Il principino è diventato regale: De Ketelaere è l’anima della nuova Atalanta
La voglia di incidere, di prendersi responsabilità quanto conta, sentirsi addosso il nerazzurro: il belga è rinato con Palladino. E nelle notti europee si esalta: 6 gol e 7 assist in 15 presenze con la Dea
Bergamo. Una vita a tinte nerazzurre. Quelle del Club Brugge, il club in cui è cresciuto, massimo rappresentante della sua città di nascita. E poi quelle dell’Atalanta, la squadra che lo ha fatto tornare grande, che lo sta consacrando mai come in questo periodo, con cui ha raggiunto le 118 presenze. Ne mancano ancora un paio, poi Charles De Ketelaere raggiungerà quota 120, eguagliando i gettoni collezionati con il suo Brugge.
“Suo”, sì, perché Charles avrà per sempre un rapporto speciale con chi lo ha fatto diventare un calciatore professionista. Ma è a Bergamo che il classe 2001 sta diventando sempre più forte, sempre più regale. Da principino a re, brillando nelle notti più belle e più sentite, quelle europee. Gol e assist a Francoforte, gol e assist al Chelsea. Due volte consecutive man of the match: li ha aggiunti al pallone stellato che gli è stato assegnato dopo il pokerissimo allo Sturm Graz lo scorso gennaio.
Uomo di gala, sin dal suo arrivo a Bergamo: in 15 partite con l’Atalanta in Champions League, ha segnato 6 gol e consegnato 7 assist. Praticamente entra in un’azione da gol a partita. E c’è anche il rigore di Marsiglia sbagliato sullo 0-0 di cui tenere conto, che avrebbe alzato ulteriormente la sua media.
Parola chiave? “Libertà”. È ciò che RaffaelePalladino gli vuole dare, per metterlo a suo agio il più possibile per poter esprimere le proprie qualità. Gasperini gli chiedeva di stare più vicino alla porta, Juric gli chiedeva un lavoro diverso, l’attuale tecnico nerazzurro gli ha invece consegnato le chiavi del gioco offensivo. Come dire “vai, cercati la posizione, chiedi la palla, fai la differenza”.
La zona di partenza è sempre la stessa, sul lato destro dell’attacco, ma ben dentro al campo, con la possibilità di rientrare sul sinistro e calciare o andare al cross sul destro. Che è il piede debole solo per modo di dire: la traiettoria disegnata per mettere il pallone sulla testa di Scamacca per l’1-1 contro il Chelsea parla da sé. E anche il 2-1 non lo ha segnato con il mancino: i difensori Blues lo aspettavano da quel lato, lui li ha sorpresi anticipando la conclusione col destro.

Forse è questo il passo avanti più grande che il classe 2001 ha fatto nel corso dei mesi, lavorando intensamente ogni giorno a Zingonia: gli ha permesso di aggiungere imprevedibilità. E si pensi all’assist per Lookman a Francoforte, anche in quel caso pennellato con il piede (teoricamente) meno forte e meno naturale.
D’altronde uno dei concetti che Palladino ha voluto trasmettere alla squadra sin dal giorno uno lo ha svelato Marten de Roon: “Ci chiede di non aver paura di sbagliare, perché poi si è molto più pericolosi”. E De Ketelaere lo ha preso alla lettera, assumendosi più rischi. “È uno che anche se sbaglia, continua con lo stesso carattere, che non si tira indietro”, poi il resto lo fa quel talento che fa “impazzire” il tecnico nerazzurro. Citando alla lettera.
Il nuovo tecnico ha preso Charles sotto la sua ala dal primo giorno: lo ha sempre schierato titolare in ogni partita, non ha mai voluto fare a meno di lui. Ha ammesso di “riconoscersi” nel suo numero 17, di avergli “raccontato del mio passato da calciatore e di cosa Gasperini chiedeva a noi attaccanti, ho vissuto quelle cose e cerco di trasmetterle ai ragazzi di oggi”.
Insegnamenti che CdK ha assorbito in breve tempo: “Agisco nella stessa zona, ma il mister mi chiede cose diverse e mi sento bene in quello che faccio”. La parola chiave? “Responsabilità: me la sento addosso e per questo quando sono stato sostituito a Verona ero nervoso. Per tutta la squadra”.
Palladino stesso lo ha identificato come uno dei leader della squadra: “Magari parla poco, ma in campo si fa sentire”. In questo momento è più di chiunque altro l’anima della squadra, il porto sicuro a cui consegnare il pallone nei momenti di difficoltà. Colui che con un’apertura, un dribbling, un passaggio anticipato accende la squadra. Sì, il principino sta diventando sempre più regale.










