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Hassan (nome di fantasia) racconta gli stratagemmi dei colleghi per racimolare qualche euro in più. Ayman Bourrai (Nidil Cgil): “Le piattaforme incentivano la velocità per aumentare i guadagni alimentando forme di concorrenza sleale”. E tra i lavoratori cresce la tensione

Bergamo. L’E-bike sfreccia lungo via Baioni sulla corsia preferenziale delle biciclette, il rider in sella nemmeno pedala. Le auto in strada andranno sì e no a 50 km/h, ma non riescono a superarla. L’E-bike è truccata, non c’è dubbio. “In giro se ne vedono sempre di più”, racconta Hassan (nome di fantasia) rider di Bergamo che per evitare problemi chiede di mantenere l’anonimato. “Negli ultimi tempi ci sono stati diversi screzi tra i rider in regola e quelli che non lo sono”, spiega Ayman Bourrai, sindacalista Nidil-Cgil che segue questi lavoratori, ancora oggi costretti a barcamenarsi tra regole poco chiare, pagamenti incerti e diritti inadeguati.

Hassan accetta di parlare, a patto che il suo volto venga oscurato e la sua voce camuffata. Con parole semplici, spiega ciò che vede ogni giorno. “Le E-bike truccate vanno più veloci, quindi fanno più consegne. Le fanno anche in zone più lontane”, inaccessibili a chi ha una bicicletta normale come la sua. Morale: “Io che sono in regola guadagno molto meno rispetto a chi non lo è”.

Le E-bike truccate sono bici elettriche che possono arrivare tranquillamente a 50-60 km/h, senza che il conducente debba muovere un muscolo. Proprio come un ciclomotore, solo che il rider in sella è sprovvisto di casco e assicurazione, con tutto ciò che ne consegue anche in termini di sicurezza.

Nei giorni scorsi, Polizia Locale e Stradale hanno effettuato dei controlli sulle E-bike: più di una è risultata “truccata” e sono scattate le sanzioni previste per legge. Tra i più assidui utilizzatori di questi veicoli ci sono proprio i rider, che cercano di ridurre i tempi di consegna per racimolare qualche euro in più. Secondo Hassan, i colleghi che utilizzano questi mezzi modificati sono davvero tanti: “Almeno il quaranta per cento – stima -, forse di più”.

C’è poi il fenomeno dei multipli account: rider che usano doppi o tripli profili, usando documenti di ragazzi che fanno altri lavori a cui viene presa in prestito o addirittura sottratta l’identità. “Sempre nell’ottica di prendere più ordini – precisa Hassan -. Chi è in regola come me spesso resta fermo, mentre gli altri sono in giro che lavorano”. “Gran parte delle responsabilità – conclude Ayman Bourrai di Nidil Cgil – sono anche delle piattaforme digitali, che sempre di più, attraverso l’algoritmo, incentivano la velocità e l’evasione degli ordini nel minor tempo possibile per aumentare i loro guadagni, alimentando forme di concorrenza sleale”. E rischiando, in fin dei conti, di fomentare una guerra tra poveri.

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