La lettera di Luca Andreini al giornalista bergamasco, drammaticamente scomparso 3 anni fa, il 6 dicembre 2022, a soli 50 anni
Robi manca. Non in modo drammatico, non con quei vuoti che diventano retorica: manca nelle piccole cose, quando servirebbe qualcuno che ti rimette a fuoco la prospettiva con due parole e zero fronzoli. Era fatto così: niente pose, niente eroismi. Un senso della misura che oggi, per chi gli è stato vicino, è diventato quasi una bussola.
Robi aveva un modo semplice di stare al mondo: guardare i fatti, capirli davvero, e solo dopo dire la sua. Non mescolava affetto e indulgenza, non confondeva vicinanza e compiacenza. Ti ascoltava per intero, poi ti diceva la verità nuda — a volte scomoda, quasi sempre utile. È questo che manca più di tutto: la sua onestà operativa, quella che non faceva rumore ma organizzava le giornate.
C’era anche un’altra cosa: la lealtà. Robi era uno che stava dove diceva di stare. Non cambiava posizione a seconda del vento, non riscriveva i fatti il giorno dopo. Era affidabile in un modo molto poco celebrativo: faceva ciò che andava fatto, in tempo, bene, senza cercare riconoscimenti. Oggi sembra un valore antico, invece è semplicemente raro.
Chi ha lavorato con lui ricorda bene alcune sue inchieste, quelle in cui entrava nel calcio non per raccontarne la superficie ma le fratture interne: i bilanci che non tenevano, le operazioni opache, le storie che mostravano la distanza tra il racconto ufficiale e la realtà. Non si fermava alle versioni comode. Non gli interessavano. Lavorava come uno che non cercava di avere ragione: cercava la verità, punto.
Se chi gli vuole bene sente la mancanza, è soprattutto perché quel modo di stare nelle cose non lo si improvvisa. È un’eredità che non si appende al muro: o la porti avanti, o la perdi. E in questo senso Robi c’è ancora. Non come presenza — quella, ovviamente, non torna — ma come criterio: il richiamo costante a essere più dritti, più chiari, più seri.
Divorava giornali. E soprattutto libri. Ne scrisse pure due: il romanzo Il tesoro della Dea, dedicato alla “sua” Atalanta, e Le voci della domenica, appassionato omaggio alla radiocronaca sportiva, per scrivere il quale aveva archiviato qualcosa come cinquemila documenti. Il suo capolavoro.
Non serve aggiungere molto altro. Il punto è che Robi manca, sì. Ma continua a funzionare come riferimento. E questo, per chi resta, vale più di qualsiasi presenza fisica.
Quanta roba che sono in grado di lasciare le Persone.