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Carrara, i 3 esposti del conte: “Alla città raccontano un museo diverso dalla realtà”. Gandi: “La sua battaglia privata”

Acceso botta e risposta tra la famiglia Piccinelli, “vicina di casa” della pinacoteca, e l’amministrazione comunale, dopo l’annuncio di nuovi guai giudiziari per l’architetto che si è occupato dei lavori

Acceso botta e risposta tra il conte Piero Piccinelli e l’amministrazione comunale di Bergamo dopo il comunicato stampa della famiglia, “vicina di casa” dell’Accademia Carrara, che annuncia la citazione a giudizio dell’architetto Antonio Ravalli per reati edilizi e paesaggistici. Il professionista ferrarese, premiato per l’ampliamento del museo, è accusato anche di falso ideologico per il caso dei rendering “farlocchi”, segnalato ancora una volta da Piccinelli.

In Procura sono stati depositati tre esposti. L’ultimo, ancora al vaglio dei pubblici ministeri, “presenta elementi tecnici approfonditi che confermano e aggravano quanto già segnalato sulle opere realizzate nel giardino dell’Accademia Carrara”, sostiene il legale che assiste la famiglia, Rocco Gargano. “Ci affidiamo all’Autorità giudiziaria”, scrive la famiglia, spiegando alla cittadinanza i motivi delle sue azioni.

Il primo nodo riguarda la discrepanza tra simulazioni e realtà del nuovo progetto: nelle immagini appariva discreto e immerso nel verde, mentre oggi il volume sarebbe “massiccio e prepotente”, privo delle barriere verdi promesse. Dove c’era un pendio alberato, osservano i Piccinelli, ora compaiono “superfici cementificate, terrazze e plateatici”, trasformando il luogo in un “piazzale commerciale” affacciato su un’area residenziale vincolata.

Un capitolo è dedicato alla “caffetteria museale” della Carrara, presentata come piccolo salotto culturale e diventata, secondo loro, un locale commerciale di 940 mq con accesso autonomo e attività fino alla sera e alla notte, su terreni vincolati e in un punto dove il Pgt vieta locali notturni. Il museo finirebbe così per fare da scenografia a feste, matrimoni e dj set; il giardino, pensato come estensione silenziosa delle sale, diventerebbe un palcoscenico illuminato e rumoroso, a ridosso delle abitazioni.

E ancora: “Davvero era necessario consumare suolo così pregiato per ottenere un percorso museale ‘circolare’?”, domandano i Piccinelli. A loro avviso la circolarità si poteva ottenere all’interno, senza costruire nuovi volumi in un giardino storico. Dubitano inoltre che il problema fosse l’accessibilità della pinacoteca – “già adeguata” dopo il restauro del 2015 – ma ipotizzano, piuttosto, quella “del nuovo locale commerciale”.

“Dove dovrebbero prevalere bellezza del paesaggio, storia dei luoghi e valore monumentale dell’Accademia, “è stato messo al centro un bistrot, un grande volume esterno, un sistema di luci e plateatici”. Una “scala dei valori capovolta”, in cui “non è più il locale ad adeguarsi al contesto, ma il contesto a essere sacrificato alle esigenze del locale”. In parallelo denunciano “un’inversione dell’interesse pubblico”, che dovrebbe tutelare salute dei residenti, qualità della vita, diritto al riposo e luoghi unici da trasmettere “integri” alle generazioni future. “Invece vediamo prevalere, di fatto, l’interesse privato. Non è questo il lascito che ci aspetteremmo da ‘Bergamo Capitale della Cultura’”.

Il comunicato si chiude così: “Non siamo contro l’Accademia Carrara. Proprio perché la stimiamo e le vogliamo bene, ci opponiamo a un’operazione che, a nostro giudizio, la snatura. Per tutto questo abbiamo ritenuto necessario rivolgerci alla magistratura. Alla città chiediamo, almeno, di non voltarsi dall’altra parte e di aprire un confronto serio e non di facciata su ciò che è stato fatto”.

Carrara: ‘No comment’. Affondo del Comune

Se i vertici del museo, contattati, glissano ancora una volta l’argomento, a rispondere per le rime è il vicesindaco di Bergamo, nonché assessore alla Cultura Sergio Gandi: “La famiglia Piccinelli sembra non accettare che in una via, che evidentemente considera di sua esclusiva pertinenza benché vi sorga una delle più importanti istituzioni culturali della città, vi sia un servizio funzionale all’attività del museo che ospita persone nel corso della giornata ed anche la sera. Mai, diversamente da quanto si legge nel comunicato, la notte”.

Secondo Gandi, la faccenda sarebbe nient’altro che questa: “L’asserita poca distanza del bistrot dalle finestre (‘le loro finestre’, rimarca), la salute e il diritto al riposo che sarebbero a rischio (‘la loro salute e il loro riposo’)”. Non sarebbe il bistrot in sé il problema, ma “solo il fatto che è collocato, a loro avviso, ‘nel posto sbagliato’”.

Il vicesindaco chiarisce: “È legittimo che qualcuno che si senta leso nei propri diritti imbastisca iniziative giudiziali”. E ci mancherebbe. “Quello che non è accettabile è che una battaglia del tutto privata venga ammantata di iperboli e considerazioni tali da giungere alla definizione dello spazio esterno del Museo come ‘una violenza ai luoghi e alla convivenza civile’, e che si utilizzino immagini caricaturali (la ‘succursale di Las Vegas’, il ‘locale serale e notturno’, il ‘parco commerciale all’aperto’, come riportato nel comunicato integrale ndr). Immagini “distanti dalla realtà – secondo Gandi – come chi ha frequentato quel luogo ben sa”.

“Attendiamo con piena fiducia la magistratura – conclude il vicesindaco di Palafrizzoni -, ma non possiamo accettare che qualcuno abbia già emesso la sentenza, dando per certo il fatto che le sue pretese denunce siano, solo perché da lui formulate, fondate. Nel comunicato si dice ‘noi non siamo contro la Carrara’: eppure quello che si vede è una continua, consapevole e voluta lesione dell’immagine dell’Accademia, una delle più prestigiose pinacoteche italiane che ha ricevuto pochi mesi fa, per l’ampliamento e valorizzazione del Museo, il Premio Italiano di Architettura 2025 per il ‘Miglior Edificio’ dell’ultimo triennio”. Meglio non ricordarlo al conte, però.