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San Raffaele, Casati: “Servono controlli costanti su qualità, appropriatezza, contratti del personale”
Il consigliere regionale Davide Casati

Il consigliere regionale del PD Davide Casati, componente della Commissione III Sanità, che mercoledì 10 dicembre ha presentato un’interrogazione scritta rivolta all’Assessore al Welfare Guido Bertolaso chiedendo come la Regione intenda effettuare un monitoraggio sistematico su tutte le strutture che utilizzano personale tramite cooperative

Bergamo. “Quanto emerso al San Raffaele di Milano la notte del 7 dicembre è davvero grave ed è la dimostrazione che i controlli da parte della Regione su come le strutture sanitarie accreditate (che in Lombardia per le scelte politiche di questi decenni coprono circa il 40% delle prestazioni) impieghino le risorse pubbliche sono necessari, e soprattutto è necessario un sistema di controlli che più che concentrarsi su alcuni adempimenti formali e burocratici si concentri sulla qualità delle cure, sull’appropriatezza delle prestazioni e sulle condizioni contrattuali ed economiche del personale”.

Così dichiara il consigliere regionale del PD Davide Casati, componente della Commissione III Sanità, che mercoledì 10 dicembre ha presentato un’interrogazione scritta rivolta all’Assessore al Welfare Guido Bertolaso chiedendo come la Regione intenda effettuare un monitoraggio sistematico su tutte le strutture che utilizzano personale tramite cooperative o servizi di gettonisti per la copertura dei turni diurni e/o notturni, sulla tipologia dei servizi esternalizzati e sulla loro incidenza rispetto al personale dipendente stabilmente in servizio e quali iniziative intenda assumere per introdurre maggiori vincoli e rafforzare l’attività ispettiva.

L’ospedale San Raffaele di Milano, struttura appartenente al Gruppo San Donato, dove la gestione infermieristica di alcuni reparti ad alta intensità assistenziale era stata affidata a una cooperativa esterna, ha vissuto problemi organizzativi e assistenziali che hanno rischiato di mettere a repentaglio la salute dei cittadini ricoverati in quel reparto. Il Policlinico San Pietro e il Policlinico San Marco, che costituiscono il ramo bergamasco del Gruppo San Donato, appartengono allo stesso gruppo proprietario del San Raffaele e condividono quindi governance e modello organizzativo, aspetto che rende rilevante monitorare anche nei presidi bergamaschi eventuali criticità analoghe a quelle emerse a Milano. Secondo la segnalazione delle organizzazioni sindacali Fp Cgil Bergamo e Cisl Fp Bergamo risulterebbe che anche nei due policlinici bergamaschi sarebbero affidate a cooperative esterne alcune attività assistenziali, come i reparti di Riabilitazione/post-acuti e di Chirurgia e, secondo i sindacati, il crescente ricorso a personale tramite cooperative o gettonisti rischia di compromettere la continuità assistenziale, la qualità delle cure e la capacità delle strutture accreditate a contratto di garantire in autonomia il personale necessario ai servizi per cui ricevono accreditamento e finanziamento pubblico.

L’Assessore regionale al Welfare ha dichiarato che, quando emergono criticità, la Regione interviene immediatamente e approfondisce nel dettaglio quanto accaduto, adottando se necessario misure correttive. Casati chiede quindi se Regione Lombardia effettua un monitoraggio sistematico su tutte le strutture private accreditate che utilizzano personale tramite cooperative o servizi di gettonisti per la copertura dei turni diurni e/o notturni, sulla tipologia dei servizi esternalizzati e sulla loro incidenza rispetto al personale dipendente stabilmente in servizio. Un altro punto riguarda le iniziative che la Regione intende assumere per introdurre e rafforzare verifiche costanti, anche tramite le ATS, al fine di garantire che non si ripetano problemi come quelli emersi a Milano.

“Occorre garantire che non si ripetano in altre strutture criticità come quelle emerse al San Raffaele – dice Casati -, anche valutando la definizione di limiti più stringenti sull’utilizzo di personale esterno, soprattutto nei reparti ad alta intensità assistenziale; non possiamo permettere che si gestiscano servizi sanitari mettendo al centro il mero profitto, minimizzando i costi e trascurando la valorizzazione del personale. Perché ci vanno di mezzo le persone malate, che hanno invece il diritto di essere curate in condizioni di sicurezza e con qualità in tutte le strutture sanitarie”.

“La Regione – conclude Casati -, deve rivendicare ed esercitare il suo proprio ruolo di regia, che si traduce in pianificazione e controllo, pilastri fondamentali per la garanzia di cure di qualità per tutti: la prima per orientare l’offerta e la presenza del privato convenzionato stabilendo quali prestazioni deve erogare secondo i bisogni di salute delle persone, la seconda per verificare che tutte le strutture rispettino gli standard di qualità necessari, a garanzia di un servizio adeguato”.