Giustizia, il Comitato per il sì dell’Unione Camere Penali: “Riforma culturale per un processo più giusto”
Il presidente Enrico Pelillo: “La separazione delle carriere garantisce la terzietà e l’imparzialità del giudice ed è un tema trasversale, non è né di destra né di sinistra”
Bergamo. “Una giustizia più giusta, terza e credibile”. Con questo slogan il Comitato dell’Unione Camere Penali di Bergamo per il sì si schiera a favore della revisione dell’ordinamento giudiziario. In conferenza stampa, il presidente bergamasco Enrico Pelillo, la presidente dell’Unione Camere Penali della Lombardia Orientale Maria Luisa Crotti e il rappresentante della giunta Andrea Cavaliere hanno illustrato le ragioni del loro sostegno a quella che definiscono una riforma “epocale”.
Prima di entrare nel merito, tengono però a sottolineare la natura trasversale del tema: “Non è né di destra né di sinistra, né pro né contro il governo, né a favore né contro la magistratura. Si tratta di una riforma culturale i cui effetti si vedranno nel medio-lungo periodo”.
Pelillo ricorda come gli avvocati penalisti siano “da sempre alla ricerca del giusto processo. Per questo crediamo nella separazione delle carriere, che garantisce la terzietà e l’imparzialità del giudice. È un modello già adottato nella maggior parte dei sistemi giudiziari europei e internazionali, mentre l’unicità delle funzioni, tipica dell’Italia e di pochi altri Paesi come Turchia, Bulgaria e Romania, è caratteristica dei governi autoritari”.
Per Cavaliere, la riforma non rappresenta alcun rischio: “Garantisce un cambiamento culturale e un processo più giusto. Non è un pericolo per la democrazia italiana: nei Paesi dove esiste la separazione delle carriere la situazione politica è stabile. L’articolo 104 della Costituzione resterà un faro, quindi non c’è motivo di temere che il pubblico ministero possa essere asservito al potere politico”.
Crotti si concentra invece sul Csm, ricordando che “non è un organo di rappresentanza ma di garanzia, con funzioni di alta amministrazione, anche se non immune dalle correnti interne”. Se vincesse il sì, verrebbero istituiti due Csm distinti, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. La novità principale sarebbe l’elezione tramite sorteggio di tutti i membri, così da superare “le logiche del correntismo che condizionano nomine e carriere”.
Un’altra innovazione riguarderebbe la disciplina: oggi se ne occupa un’apposita sezione del Csm, mentre la riforma prevede la nascita dell’Alta Corte disciplinare, autonoma e indipendente, con componenti selezionati per sorteggio e in parte nominati dal Presidente della Repubblica. “Questo garantirà terzietà e trasparenza nella valutazione delle responsabilità dei magistrati – sottolinea Crotti -. Basti pensare che tra il 2015 e il 2024 il 93% delle azioni disciplinari contro i magistrati è stato archiviato”.
Alla conferenza ha portato il suo saluto anche l’avvocato Giulio Marchesi, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo, non intervenuto a nome dell’Ordine — che rimane super partes — ma esprimendo la propria opinione personale: “Trovo più convincenti le ragioni del sì. L’obiettivo è ristabilire le giuste proporzioni nella magistratura. Appoggiare la riforma non significa essere filogovernativi: abbiamo proclamato tre astensioni sul tema carcerario e due sui decreti sicurezza. L’unico fronte comune è la separazione delle carriere”.
Il Comitato per il sì dell’Unione delle Camere Penali di Bergamo, come gli altri 128 a livello nazionale, organizzerà banchetti informativi aperti ai cittadini. Il primo appuntamento in città è previsto per il 22 dicembre.


