Bergamo
|Tribunale di Bergamo, insediato Vito Di Vita: elogio corale per il nuovo presidente, “uomo di grandi fatti e poche parole”
Commozione durante la cerimonia di insediamento nel ricordare l’amico e collega Stefano Storto, scomparso a 61 anni lo scorso 17 novembre
Bergamo. L’uomo giusto, al posto giusto, nel momento giusto. Venerdì 5 dicembre, nell’aula della Corte d’Assise del palazzo di giustizia di via Borfuro, si è svolta la cerimonia di insediamento di Vito Di Vita come nuovo presidente del Tribunale di Bergamo.
Una figura, quella di Di Vita, capace di mettere tutti d’accordo: eletto con voto unanime dal Consiglio Superiore della Magistratura, ha ricevuto parole di elogio dall’avvocatura, dalla procura, dai colleghi giudici e dal personale amministrativo.
Maria Luisa Mazzola, consigliera del Csm e già giudice della sezione gip/gup del Tribunale di Bergamo, ha esordito: “Parlare di Vito di Vita per me è semplice, dato che lo conosco da anni, ed è difficile per la stessa ragione. Ho una grande stima di questo magistrato scrupoloso, attento, generoso, una persona che ha la cultura del fare, rispettoso delle parti, dei colleghi e del foro. Quando nel 2008 sono arrivata a Bergamo lui mi ha messo a disposizione la sua esperienza perché è un uomo molto attento alle esigenze degli altri. Anche come presidente della sezione gip/gup non ha mai approfittato della sua posizione, si è sempre offerto di fare turni anche in periodi scomodi e impegnativi”.
Accanto a lei i consiglieri Felice Giuffrè e Dario Scaletta, che hanno ribadito il pieno sostegno del Csm al nuovo presidente: “La nostra nomina va incontro alla necessità di efficienza alla quale puntiamo per abbattere i tempi della giustizia”.
Anche l’avvocatura ha applaudito la scelta. Giulio Marchesi, presidente dell’Ordine degli avvocati di Bergamo, ha affermato: “Nominando Vito Di Vita il Csm ha fatto una scelta che premia la magistratura bergamasca, perché lui conosce perfettamente questa realtà. È una persona di poche parole e di molti fatti”.
Il procuratore Maurizio Romanelli ha ricordato le difficoltà del momento: “Non è un periodo facile per l’esercizio della giurisdizione autonoma e indipendente, per questo è bene che ci sia un presidente del tribunale in una realtà importante come la nostra. Personalmente ho apprezzato le capacità organizzative di Di Vita, la sua voglia di ascoltare e di capire pur nell’assoluta e scontata autonomia e indipendenza rispetto alla Procura”.
Anche il procuratore generale della Corte d’Appello di Brescia, Domenico Chiaro, già pm a Bergamo e amico fraterno di Di Vita, insieme alla pm Maria Cristina Rota, ha sottolineato le doti organizzative e la capacità di risolvere i problemi del neo presidente. Il procuratore generale Guido Rispoli e la presidente della Corte d’Appello di Brescia Giovanna Di Rosa hanno espresso apprezzamento per la partecipazione unanime e il sostegno corale dimostrati nei confronti del nuovo presidente.
Visibilmente emozionato, Di Vita ha preso la parola per ultimo, rinnovando il suo impegno e ringraziando chi lo ha sostenuto da sempre, in primis la moglie Cinzia e i figli Francesca e Federico. Non ha trattenuto la commozione ricordando il collega e amico Stefano Storto, scomparso lo scorso 17 novembre a 61 anni dopo una lunga malattia “che lui non ha mai fatto pesare a nessuno. Insieme avevamo coltivato una bella illusione, consapevoli che lo fosse, specialmente dall’inizio di quest’anno. Lui aveva fatto domanda per diventare presidente della sezione gip/gup, io sarei diventato presidente del tribunale. L’ho dovuto costringere a smettere di lavorare perché non era giusto che stesse qui quando la sua famiglia aveva bisogno di lui. Grande amico e grande uomo, eccellente magistrato, che non aveva remore ad affermare i suoi principi”.
Poi ha aggiunto: “Sono onorato di questo incarico, che mi dà tanta responsabilità, e spero di non deludervi. Mi dispiace lasciare il penale, che mi ha dato tante soddisfazioni per 34 anni. Passo con un po’ di paura al settore civile, in cui lo Stato arriva in aiuto del cittadino: dovranno quindi cambiare le mie attività, il mio modo di pensare e di risolvere i problemi”.
Quanto ai programmi della nuova presidenza, ha annunciato “un’interlocuzione intensa con pubblico ministero e avvocatura, ma anche una sentita semplificazione delle procedure interne”.
Sulla separazione delle carriere, Di Vita ha osservato che “senza dubbio andrà a influire a livello centrale ma certamente non nelle aule di giustizia, perché chi sa fare il proprio lavoro sa distaccarsi dall’amicizia”, portando un esempio riguardante l’amico Chiaro: “Io in aula, in 35 anni, ho perso le staffe solamente due volte. In una di queste stavamo affrontando un processo complicato, c’era una grande tensione, ho sospeso l’udienza e sono uscito dall’aula. Ho dovuto prendere un calmante perché mi tremavano perfino le mani. Chiaro era il pm ed era diventato tutto rosso. Non è passata nemmeno una settimana che ci siamo incontrati in corridoio e la prima cosa che abbiamo fatto è stata andare a prenderci un caffè insieme. Questo per ribadire che chi offre con deontologia il proprio servizio non si piega in aula a sentimenti di amicizia con il giudicante o con il requirente”.
Il profilo professionale
Vito Di Vita, 64 anni, siciliano, magistrato dall’1 ottobre 1991, ha svolto l’intero percorso professionale a Bergamo dopo il tirocinio a Milano. Dal 1992 ha ricoperto numerosi incarichi: giudice, gip, componente del collegio dibattimentale e giudice a latere della Corte d’Assise. Ha fatto parte del Tribunale del Riesame, allora competente anche sulle misure personali e reali.
Nel 1995 è passato alle funzioni di gip e gup, ruolo mantenuto fino al 2007, anni nei quali ha coordinato l’attività della sezione, di fatto come vice presidente. Nel 2017 è rientrato nel collegio penale, presiedendo uno dei tre collegi e il Riesame. Il 19 ottobre 2017 ha assunto la guida della sezione gip/gup, incarico confermato per due mandati nel 2021 e nel 2023. Oggi è alla settima valutazione di professionalità, il massimo previsto.
Negli anni ha svolto funzioni di vicario del presidente del Tribunale, ha collaborato alla gestione dell’ufficio del Giudice di Pace — segnato da gravi carenze di personale e spazi — e si è occupato di bandi interni, assegnazione dei magistrati, gestione dei turni, ferie e carichi di lavoro. Ha fatto parte del Consiglio giudiziario, della Commissione tributaria e del Nucleo di supporto all’Agenzia per i beni sequestrati alla criminalità organizzata.






