti. Non ha capacità di interlocuzione unica con le altre potenze del Pianeta, non dispone di una Difesa. I suoi organismi di rappresentanza – Parlamento, Commissione europea, Consiglio e Consigli vari – non sono connessi democraticamente tra di loro. Il Parlamento è eletto su basi nazionali, approva la Commissione, ma il potere reale resta nelle mani di 27 Capi di Stato e di governo, le cui decisioni cruciali sono tuttora regolate dal principio di unanimità, cioè da paralisi e da impotenza. Sta emergendo, a partire dalla questione Ucraina, il Gruppo dei Volenterosi: Germania, Francia, Inghilterra. L’Italia lo costeggia di malavoglia. Giorgia Meloni aveva tentato di costruire un ponte tra la riva americana e quella europea. Ma il fiume ha cambiato percorso. Il ponte sta in mezzo al nulla.


giovanni cominelli

*Giovanni Cominelli si laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino e all’Università statale di Milano.

Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990.